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Immunità

La vera storia del “lodo Schifani” bis

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Dal “lodo Maccanico” poi diventato Schifani a quello ieri approvato dal Consiglio dei ministri e chiamato semplicemente “lodo Schifani bis”. In mezzo quasi sei anni di riflessioni, polemiche e soprattutto un intervento della Corte Costituzionale che nel gennaio del 2005 dichiarò l’illegittimità costituzionale della normativa. Un cammino quindi abbastanza tortuoso di un provvedimento che comunque in tutte le sue versioni ha sempre avuto come obiettivo centrale quello di garantire una sorte di “scudo” per le alte cariche dello Stato. Cariche che nelle prime due versioni si riferivano oltre ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio ed a quello della Repubblica anche al presidente della Corte Costituzionale. Una figura, quest’ultima, che nel “lodo Schifani bis” è stato “tagliato”. Un taglio che rappresenta una delle novità rispetto alle versioni passate. Rimanendo sempre nel campo delle differenze infatti rispetto alle prime versioni il nuovo provvedimento prevede che le vittime possano proseguire la loro azione in sede civile dove avranno una corsia preferenziale. Inoltre è previsto che i soggetti istituzionali interessati possano rinunciare volendo allo scudo dell’immunità. Cambiamenti di non poco conto visto che proprio il primo aspetto era stato oggetto di valutazione da parte della Corte Costituzionale e che aveva poi portato alla bocciatura dell’intero lodo. Infatti nella previsione del blocco del processo la Corte ravvisò la “creazione di un differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale”. In pratica la violazione dell’articolo 3 (principio di uguaglianza) e dell’articolo 24 (la difesa è un diritto inviolabile) della Costituzione. Guardando indietro come detto tutto ebbe inizio nel settembre del 2002 quando l’ex ministro Maccanico, allora esponente parlamentare della Margherita, dinanzi alle commissioni congiunte di Giustizia e Affari costituzionali della Camera lanciò la proposta di una legge bipartisan per assicurare “l’immunità di carica” al presidente del Consiglio, nonchè a quelli dei due rami del Parlamento e della Corte Costituzionale. Fino all’aprile del 2003 però la questione rimase fuori dall’agenda politica. Due furono però gli eventi che la riportarono al centro del dibattito: l’approvazione da parte della Camera della proposta di legge di attuazione dell’articolo 68 della Costituzione sulle immunità parlamentari, nota come testo Boato, e la sentenza del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori con la condanna di Cesare Previti. Due fatti che riaprirono prepotentemente il dibattito. E così il “lodo Maccanico” ritornò al centro della scena riscontrando inoltre anche il favore dello stesso Massimo D’Alema e di Piero Fassino che in quei giorni andavano spiegando di essere favorevoli a un’intesa purchè il ddl fosse poi trasformato in legge costituzionale. Così alla fine di maggio del 2003 i capigruppo della Casa della Libertà al Senato presentano ufficialmente il lodo riprendendo il testo del ddl Boato ma con l’aggiunta di un emendamento che avrà tra i  primi firmatari Renato Schifani. Da qui il nome di “Lodo Schifani”. Il disegno di legge viene approvato a Palazzo Madama una decina di giorni più tardi e definitivamente dalla Camera il 18 giugno. Il provvedimento diventato legge  prevedeva che non potevano “essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime: il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera, il presidente del Consiglio, il presidente della Corte Costituzionale”. Approvazione che però non placò le polemiche complice anche lo stesso presidente della Repubblica Ciampi il quale, benché avesse firmato la legge, spiegò che questa non era manifestamente incostituzionale e che quindi spettava alla Corte Costituzionale dare un giudizio. Richiesta di legittimità costituzionale che fu inviata dai giudici del tribunale di Milano i quali dichiararono non manifestamente infondate le eccezioni di costituzionalità sollevate dal pm e dalle parti civili nel processo Sme in cui era appunto imputato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Intanto però partirono pure le raccolte delle firme per indire un referendum. Il 23 giugno del 2004 lo stesso quesito referendario per abrogare la legge sull’immunità fu presentato due volte in Cassazione, prima da Verdi, Comunisti Italiani, Legambiente e Opposizione Civile, e poi dall’ Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Alla fine si arriverà ad un’unica richiesta con oltre 950mila firme depositate. Referendum al quale sarà dato anche l’ok, che però poi risulterà inutile vista la decisione della Corte Costituzionale nel gennaio del 2005 di dichiarare a maggioranza illegittimo il “lodo Schifani”. Dopo sei anni da quella prima proposta adesso il governo ci riprova forte però di un provvedimento che come lo stesso Guardasigilli Alfano ha ribadito è “in piena concordanza con le indicazioni della Corte costituzionale. Il lodo Schifani bis è un elemento di equilibrio in più verso un ordinato e sereno assetto tra i poteri dello Stato”. Peccato che però anche questa volta l’opposizione non sembri intenzionata a voler sentire ragioni, con Di Pietro pronto per l’ennesima volta a raccogliere le firme per un nuovo referendum abrogativo.

