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Contro Bruxelles, meno immigrati

La vittoria dei “Veri Finlandesi” non è stata una sorpresa

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Se non fosse stato ampiamente pronosticato dai sondaggi, il successo del partito dei Veri Finlandesi con il 19% alle elezioni politiche avrebbe avuto dell’incredibile. Si tratta di uno dei migliori risultati raggiunti da un partito populista, euroscettico e anti immigrazione in tutta la Scandinavia. Un successo così grande che quasi certamente spalancherà ai Veri Finlandesi le porte del prossimo governo.

Da zero a cento in pochi anni per il partito dei Veri Finlandesi, che ha scosso un sistema politico per decenni praticamente immutato, dominato dall’alternarsi degli stessi tre partiti. Risultato: una generale disaffezione alla politica. In questo quadro, i Veri Finlandesi guidati da Timo Soini hanno rappresentato una alternativa a una classe dirigente che ha perso smalto agli occhi degli elettori. Intorno a uno slogan tanto chiaro quanto diretto, “Prima i finlandesi”, il partito di Soini è stato il protagonista della campagna elettorale, ma in fin dei conti lo è già da qualche anno. I Veri Finlandesi hanno intercettato e compreso meglio di altri i tanti rivoli di inquietudine che serpeggiano tra la popolazione, e hanno proposto una ricetta fatta di sicurezza e valori riconoscibili. Negli ultimi tempi, infatti, un popolo tradizionalmente accogliente e solidale come quello finlandese pare avere più voglia di pensare a se stesso. Ed è quello che Soini gli ha promesso: più che nazionalista, il suo partito potrebbe definirsi tradizionalista, conservatore, difensore delle realtà locali. Alla fine quasi un finlandese su cinque lo ha scelto.

Per convincere gli elettori, Timo Soini ha usato un linguaggio diretto, senza ‘politichese’, una comunicazione in grado di rendere comprensibili i temi complessi. Mixando il tutto con proposte di politica economica quasi di sinistra (con particolare attenzione al welfare), i Veri Finlandesi hanno rosicchiato voti ai partiti di tutto l’arco politico. L’agenda dei Veri Finlandesi ruota intorno a due punti: gli stranieri e Bruxelles. Tra i paesi scandinavi, la Finlandia è quello che ha meno immigrati eppure Soini è riuscito a farne uno dei pilastri della sua politica. In una intervista pubblicata su La Padania poco prima del voto, Soini spiegava che pur se di piccole dimensioni, il problema immigrazione andava affrontato: “Non credo sia saggio ignorare il fenomeno soltanto perché si trova nella sua fase embrionale. Quello che noi proponiamo è semplicemente di avere più certezze sulle persone che entrano nel nostro territorio: vogliamo sapere chi sono, da dove vengono e perché”. I Veri Finlandesi chiedono l’espulsione dei finti profughi e la riduzione degli indennizzi agli immigrati, chiedono che gli stranieri che arrivano in Finlandia rispettino non solo delle leggi ma anche la cultura del paese che li ospita, e si oppongono alla formazione di quartieri-ghetto dove la presenza degli immigrati sovrasta quella dei finlandesi e impedisce l’integrazione. A chi lo critica di razzismo o xenofobia, Timo Soini risponde che, da cattolico convinto quale si definisce, per lui gli uomini sono tutti uguali. Ma rivendica lo stesso la possibilità di essere contrario al multiculturalismo.

E poi c’è l’Europa, argomento che ha dominato l’intera campagna elettorale. Anche in questo caso i Veri Finlandesi hanno interpretato un sentimento diffuso, un sentimento che stando ai numeri di domenica scorsa in Finlandia sembra essere davvero esploso: l’insofferenza ad aiutare paesi meno disciplinati dal punto di vista finanziario e il disincanto nei confronti dell’Unione europea. Più volte durante la campagna elettorale Soini ha ricordato che nessuno ha aiutato la Finlandia durante la crisi economica che l’ha colpita a inizio anni ’90, e la Finlandia ne è uscita da sola. Da qui il rigetto a contribuire ai piani di salvataggio studiati da Bruxelles, posizione che peraltro non è stata adottata solo dai Veri Finlandesi: i socialdemocratici nel corso della legislatura appena conclusa hanno votato contro i bailout per Grecia e Irlanda. Anche in Finlandia si sta diffondendo il sospetto che l’Unione europea così com’è assomigli sempre più a un organismo dove in pratica chi ha buoni tassi di crescita e finanze in regola sovvenziona la sopravvivenza di chi invece cresce poco e spende troppo. I Veri Finlandesi criticano un’idea dell’Europa distante e dirigista, che sembra non considerare le differenze regionali che contraddistinguono i paesi membri. Molti elettori devono pensarla così: precedenza a problemi dei finlandesi come l’occupazione e le pensioni invece di una politica che spende tempo e denaro per aiutare paesi stranieri indisciplinati. Per dirla con Timo Soini, “Prima i finlandesi”.
 

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