La Turchia si avvicina all’Iran e si allontana dall’Occidente

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La Turchia si avvicina all’Iran e si allontana dall’Occidente

29 Agosto 2008

Pregando nella Moschea Blu lo scorso venerdì (15 agosto, ndr), ebbi modo di vedere personalmente il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad mettere a segno il colpo vincente per la sua immagine internazionale.

Politicamente, la visita di Ahmadinejad non ha sostanzialmente prodotto molto: la tanto attesa firma del contratto multimiliardario per un nuovo gasdotto è stata infatti rimandata. Ma Ahmadinejad ha ottenuto qualcosa di altrettanto prezioso: la possibilità di esibire la propria figura, di corteggiare la popolarità e di sminuire pubblicamente gli Stati Uniti ed Israele.

Sono da lungo tempo affezionato alla Moschea Blu, poiché è il luogo dove per la prima volta recitai le mie preghiere del venerdì. Nel salone delle preghiere questa volta mi sono sentito a disagio al cospetto di Dio ma a fianco di Ahmadinejad, che aveva trasformato il rituale in uno spettacolo politico.

Abbandonando le consuetudini, che vogliono i capi di Stato mussulmani pregare ad Istanbul in una moschea più piccola e discreta, il governo ha concesso ad Ahmadinejad di pregare nella Moschea Blu, il simbolo per la Turchia dell’islam tollerante ottomano. Con il beneplacito delle autorità turche, Ahmadinejad ha inoltre permesso alla televisione iraniana di videoregistrarlo durante l’intera preghiera, violando la tradizione islamica che esige una silenziosa e intima comunione tra Dio ed i fedeli. Si è creato così tanto scompiglio intorno ad Ahmadinejad che l’imam ha dovuto rimproverare la congregazione. Nell’abbandonare la moschea, Ahmadinejad si è infine sporto dalla propria auto per incitare un gruppo di circa 300 persone a salmodiare “Morte a Israele! Morte all’America!”

Persino senza tener conto di quest’ultimo episodio di cattivo gusto, è opportuno rilevare come soltanto qualche anno fa una visita da parte di un leader appartenente ad un’autocrazia autoritaria e dichiaratamente anti occidentale avrebbe creato parecchie controversie in Turchia. Ma non oggi: il partito reggente di Giustizia e Sviluppo (AKP) non solo ha spalancato le porte della Moschea Blu ad Ahmadinejad, ma ha accettato il suo rifiuto a recarsi al mausoleo di Kemal Ataturk per rendere omaggio al fondatore della Turchia moderna e laica – una grave violazione al protocollo per qualsiasi visita ufficiale.

Nel 1996 l’allora presidente iraniano, Hashemi Rafsanjani, si rifiutò di visitare il mausoleo di Ataturk disconoscendo così l’identita della Turchia come Stato laico e filo occidentale. Ne seguì una forte reazione pubblica e critiche durissime verso l’Iran, e le relazioni diplomatiche si inasprirono. Qualche mese dopo, quando l’ambasciatore iraniano suggerì alla Turchia di reintrodurre la legge della Sharia, fu obbligato ad abbandonare il paese.

Questa volta invece l’AKP ha adottato una posizione differente, minimizzando l’incidente diplomatico. La sede dell’incontro è stata spostata dalla capitale, Ankara, ad Istanbul; e la visita ufficiale è stata rinominata “incontro lavorativo”. Ciononostante, personaggi politici di ogni tipo appartenenti all’AKP si sono precipitati ad Istanbul per incontrare il Presidente iraniano.

Il Ministro degli Esteri turco, Ali Babacan, ha chiesto al suo paese di ignorare l’alterigia iraniana e di “guardare al quadro generale”; ma è proprio il “quadro generale” ad essere così deprimente. Formulando l’invito ad Ahmadinejad, la Turchia – prima in assoluto ad aver agito in questo modo tra i paesi NATO e dell’Unione Europea – ha abbandonato i ranghi dell’Occidente. Ora non si potrà più considerare la Turchia un alleato affidabile a priori nella lotta contro Teheran.

In passato, la Turchia si era sempre schierata a fianco dell’Occidente, in particolar modo dopo la Rivoluzine Islamica iraniana del 1979 – dopotutto, Teheran aveva dato rifugio agli esuli del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che dalle nuove basi in Iran compiva sanguinosi attentati in Turchia. Tuttavia, sin dall’inizio della guerra in Iraq, l’Iran ha cambiato strategia per conquistare la fiducia della Turchia. Mentre gli Stati Uniti tergiversavano, l’Iran giunse persino a bombardare i rifugi del PKK nell’Iraq del nord.

Nel frattempo, da quando l’AKP ha preso il potere in Turchia nel 2002, gli incontri bilaterali sono aumentati esponenzialmente. La visita di Ahmadinejad è soltanto il coronamento di dozzine di altri viaggi compiuti precedentemente da rappresentanti ufficiali. Anche il commercio ha beneficiato della situazione, aumentando da circa 1.2 miliardi di fatturato nel 2002 sino a toccare oggi gli 8 miliardi. Anche se l’accordo non è stato formalizzato dai due paesi la settimana scorsa, gli investimenti della Turchia per un gasdotto da 3 miliardi e mezzo in Iran stanno comunque procedendo – e questo è un momento in cui l’Occidente ha adottato sanzioni economiche contro l’Iran per impedire che Teheran si possa dotare di un’arma nucleare. Se ci fossero ancora dubbi sui rapporti tra Iran e Turchia, basta guardare all’incontro della scorsa settimana: durante la visita di Ahmadinejad, i due paesi hanno stabilito che il 2009 sarà “l’anno della cultura turco-iraniana”, caratterizzato da incontri politici e scambi culturali per avvicinare ulteriormente le due nazioni.

La visita di Ahmadinejad ha anche evidenziato quello che sarà il futuro delle relazioni tra Turchia e Stati Uniti in merito alla situazione iraniana. Secondo un recente sondaggio svoltosi in Turchia, nel quale si è domandato come il paese dovrebbe reagire se l’America decidesse di attaccare l’Iran, solo il 4% degli intervistati crede che la Turchia dovrebbe appoggiare gli Stati Uniti, mentre il 33% sosterrebbe l’Iran ed il 63% opterebbe invece per la neutralità.

Mentre condividevo il luogo delle mie preghiere con Ahmadinejad, sotto la cupola divina della Moschea Blu, non ho potuto fare a meno di pensare a come la politica estera turca sia cambiata dal 2002. Prima di questa data, la Turchia sceglieva i suoi alleati in base a principi condivisi – democrazia, identità occidentale, laicismo politico e le caratteristiche di una società aperta –, che potevano rispecchiare l’anima del paese. Dal 1996, l’Iran non è certo diventato un paese filo occidentale, né una democrazia laica; ed i mullah di Tehran non hanno sicuramente accettato l’uguaglianza tra i sessi o altre caratteristiche di una società libera. Malgrado ciò, l’atteggiamento di Ankara verso Tehran è cambiato. In un futuro prossimo, la visita di Ahmadinejad ad Istanbul verrà ricordata come il punto di svolta in cui l’Occidente ha perso la Turchia, e la Turchia ha perso l’anima.

© Los Angeles Times

Traduzione Alia K. Nardini

Soner Cagaptay è senior fellow presso il Washington Institute for Near East Policy e visiting professor all’Università di Bahcesehir ad Istanbul.