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5 COMMENTS

  1. NO dialogo! Elettorato di centro-destra FURIBONDO!
    Quello che sta accadendo in questi giorni è la dimostrazione che in Italia c’è una parte (sinistra) che non sa cosa sia la democrazia ed il rispetto della Costituzione e del voto popolare.
    Inneggiano al dialogo pretendendo da chi ha vinto un atteggiamento “morbido”, ma non fanno che cercare di pugnalare servendosi di chi sappiamo.
    Ma a chi è venuta in mente la folle idea di trattare con questi individui?!?
    Ora basta dialogare con questa gentaglia che merita solo disprezzo!!!
    Soprattutto, che nessun ministro osi ancora parlare di mano tesa vero queste persone (subito dopo le elezioni c’è stato qualcuno che lo ha fatto e credo che se ne sia pentito)!!!
    L’elettorato che ha votato centro-destra è FURIBONDO!!!

  2. forleo immunità intercettazioni :la musica è sempre la stessa
    quando la forleo chiese di poter utilizzzare le intercettazioni unipool la dove fassino e d’alema colloquiavano amichevolmente con consorte (in odore di reato) il presidente delle repubblica in primis gli interessati e i magistrati di milano hanno fatto di tutto per impedire che queste intercettazioni si divulgassero a ruota libera: hanno permesso ai giornalisti di vederle per poche ore ma non era loro consentito fare copie e fotocopie: come mai adesso tutti taccioni e non si scandalizzano che telefonate a volte banali di semplici raccomandazioni vengano pubblicate anche in sonoro? onestà intellettuale a parte? d’alema era giusto difenderlo, berlusconi no? ne è giusto che berlusconi cerchi di difendersi! si può avere idee diverse modi di pensare diversi ma di fronte a certi fatti non si può far finta di non vedere comportamenti e giustificazioni diverse per fatti (intercettazioni telefoniche rese pubbliche ….) quindi fatti del tutto “IDENTICI”

  3. Lodo schifani
    In Italia l’opinione pubblica ha espresso un voto favorevole alle promesse del centro-destra, paventando un cedimento nel controllo del problema sicurezza non sufficientemente tutelato dal precedente governo. Ora, questo tenace inseguimento al problema dell’immunità alle alte cariche dello stato (meno quella del presidente della Corte Costituzionale !),non avrebbe necessitato di un intervento così urgente da cambiare l’ordine dei programmi del nuovo governo. in barba ad un precedente rifiuto del Lodo Maccanico-Schifani, vede il ministro Alfano pronunciarsi con entusiasmo verso una riproposizione del medesimo come se nulla fosse già stato espresso: difesa del premier? Come non considerare ciò una legge ad personam ?

  4. questa legge e’ vergognosa,
    questa legge e’ vergognosa, stiamo diventando un paese dell’america latina….
    l’elettorato di destra e’ furioso davvero, perche’ sta capendo che berlusconi non fa i loro interessi……..

    VERGOGNA!!!!!

  5. Ma che cazzo scrivi
    Ma che cazzo scrivi Caselli????
    Il Lodo immunitario è una gran troiata che non ha paragoni in nessun paese occidentale. Spero che la Corte Costituzionale lo rada al suolo come ha già fatto nel 2004. Il Bandito di Arcore ha già pronta la via d’uscita: si è fatto inserire un codicillo che prevede il patteggiamento in corso di dibattimento; se la Consulta abbatterà il Lodo di Angelino, ricorrerà al patteggiamento in corso di dibattimento, concorderà un pena di 5 anni (tre dei quali coperti da indulto e due dalla sospensione condizionale della pena) ed eviterà la galera e la sentenza di condanna con annesse e connesse motivazioni. Nessuno dei suoi reggicoda gli chiederà di dimettersi e continuerà a fare il Presidente del Consiglio, fregandosene altamente di tutti e di tutto, tranne che dei cazzi suoi.

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