Home News La spina nel fianco dei centristi si chiama Ferrara

La spina nel fianco dei centristi si chiama Ferrara

0
60

I piccoli partitini di centro ex democristiani sono costretti al centro come in un angolo. Non è stata una loro scelta strategica, né questa collocazione è frutto di un disegno culturale di ampio respiro. Anche eventuali – e assolutamente necessari, per loro – accorpamenti o unificazioni tra Rosabianca, Udc ed Udeur, avrebbero comunque il sapore del darsi una mano tra reduci, dell’aiutarsi a cercare un mezzo di fortuna da parte di chi ha perso il treno, della volontà di rimanere legati ad una identità passata per lucrare una supposta rendita di posizione. Il colore “bianco”, lo scudo crociato, il campanile sono tutti simboli che si rifanno alla democrazia cristiana, al popolarismo delle autonomie locali e, più in generale, al cattolicesimo popolare. Ma è proprio questo il punto oggi di maggiore debolezza. Forme molto diffuse di cattolicesimo popolare – che è qualcosa di diverso dal cattolicesimo democratico – si trovano anche ed in gran numero in altri partiti, soprattutto nel Pdl. Casini ha affermato che il suo partito punta sull’identità cristiana e sui temi etici. Ma ambedue questi valori sono molto cari anche ad altre compagini del centrodestra e in particolare al Pdl in via di costituzione. Non solo quindi dal punto di vista elettorale e politico, ma anche da quello della strategia culturale, i partitini di centro sono ridotti in angolo.

Non si sa ancora se partirà la lista per la moratoria per l’aborto di Giuliano Ferrara, ma se partirà sarà un ulteriore danno per i partiti ex democristiani. Proprio ad essi la lista per la moratoria procurerebbe i guai peggiori, che come sempre sono quelli qualitativi, relativi alla propria identità. Casini e Mastella hanno sempre pensato di costituire una garanzia a tutela della famiglia e della bioetica ed in parte ciò è avvenuto, pur tra molte contraddizioni. Mastella, per esempio, si era dichiarato pronto ad uscire dal governo nel caso fosse stato approvato il pacchetto-sicurezza che conteneva la famosa mozione antiomofobia inserita furtivamente nel testo originario, senza essersi chiesto prima, però, che altro ci fosse da aspettarsi da un governo con quelle premesse culturali. Ammesso che quei partiti abbiano rappresentato un argine alle derive relativistiche in materia di famiglia e di bioetica, bisogna però riconoscere che non hanno abbondato in decisione e coraggio, non hanno mai intrapreso delle battaglie culturali su questi temi, sono stati sempre piuttosto tiepidi, agendo di rimessa e non per propria iniziativa, stoppando qualche palla dell’avversario ma non andando mai all’attacco. E su questo hanno costruito una presunta rendita di posizione, che ora sia il Pdl sia la lista per la moratoria stanno togliendo loro. Non è detto che il Movimento per la Vita di Carlo Casini faccia ancora riferimento all’Udc, né il Forum delle Associazioni famigliari. Non c’è motivo per cui il popolo del Family Day segua in politica Savino Pezzotta. Vada o non vada, la lista per la moratoria ha un carattere di battaglia culturale che i presunti tutori di questi valori, ossia i partitini di centro ex democristiani, non hanno mai messo in piedi. %3C/p>

Se poi la lista per la moratoria per l’aborto trovasse un accorpamento dentro il Pdl, come in questo momento sembra improbabile ma non ancora impossibile, lo schiacciamento dei partitini ex democristiani sarebbe ancora più netto. E ancora una volta non mi riferisco tanto ad uno schiacciamento elettorale, ma culturale e di prospettiva politica. Si comprendono le motivazioni che sembrano ostare questo accorpamento: un unico partito collegato solo con partiti territoriali come la Lega o il Movimento autonomista siciliano non può poi accoglierne altri se non rinnegando questa sua vocazione maggioritaria. Però nel caso della lista per la moratoria si tratterebbe non di un partito ma di una lista “single issue”, monotematica. Perché la distinzione “territoriale” non andrebbe allargata anche ad una “territorialità culturale”, cioè ad una lista che si installa non in una regione ma su un tema, per di più un tema importante per la cultura del Pdl?

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here