Home News La violenza dei giovani inglesi ci parla di consumismo e infelicità

Il dibattito sui disordini in Inghilterra

La violenza dei giovani inglesi ci parla di consumismo e infelicità

Erano in molti e diversi tra loro. Poveri e ricchi, occupati e disoccupati, di diverse etnie, di tutte le età. Non rappresentavano  un disagio delle periferie; quel gruppo impazzito rappresentava un disagio diffuso. La realtà che è emersa ci parla di studenti e di benestanti mischiati a poveri che rubavano e distruggevano. Hanno scassinato con rabbia rubando soprattutto beni superflui e non di prima necessità. Telefoni, iPad, creme, vestiti, scarpe, liquori, sigarette, smalto per le unghie.

I saccheggiatori hanno storie diverse e vengono da luoghi diversi della città ma si sono ritrovati tutti insieme a distruggere. E’ difficile capire cosa li accomuna. Non è un'idea politica, non è un'appartenenza religiosa, non è l’indigenza, non è la stessa razza; insomma si sono solo ritrovati a sfogare la rabbia. Ci può essere tutto in quella rabbia, ognuno probabilmente aveva la sua ragione personale, e questo potrebbe avere un senso, tante rabbie che si mettono insieme e si esprimono. Ma è il modo che lascia stupefatti. Si possono esibire cartelli, fare marce, fare flash mob, scrivere manifesti, fondare partiti ecc. ecc.

No, qui non è accaduto niente di tutto ciò. Si sono mossi contenuti primordiali per la forma, hanno spaccato e devastato. E nella sostanza si è mosso qualcosa di estremamente banale. Non sono andati a spaccare i luoghi che rappresentano il potere, la politica, la cultura, no, hanno attaccato i magazzini, i negozi. Sono essi oggi, per questi gruppi impazziti i luoghi di potere. Avere iPad, cellulari, vestiti,  scarpe di marca, televisori ed averne in quantità, dà potere. Vuol dire essere importanti, visibili, vuol dire esistere. L’avere per essere è il vero filo che probabilmente accomuna questi ragazzi. Se non si hanno dei precisi oggetti non si esiste in questo mondo. Per questi giovani e non per tutti, meno male, avere degli oggetti di marca rappresenta una conquista.

Significa esistere e valere. Ma c’erano tra loro anche ragazzi che di questi beni ne avevano già molti, viene da chiedersi qual è il motivo per loro? La studentessa fermata dagli agenti, molto benestante, che aveva la macchina carica di stereo, playstation e iPad rubati ha detto: “è difficile resistere”. La cultura degli oggetti, del possedere fa sentire bene. Comprare rende soddisfatti, felici, e se non si può  farlo si sfondano le vetrine. Lo shopping è divenuto per alcuni un modo per dare senso alla giornata e di conseguenza alla vita. Giovani che vagano senza interessi che si soffermano e si illuminano solo se vedono qualcosa da comprare. Il comprare da emozioni forti e se non si può farlo in modo continuo si trova il modo per avere ciò che si desidera “a tutti i costi” per superare la frustrazione del non avere.

Qualche domanda sia la famiglia che la società inglese dovranno farsela. Questo disagio ci fa pensare che i ragazzi non hanno avuto nella famiglia e nella società modelli forti, significativi. Negli anni  delle contestazioni si contestavano le generazioni precedenti poiché si avevano idee diverse e si pensava di cambiare il mondo. Si protestava contro un mondo che sembrava inadeguato, si sostituivano ai valori dei padri idee e valori nuovi imposti  a volte, anche con la forza. Ma tutto era mosso da credi politici, religiosi, da una visione del mondo diversa che motivava il cambiamento. Qui non si parla di nulla, c’è il vuoto. Si vuole soltanto possedere in fretta qualcosa senza tanta fatica e se serve anche con la violenza. Sicuramente qualcosa non ha funzionato! Famiglia e società dovranno prendersi la responsabilità di tali condotte.

Dovranno riflettere sull’aver fatto passare la cultura del comprare, del consumo esasperato che ha prevalso su qualunque altro interesse e pensiero e che ha sostituito i valori. Avere beni materiali è divenuto un valore. Se non hai non esisti e sei anche poco intelligente. Il non avere quegli oggetti che tutti  vedono pubblicizzati e dunque desiderano diviene per alcuni motivo di rabbia scomposta e devastante. Il risentimento per non averli o per non averne abbastanza ha armato con molta probabilità i giovani londinesi.

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3 COMMENTS

  1. violenza inglese
    Oggi il consumismo è esasperato, la pubblicità è ossessionante. Inoltre la tecnologi a avanza talmente rapidamente, che un modello di auto, di telefono di pc , è sorpassato appena usciti sul mercato : impossibile starci dietro.
    Ma quello che manca sono i valori : si è uccisala famiglia e si hanno surrogati di famiglia, il sesso è spiegato solo in funzione anticontraccetiva, la religione non va di moda se non per parlare di preti pedofili.
    Quale spinta hanno i giovani? E la società inglese , che ha eliminato per non discriminare , i termini mamma epapà con genitore , ne sta pagando le conseguenze. Noi non siamo però molto lontani , purtroppo.

  2. Colpa di …
    … immigrati negri e islamici in primis – con qualche inglese in posizione di sudditanza (‘white trash’). I (dis)valori ce li hanno eccome e si chiamano odio e violenza – razzismo e islam.

  3. @anonimo
    Certo, come no, colpa di negri ed Islam e qualche mela marcia tra i bianchi! Da questi commenti ridicoli e patetici si vede la statura di qualche lettore dell’Occidentale…bieco razzismo da stadio!

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