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Compagna Marilyn

La vita spericolata della donna più amata d’America

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Ci sono voluti 46 anni, ma alla fine la verità è venuta fuori, e il merito è di Mario La Ferla, un giornalista e scrittore italiano che si è impegnato talmente a fondo nell’inchiesta sulla morte della diva da scoprire non solo i retroscena del suo assassinio, ma perfino il suo sconcertante coinvolgimento in una sistematica opera di spionaggio contro il suo stesso Paese.

«Ho deciso di indagare sulla Monroe – spiega l’autore del libro Compagna Marilyn (Ed. Stampa Alternativa), in cui svela il mistero – perché per la mia generazione lei è stata il mito vivente. Da 46 anni volevo scoprire come fossero andate veramente le cose, e alla fine il momento giusto è arrivato». Gli chiediamo come sia riuscito ad arrivare dove nessuno sinora era mai giunto. «Anni fa ero a New York per un’altra inchiesta e mi sono imbattuto in un certo signore italo-americano, avvocato della Mafia. Lì ho capito che a certi livelli gli intrecci fra legalità e illegalità sono molto stretti, ma anche che era l’unico modo per ottenere dei favori. Tramite lui sono potuto andare nella sede dell’Fbi e convincere le persone giuste per farmi portare negli archivi. La cosa stupefacente è che la verità è tutta lì, perfettamente documentata, con quasi 800 pagine di dossier, una serie infinita di rapporti, registrazioni audio, foto: c’è tutto, solo che prima d’ora nessuno c’era mai arrivato».

E che ha scoperto?

«Nei documenti inediti emerge la ricostruzione della sua carriera di attrice a Hollywood, i rapporti con alcuni celebri personaggi degli studios, primo fra tutti Frank Sinatra, noto amico di boss della malavita organizzata e intimo della famiglia Kennedy. E poi, le sue pericolose amicizie con alcuni dei più spietati boss di Cosa Nostra con i quali intrecciava temerarie relazioni sessuali; gli amori folli con i fratelli John e Robert Kennedy e le frequentazioni appassionate e incaute con alcuni esponenti di spicco del Partito comunista americano. Così è stato possibile ricostruire gli episodi che hanno portato la Monroe verso una fine tragica, per molti aspetti orribile e oltraggiosa».

Controllata dall’Fbi sin dai tempi del matrimonio con lo scrittore Arthur Miller, sospettato di simpatie comuniste, e della relazione con l’attore Yves Montand, che aveva aderito al Partito comunista francese, la Monroe venne messa sotto speciale sorveglianza quando fu nota la sua amicizia con Sinatra che sosteneva la scalata di John Kennedy alla Casa Bianca coi soldi della mafia di Chicago. Coinvolta, suo malgrado, in un infernale intreccio di affari e malaffare di politici ambiziosi, di sanguinari mafiosi e di servizi segreti deviati, ignorava d’essere sottoposta a uno spionaggio assillante. Di lei l’Fbi sapeva tutto. Contava il numero, davvero incredibile dei suoi amanti; registrava ogni incontro nelle sue case, negli alberghi, nei motel e nelle dimore ospitali di amici. Negli archivi supersegreti dell’Fbi finivano le registrazioni delle sue notti bollenti, delle telefonate con il senatore e poi presidente John Kennedy, e poi qualsiasi notizia, voce, indiscrezione, sulla vita intima e delle sue relazioni con i potenti d’America. Fu così che l’Fbi, sotto la guida del suo direttore Edgar Hoover, nemico giurato dei Kennedy, fece una scoperta sensazionale: Marilyn Monroe era comunista. Un’accusa che peserà come una pietra tombale sul suo destino. Le furono fatali i frequenti viaggi in Messico, un anno prima della sua morte. I primi rapporti degli agenti di Hoover parlavano di storie d’amore con toreri e attori del cinema. Poi arrivò la notizia-bomba: Marilyn era l’amante di un ricco signore americano, fuggito dagli Stati Uniti per evitare le inchieste delle commissioni contro i comunisti. Quel signore era Frederick Vanderbilt Field, erede del Commodoro Cornelius Venderbilt, a capo della famosa dinastia di ricchissimi e potenti industriali americani.

