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La “vague bleue” di Sarkozy

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sarko_3_1.jpg Nonostante ci si aspettasse una larga vittoria della destra, non si può che rimanere sorpresi dall’ampiezza del risultato ottenuto: con il circa il 43% dei suffragi, l’UMP ottiene il miglior risultato della V Repubblica, con oltre 60 candidati eletti sin dal primo turno (si prevede una maggioranza della destra parlamentare tra i 405 e i 445 seggi all’Assemblea nazionale).

Questo risultato conferma innanzitutto la tendenza delle istituzioni francesi ad una sempre maggiore bipolarizzazione del sistema politico, accentuata dalla riforma del quinquennato e, ancor più, dall’agenda elettorale: la decisione di far seguire immediatamente le elezioni legislative a quelle presidenziali , voluta dal governo Jospin e votata ad una larga maggioranza, ha come scopo dichiarato e risultato effettivo di dare al neo-presidente la maggioranza necessaria ad attuare le riforme ed evitare il riprodursi di coabitazioni.

Lo tsunami UMP risulta quindi dall’effetto amplificatore dell’elezione presidenziale, che si è sempre verificato in casi di consultazioni politiche immediatamente successive alle presidenziali, da quanto Mitterrrand ebbe l’intuizione geniale nel 1981 di sciogliere la camera per ottenere, sulla scia del risultato presidenziale, una maggioranza parlamentare. Inoltre, i francesi hanno in gran maggioranza confermato la loro scelta del 6 maggio, la quale era in larga misura l’approvazione di un progetto politico. La “vague bleue”, infine, è anche il frutto dell’unità raggiunta nella “maggioranza presidenziale”, che ha presentato candidati unici in quasi tutte le circoscrizioni. Un lavoro di ripartizioni al quale l’UMP aveva, nell’autunno precedente, dato la precedenza rispetto alla campagna presidenziale e che porta ora i suoi frutti.

A pagare gli effetti della bipolarizzazione del sistema politico sono innanzitutto l’estrema destra di Jean-Marie Le Pen (solamente sua figlia Marine passa al secondo turno), e il Modem (Movimento democratico) di Bayrou. In particolare, quest’ultimo, con circa il 7%, dei suffragi, può sperare di ottenere da 1 a 4 candidati, del tutto insufficienti rispetto ai 20 necessari alla formazione di un gruppo autonomo all’Assemblea nazionale. Queste due formazioni devono fare i conti con il sistema elettorale maggioritario, ma anche con l’alto tasso di astensione (circa il 40%) che rende più difficile il raggiungimento della soglia del 12,5% necessario per andare al secondo turno. Al contrario, il “nuovo centro”, il partito composto dagli ex UDF allineati a Sarkozy, con solo il 2% dei voti, ma potendo contare sull’accordo elettorale con l’UMP, avrà, secondo le proiezioni, i 20 deputati necessari all’autonomia in parlamento.

L’effetto trainante della presidenziale si fa sentire anche a sinistra, dove il Partito socialista, che arriva al 28,5%, non è riuscito a mobilitare il proprio elettorato e paga i frutti di una strategia essenzialmente difensiva. Il totale dei voti della “sinistra parlamentare” si aggira intorno al 34,6% e dovrebbe ottenere tra i 120 e i 160 seggi. Alla mancanza di progetto si aggiunge, in questo caso, la difficoltà a mobilitare l’elettorato tramite il tema del “voto utile” e dell’anti-Sarkozy, e l’accentuarsi delle divisioni interne. Testimone di queste ultime è il fatto che ieri sera alla sede del PS, fino all’ultimo momento, non si è saputo chi (Hollande, segretario del partito, o Royal, candidata alle presidenziali) avrebbe preso la parola per commentare i risultati. La controversia si è conclusa con un pareggio: entrambi si sono espressi davanti ai microfoni.

Eppure, per il Partito socialista l’occasione per modernizzarsi non è mai stata così concreta. In primo luogo, i partiti alla sua sinistra sono troppo deboli per metterlo in difficoltà: ciò rende la strategia d’unione della sinistra, riproposta come ricetta per limitare l’“ondata blu”, essenzialmente difensiva. In secondo luogo, il Modem non esce abbastanza forte da queste tornate elettorali per rappresentare nell’immediato un pericolo per i socialisti ed impedire loro di guardare al centro per rinnovarsi.

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