La vita è come le ciliegie: si morde per poi sputare i noccioli chissà dove

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La vita è come le ciliegie: si morde per poi sputare i noccioli chissà dove

04 Agosto 2009

Se c’è una cosa che adoro è tirare su di prima mattina la serranda della mia bottega di vestiti.

E’ un po’ come quando, da piccina, aprivo il carillon con dentro la ballerina. Alzavo il coperchio e lei iniziava a danzare, accompagnata da una musica tintinnantemente retrò.

Tanto kitch quanto magico.

Ecco, il mio negozio mi fa lo stesso effetto.

Tiro su la serranda e mi appare la vetrina. Colorata, buffa, divertente.

Kitch e magica. Che voglia di sorridere… Lo faccio.

Ci metto delle ore ad allestirla. O meglio, ci metto trenta minuti netti. E poi svariate ore per raggiungere il giusto grado di soddisfazione.

Questa settimana l’ho riempita di ciliegie. Metà sono di plastica, metà sono vere.

Kitch e magia, per l’appunto.

Sono pazza. Sorrido di nuovo.

Le ho sapientemente sparpagliate un po’ ovunque: quelle vere sono dentro le ceste di vimini, nelle pochette da sera zeppe di lustrini, in un cappello di paglia nero.

Quelle finte per terra e attaccate ai faretti.

Mi piace offrire una ciliegia a chi si ferma a curiosare nel mio negozio.

Mi piace sentirmi rispondere, con voce stupìta: “Perché, sono vere?”

Mi piace come la stragrande maggioranza non rifiuti l’offerta, anzi.

Sono tutti un po’ straniti, forse, ma decisamente contenti.

Come a dire: “Non è poi tutto così male a ‘sto mondo”.

Mi piace un po’ meno quando li vedo in preda al “momento imbarazzo”.

Nessuno sa mai dove sputare i noccioli. C’è chi li tiene in bocca, chi in mano, chi con nonchalance, se li infila in tasca. Ieri una signora è uscita, ha buttato i suoi noccioli in un tombino ed è rientrata.

Io faccio sempre notare, nel modo più delicato che posso, il posacenere appoggiato di fianco alla cassa, sulla mia scrivania azzurra di legno laccato (bellissima!), ma quasi nessuno coglie.

Quando sei in imbarazzo non sai mai che strada prendere per riuscire a uscirne nel modo migliore, vai in confusione e anche se qualcuno cerca di darti una mano mostrandoti un enorme cartello stradale illuminato e fatto apposta per indirizzarti, non lo noti e finisce che trovi da solo dei percorsi alternativi.

Con i noccioli delle mie ciliegie fanno quasi tutti così.

Pochissimi finiscono nel posacenere, moltissimi finiscono chissà dove.

Non è poi così male come cosa. E’ la vita. Ci si arrangia, s’inventa e si superano le difficoltà.

Accendo il lettore cd e schiaccio play. Edith Piaff canta La Vie en Rose.

Adoro anche il momento musica. Il negozio si riempie di note che amo, fin dal mattino presto.

Spruzzo un po’ di deodorante per l’ambiente al muschio bianco, metto a posto le sciarpine di seta colorata nel cesto di cuoio che le accoglie e penso che quattro dei miei cinque sensi sono appagati.

Vista – ciliegie, udito – Edith Piaff, tatto – seta, olfatto – muschio bianco. Manca il gusto…

Tiro fuori dal cassetto della scrivania azzurra i Balsen al cioccolato che ho portato via ieri mattina a Mario. Li aveva nascosti bene ‘stavolta, il mio cicciopasticcio.

Ne mordo uno. Meraviglioso… Sono già mezzi sciolti, non devo nemmeno fare la fatica di masticarli.

Povero Mario che non è riuscito a mangiarli… Però io glieli ho portati via per salvarlo dai trigliceridi, l’ho fatto per il suo bene…

Oppure l’ho fatto perché sono acida, cinica e senza cuore?

Ecco, lo sapevo. Così non manca proprio niente. Si è svegliato anche il mio sesto senso.

Quello di colpa.

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