La vera chance del terzo polo è che il Cav. ottenga la fiducia alla Camera

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La vera chance del terzo polo è che il Cav. ottenga la fiducia alla Camera

07 Dicembre 2010

Fiducia al Senato e alla Camera, poi avanti con l’agenda di govern. Il Cav. batte il tempo del count down puntando l’indice contro i “piccoli partiti che tradiscono il voto degli elettori ma anche loro stessi per formare un’alleanza anomala con la sinistra”. Fli e Udc tengono il punto. Eppure nel complicato puzzle di schermaglie e tatticismi qualcosa si muove se Fini e Casini a una settimana dal d-day bocciano il ‘ribaltone’ e dal Pdl Cicchitto apre alla riforma della legge elettorale purché non tocchi il premio di maggioranza, l’impianto bipolarista e si inquadri in un contesto di riforme istituzionali.

Timidi segnali di dialogo a distanza o c’è qualcosa di più? Difficile dirlo ma ciò che appare chiaro e per certi aspetti paradossale, è che la vera chance dei terzo polisti si gioca proprio sulla fiducia a Montecitorio. Unica opzione che ad oggi eviterebbe la via verso le urne. Fini e Casini, ormai è un dato assodato, non vogliono elezioni anticipate e su questo da settimane ripetono il refrain del governo di responsabilità nazionale col vincolo delle dimissioni del Cav., aprendo però alla possibilità di un Berlusconi-bis.

Ma se è vero come è vero che il premier non farà alcun passo indietro, la chance che il leader di Fli e quello Udc hanno per non rischiare di disperdere (politicamente) ciò che stanno cercando di mettere in piedi è quella per la quale il Cav. ottenga la fiducia anche alla Camera. Al Senato, checché ne scriva Repubblica, la maggioranza c’è ed è solida. La fiducia – ribadiscono dal Pdl – passerà con almeno una decina di voti di scarto. Resta l’incognita Pisanu, considerato l’uomo-cerniera coi terzo polisti. Il senatore ha dichiarato che voterà la fiducia perché contrario al voto anticipato ma se il governo dovesse cadere, potrebbe sostenerne un altro. Al momento ciò che si può immaginare è che possa far leva su uno o due senatori del centrodestra ‘irrequieti’ ma anche qui se è vero che Berlusconi non potrebbe reggersi a lungo su una maggioranza risicata alla Camera lo stesso ragionamento varrebbe al Senato se la fiducia non passasse (ipotesi remota) e dunque la via tornerebbe ad essere quella delle urne.

Con la fiducia alla Camera pure se per pochi voti, ragionano nel Pdl,  lo scenario più verosimile non escluderebbe l’ipotesi che il premier possa rivolgere un appello alla responsabilità e allargare la base parlamentare della maggioranza. Non solo al terzopolo ma anche ai malpancisti del Pd che non digeriscono la linea di Bersani, tantomeno l’escalation di Vendola a potenziale leader di un centrosinistra dove il baricentro si sposterebbe più a sinistra che al centro. Malpancisti come ad esempio Fioroni, molto critico nei confronti della rotta del leader democrat o moderati come Fistarol che due giorni fa ha lasciato il Pd per il gruppo misto al Senato, convinto che l’alternativa a Berlusconi non può essere l’alleanza con Di Pietro e Vendola (a magari pure Grillo).

Di fronte a uno scenario del genere cosa fa Fini? Continua sulla linea aventiniana della guerriglia parlamentare o del lento logoramento del Cav? Sarebbe un percorso poco credibile, specie per l’elettorato di riferimento. E Casini? Certo, il leader centrista è all’opposizione, è stato eletto per fare questo e del resto è tutta sua l’accelerazione sulla mozione di sfiducia alla quale, in un certo senso, il presidente della Camera (più incline a lasciare l’opzione aperta fino al 13 dicembre), si è dovuto adeguare per non restare col cerino in mano e dover sostenere il documento firmato da Pd e Idv .

Ma è pur vero che di fronte a un’offerta politica che il Cav. potrebbe proporre per garantire stabilità al Paese e fare quelle riforme che pure i centristi considerano strategiche, Casini potrebbe accettare. Oltretutto, se la sfiducia  non passasse, il leader Udc potrebbe riallacciare un dialogo col Pdl meglio e più di Fini che invece, ne uscirebbe politicamente depotenziato. Se a questo si aggiunge il fatto che pur non ancora nato nel terzo polo già si discute tra finiani e centristi su chi debba fare il leader, si comprende come un patto di legislatura col Cav., in questa fase convenga sia a Casini che a Fini. E forse non è un caso che ieri entrambi abbiano escluso l’ipotesi del ribaltone che come ha dichiarato il presidente della Camera sarebbe “un sovvertimento della sovranità popolare”. E non è un caso che il ‘falco’ futurista Bocchino abbia rilanciato il Berlusconi-bis pur legandolo alle dimissioni prima del 14 dicembre.

C’è poi un altro aspetto da considerare: se Casini e Fini si assumeranno fino in fondo la responsabilità di far cadere l’esecutivo non solo andrebbero dritti incontro a ciò che non vogliono (il voto anticipato) ma farebbero un gran regalo alla Lega che, invece, vede nel voto l’unico sbocco della crisi e soprattutto la possibilità di capitalizzarne gli effetti in termini di consenso elettorale. Del resto, il silenzio del Carroccio in questi giorni non è casuale. Un bel paradosso per i terzo polisti.