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Azzollini, Cassazione e Renzi

La verità, vi prego, sul Pd

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La Cassazione smonta l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Trani ai danni del senatore Azzollini per la vicenda della Divina Provvidenza, che aveva portato alla richiesta di arresto per il parlamentare di Ap, respinta dall’aula del Senato il 29 luglio scorso (tra mille strepiti pentastellati). In seguito, Azzollini si era dimesso dalla carica di presidente della commissione bilancio.

 

Dunque avevamo visto giusto quando scrivemmo "La verità, vi prego, su Azzollini", dicendo che eravamo certi dell'infondatezza delle accuse che gli venivano mosse. Ora lasciamo perdere la reazione di codini e teorici dell’inciucio permanente alla decisione della Cassazione, per Azzollini evocano già il tribunale del riesame, come se non bastasse. E' più forte di loro, proprio non riescono a farne a meno. Gridavano “vergogna, vergogna”, mai che si vergognino un po’, per carità.

 

Ma la domanda è un’altra e riguarda la vera anima del Pd che, almeno in teoria, dovrebbe essere alternativo a manettari e 5 stelle. Giovedì, Matteo Renzi ha scritto con grande chiarezza nella sua e-news destinata agli iscritti del partito: “Quando si parla di libertà delle persone, si può perdere consenso. Ma si deve procedere sempre con i piedi di piombo. Il tempo in cui bastava un avviso di garanzia per condannare qualcuno è finito. Ci vuole più rispetto per la presunzione di innocenza. Solo così smetteremo di essere succubi del populismo”.

 

Ecco, ci chiediamo cosa avrà pensato la semplicemente democratica e renzianissima Debora Serracchiani, vicepresidente del partito e governatore del Friuli Venezia Giulia, leggendo la e-news del suo segretario e capo del Governo. Lei che dopo il voto del Senato su Azzollini aveva detto “io avrei votato per l’arresto”. Dunque qual è il vero Pd? Un partito sbilanciato, dove le divisioni interne dei vertici per adesso si ricompongono sotto il mantello del ‘dialogo interno’, ma che ogni volta, non solo sulle questioni giudiziarie, sbanda pericolosamente vittima delle sue contraddizioni.

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