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La validità della cooperazione bancaria negli studi internazionali

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Dare risposte concrete ai bisogni di comunità in difficoltà per affrontare i cambiamenti sociali ed economici di un mercato sempre più aperto, competitivo e tecnologicamente avanzato ma in una fase ancora estremamente delicata per l’intero ciclo economico. E’ questa la funzione prioritaria della Cooperazione e, in essa, quella del Credito popolare che si realizza, come è dimostrato anche da importanti studi internazionali, attraverso il sostegno diretto all’economia reale grazie ai ritmi costanti di crescita degli impieghi verso le famiglie e le imprese, in particolare quelle piccole e medie. Una strada di progresso e inclusione, di crescita insieme economica e culturale, alla cui costruzione il sistema del Credito popolare sta contribuendo in maniera rilevante proprio grazie al radicamento e al legame con i forti valori di riferimento basati sulla solidità e sull’unità delle comunità stesse. Un contributo prezioso che viene naturale perché figlio di una lunga tradizione e dall’aver saputo attraversare i duri anni della crisi facendo di necessità virtù in una profonda ridefinizione strategica del sistema economico, tema, oggi, di grande popolarità. Il contributo delle banche cooperative ha dimostrato nei fatti una maggiore efficienza che, in ambito globale, è stata evidenziata e resa di dominio pubblico da una serie di autorevoli e molto interessanti studi scientifici che archiviano definitivamente e utilmente una serie di luoghi comuni del più recente passato.

Una prima analisi, condotta a livello europeo su un campione di banche cooperative e casse di risparmio (Efficiency in Cooperative Banks and Saving Banks: a stochastic frontier aprroach; C. Spulbar, M. Notoi e L. Anghel (2018)) mostra come le banche cooperative che si concentrano sull’attività tradizionale della concessione di prestiti siano più efficienti rispetto alle banche che hanno una quota inferiore di prestiti sul totale attivo, concludendo che le autorità preposte dovrebbero promuovere e incoraggiare fortemente l’attività delle banche cooperative, poiché applicano strategie di prestito a lungo termine in favore dell’economia reale.

L’indicazione è confermata anche da un altro studio dal titolo “Cost Efficiency of European Cooperative Banks” (M. Kuc, 2019) dove viene dimostrata la maggiore efficienza delle banche cooperative locali e di come possa essere controproducente per questi istituti una regolamentazione unica che non tenga adeguatamente conto della biodiversità presente all’interno del sistema bancario europeo. Un aspetto, quest’ultimo, di cui si dovrebbe tenere conto anche nell’applicazione della normativa sui requisiti di capitale e sulla ponderazione delle attività definite rischiose che, finora, vedeva penalizzati gli istituti maggiormente dediti ad una attività creditizia di tipo tradizionale e quindi con clientela composta prevalentemente di piccole e medie imprese e famiglie a scapito dei principali gruppi finanziari europei che, nel corso degli anni passati, hanno accumulato un eccesso di prodotti derivati e speculativi, classificati prima come a basso rischio, e di cui solo adesso la vigilanza europea sta chiedendo il conto (su tutti il caso della Deutsche Bank).

Quelli citati sono riscontri scientifici che trovano la loro ragion d’essere in un tessuto socio-economico dove la formula della cooperazione bancaria è riuscita a fare le fortune dell’economia reale in tutti i Paesi dai più avanzati alle nuove economie emergenti dell’est Europa e hanno avuto ampio riscontro anche nel nostro Paese quale argine alla desertificazione dei territori e stimolo alla ripresa delle economie più deboli.

*Segretario Generale, Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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