Dopo aver interrotto ogni rapporto con la sua famiglia, repubblicana e conservatrice, Frederick fondò il Partito comunista americano, sostenitore di una politica di apertura verso l’Unione Sovietica e la Cina, e di sostegno a Cuba. Dal Messico, dove aveva incontrato Fidel Castro e Che Guevara, passava al “nemico” notizie riservate di prima mano. Le frequentazioni della Monroe in Messico erano raccontate dai giornali di gossip come vacanze all’insegna di corride e toreri, sesso e tequila. L’Fbi, invece, aveva capito subito che si trattava di ben altro. Vanderbilt Field si era trasferito in Messico, dove aveva fondato l’ACGM, l’American Communist Group in Mexico, al quale facevano capo i dissidenti di sinistra che avevano dichiarato guerra alla politica di Washington.

L’Fbi scoprì che gran parte delle informazioni esclusive venivano riferite a Vanderbilt Field proprio dalla sua amante, la famosa diva di Hollywood, che nello stesso tempo aveva una relazione intima con il presidente degli Stati Uniti. La Monroe riceveva notizie e indiscrezioni direttamente dal presidente, preferibilmente a letto, su molti inquietanti retroscena della politica della Casa Bianca. L’Fbi li registrava tutti, senza perdere una battuta. Così risulta che Marilyn conosceva i segreti della strategia spaziale legata agli Ufo, il progetto dell’attacco alla Baia dei Porci, a Cuba, e il tentato assassinio di Castro. L’attrice riferiva quelle delicatissime informazioni a Vanderbilt. L’attacco alla Baia dei Porci fallì miseramente perché i cubani furono informati all’ultimo momento; l’attentato a Castro fallì nel medesimo modo perché il lider maximo conosceva i piani preparati dalla Cia per farlo fuori. Edgar Hoover concluse che la Monroe collaborava regolarmente con il capo dei comunisti americani e che era diventata un vero e proprio elemento di rischio per l’America. A questo punto il Bureau l’inserì nella lista dei Nemici pubblici, senza però poterla arrestare per lo scalpore che ne sarebbe seguito.

Nel giugno del 1962, John Kennedy interruppe bruscamente l’idillio con l’attrice. Il destino di Marilyn era segnato. Due mesi dopo, nella notte del 5 agosto, Robert Kennedy fu costretto ad andare urgentemente a casa della Monroe in piena crisi isterica supplicandola di non fare ulteriori follie. Inutilmente: lei minacciava lo scandalo per essere stata scaricata da entrambi i fratelli. Il ministro della Giustizia, Robert, se ne andò via deluso, ma non prima di averle fatto iniettare un potente sonnifero dal medico che lo accompagnava, il dottor Greenson, l’ambiguo psichiatra della diva.

Poche ore dopo quattro killer – fra cui Needles Gianola e Muggy Tortorella, “bravi ragazzi” di Sam Giancana – arrivarono da varie parti degli Stati Uniti con tre aerei privati. Entrarono nel suo appartamento trovandola già stordita. Mentre i microfoni-spia dell’Fbi registravano tutto meticolosamente e gli agenti stazionavano davanti alla villa nei soliti furgoni, i sicari le introdussero nel retto una supposta con una dose mortale di veleno. Marilyn morì in modo atroce fra sofferenze indicibili.

Dopodiché un via vai assurdo di malavitosi e agenti federali entrò e uscì per ore dalla sua casa nascondendo ogni traccia dell’accaduto, togliendo tutti i vari microfoni, e trafugando ogni documento compromettente custodito nella sua cassaforte. La polizia venne avvisata solo verso mattina.

Compagna Marilyn è l’unico libro scritto sulla vita della Monroe, che si basa su una documentazione assolutamente inedita, proveniente dalla Edgar Hoover Building, la sede centrale dell’Fbi a Washington.

www.andreanardi.it

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