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La vendetta di Tabucchi

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Tra tutti quelli che in Italia hanno festeggiato l'arrivo dell'uragano Katrina su New Orleans e dintorni il più spudorato è stato senz'altro Antonio Tabucchi. Già il titolo del suo editoriale sull'Unità basta a dare il voltastomaco: «La vendetta di Katrina”! Viene subito da chiedersi cosa avrebbero fatto le migliaia di inermi cittadini, morti sotto la furia dell'urgano, o i milioni che hanno perso tutto nella devastazione che ne è seguita, per meritarsi simile vendetta. In realtà c'è un solo colpevole che interessa Tabucchi ed è George W. Bush, il resto non conta. Bush è colpevole di ogni nefandezza, dal surriscaldamento del pianeta ad Abu-Graib. In più il giorno prima dell'uragano era in vacanza e poi Condoleezza Rice era impegnata a comprarsi le scarpe, mentre Cheney era a caccia 'probabilmente grossa, dati i gusti del personaggio'. Insomma tutto il ciarpame giornalistico a disposizione del più bolso antiamericanismo da osteria.

Tabucchi inizia prendendosela con la stampa italiana (tutta in mano a Berlusconi) che a suo avviso sarebbe 'irritata' per il fatto che Katrina ha avuto il 'torto' di svelare la debolezza e l'incapacità del presidente americano. Ma quello che per la stampa succube è un 'torto' per Tabucchi è evidentemente un merito. Basta leggere quel poco di intelligibile dell'articolo per capire che Katrina ha fatto palpitare il suo cuore di gioia, ha suscitato in lui un tifo da ultras. Si riesce quasi a vederlo, davanti alle immagini della Cnn con un cappello da baseball calzato al contrario e una bottiglia di birra in mano, mentre urla alla televisione 'daje Katrina faje vedè chissei'.

Come potrebbe essere altrimenti, visto che Katrina «ha fatto capire a chi non lo aveva ancora capito che George. W. Bush è un signore dal cervello un po' rallentato e la sua amministrazione è una 'gang of croks and shits', come dicono gli americani, o una banda di stronzi, come si tradurrebbe in buon italiano”. E dal raffinato traduttore di Pessoa non potevamo aspettarci di meglio.

«Katrina - dice ancora Tabucchi - si è preso la responsabilità di mostrare l'America di Bush, un'America con enormi sacche di povertà, di disuguaglianza sociale, un'America segnata dal cinismo, dal liberismo sfrenato e dal fanatismo religioso, l'America della destrutturazione sociale, dove lo Stato è assente e i cittadini abbandonati a loro stessi”. Come si può non amarlo?

Viene il sospetto che egli auspichi una tale nemesi anche per l'odiato Berlusconi. L'Italia andrebbe a fondo ma lui, da Parigi, all'asciutto, potrebbe scrivere un gran pezzo su Le Monde.

P.S. Continua la sottoscrizione promossa da Magna Carta in favore delle vittime di Katrina. Per fare un'offerta basta collegarsi al sito www.magna-carta.it.

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