La spia che amava l’Islam

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La spia che amava l’Islam

04 Maggio 2009

Alistair Crooke è stato per trent’anni una spia dell’M16 in Medio Oriente. Aveva il compito di proteggere l’Occidente dal terrorismo. In realtà è sceso a patti con l’islamismo e adesso vuole anche difenderlo. Ormai va di moda “tendere la mano” e che i governi occidentali tramino da anni sottobanco con il nemico sembra un fatto assodato. Ma la vicenda umana dell’ex agente segreto Crooke va oltre, sfociando in una piena legittimazione culturale del jihadismo.

Il “Conflicts Forum” di Crooke ha un messaggio accattivante, creare “nuove relazioni tra l’Occidente e il mondo musulmano”. Ci vuole rispetto per il punto di vista altrui e se l’Iran mostra di essere pronto a dialogare l’Occidente non possiamo sempre rispondergli “a che punto è il vostro programma nucleare?”. All’inizio degli anni Ottanta, il genere di relazioni intrattenute da Crooke verso il mondo islamico era vendere armi ai jihadisti afghani che si battevano contro l’esercito sovietico.    

Attratto dallo studio dei movimenti islamisti moderni, dalla politica palestinese, dal risveglio delle filosofie islamiche medievali, la spia che amava l’Islam(ismo) ha scritto un libro intitolato “Resistenza: l’essenza della Rivoluzione islamista”. Quella fondamentalista sarebbe una “resistenza metafisica”: il mondo islamico si sta difendendo dalla visione dell’individuo e delle società che abbiamo creato nell’Occidente capitalista. Dobbiamo comprendere gli islamisti, aiutarli, e magari accompagnarli nella loro opera di distruzione.

Per sostenere la sua critica della civiltà occidentale (e il suo antiamericanismo), Crooke adopera i numi tutelari del disincanto post-illumista europeo del secondo Novecento, Adorno e Horkheimer in testa. Il dialogo, la pazienza, la diplomazia, e adesso anche i rottami della Scuola di Francoforte, sono tutte frecce all’arco degli occidentalisti. Ma è meglio non fidarsi di una spia che flirtava con Arafat e ora sta dalla parte di Hamas.