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La stampa tedesca all’attacco dei sindacati sul caso Alitalia

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La stampa tedesca punta il dito sulle responsabilità dei sindacati Alitalia. E un editoriale della Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) di martedì descrive con toni drasticamente impietosi la storica incapacità di autocritica dei sindacati di casa nostra. A partire da titolo e sottotitolo, che tradotti suonano suppergiù così: "La colpa è sempre solo degli altri. Anche di fronte al collasso della propria compagnia aerea, i sindacati Alitalia non sono capaci di autocritica".

Vista l’autorevolezza della fonte, vale la pena di spendere qualche parola sul perché di questo attacco frontale, che arriva all’indomani di un incontro dei sindacati Alitalia con la stampa estera in Italia. Incapacità di capire le dinamiche italiane? Ingenuità? Approssimazione? Difficile da credere, visto che proprio in Germania sui sindacati la sanno parecchio lunga.

Da lunghissimi decenni, le parti sociali siedono infatti nei consigli di sorveglianza delle società tedesche. Non appena queste superano una certa “taglia”, nei board fanno ingresso i sindacalisti, che della “Mitbestimmung”, la partecipazione alla direzione delle società, hanno fatto un loro elemento caratteristico. Non che la cosa sia priva di problemi. Nel corso del tempo, si è per esempio visto come la presenza di rappresentanti dei lavoratori non ha per nulla risolto problemi di vigilanza. Gli scandali Volkswagen e Siemens non sono che alcuni dei più vistosi esempi di corruzione e inefficienza da parte dei sindacati stessi.

I sindacati tedeschi, poi, conducono una intensa attività di lobbying anche al di fuori delle aziende, come dimostrano le condizioni di favore che di recente sono riusciti a strappare sugli aumenti contrattuali in vari settori, o il braccio di ferro sulla privatizzazione parziale delle ferrovie.

Per tacere delle “mode” e degli stilemi lanciate dai sindacati. Il quasi-pensionato Michael Sommer, capo della DGB, l’organizzazione ombrello che riunisce sotto di sé le principali sigle tedesche, ha per esempio appena coniato il termine “Brutalkapitalismus” per etichettare il nuovo volto dell’economia tedesca. Ma non lo ha fatto dalle cancellate delle fabbriche, bensì standosene comodamente seduto in poltrona e ammantato in eleganti grisaglie, davanti a un sussiegoso intervistatore della Sueddeutsche.

I tedeschi, quindi, sui sindacati non parlano a vanvera. La FAZ, in particolare, ha finora mantenuto un atteggiamento equilibrato sull’intera vicenda Alitalia. Non ha cioè risparmiato critiche alle passate gestioni politiche – governative, ma anche provinciali e comunali - della compagnia di bandiera, e agli sprechi pazzeschi che sono andati via via crescendo nelle voci di bilancio.

Ma non ha nemmeno demonizzato l’intenzione di Berlusconi di tentare una cordata per salvare Alitalia dal commissariamento, e ha messo in guardia i propri lettori dal tentativo strisciante di rendere Berlusconi il capro espiatorio (il “Sündenbock”) per tutti i mali Alitalia.

La verità, molto probabilmente, è che i sindacati dovranno per forza di cose scendere dal piedistallo a cui si sono abituati, pena rovinose conseguenze per la compagnia e per la loro legittimazione tra gli iscritti. Sacrificare un capro espiatorio, questa volta, non servirà a niente.

V.G.

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1 COMMENT

  1. Ingenuità?I tedeschi hanno
    Ingenuità?I tedeschi hanno certamente i loro problemi con il sindacato,non a caso si parla da anni di crisi di un modello,ma sull’Alitalia non fanno che scoprire l’acqua calda,tanto sono evidenti le pazzie sindacali che,governi permettendo,compreso il governo Berlusconi,hanno ridotto la compagnia come è,a spese dei contribuenti.E perchè nessuno parla mai degli azionisti di minoranza che,con Alitalia si sono ritrovati ad avere niente in mano?

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