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Famiglia, sanità, vita e altro

“La vittoria della Bonino nel Lazio è un rischio per i cattolici e pure per il Pd”

C’è un rischio sul piano politico che Bersani non coglie. E c’è un rischio, ben più grave, sul piano antropologico che i cattolici democrat non considerano. In entrambi i casi la variabile costante si chiama Emma Bonino. La candidatura alla presidenza del Lazio racchiude in sé i due elementi  (e le relative conseguenze) sui quali il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella argomenta un’analisi senza sconti.

Sottosegretario Roccella, lei parla di rischi. Perché?

Sul piano politico la scelta di Bersani significa premere l’acceleratore nella costruzione di una cultura politica dove l’impronta radicale può diventare predominante. Sul piano antropologico,  il rischio è quello di rendere prevalenti le tematiche radicali, assolutamente incompatibili con la cultura cattolica.

Con quali effetti sulle competenze più strettamente attinenti  il governo della regione?

Sappiamo benissimo che nei Comuni dove è stato istituito il registro per i testamenti biologici o ad esempio sulla questione della Ru 486 la leadership è sempre stata radicale e il Pd è sempre andato a ruota. In una regione strategica per importanza come il Lazio avere un personaggio come la Bonino sarebbe trainante per questi temi e, soprattutto, avrebbe un ruolo fortissimo anche di orientamento nei confronti del Pd. Non capisco perché i cattolici che stanno in quel partito non se ne rendano conto.

Perché dovrebbero farlo?

Bersani ha detto che Emma interpreta un programma unitario e Marini sostiene che essendo una candidatura per le amministrative la sfera di azione è quella locale e non nazionale. Ma il punto non è questo.

E qual è?

E’ la leadership che i radicali si giocheranno in una regione-chiave come il Lazio. Emma non è solo un esponente di primo piano. Insieme a Marco Pannella rappresenta un pezzo di storia radicale e dunque ha su di sé una fortissima caratterizzazione. Ora, dare questa occasione politica ai radicali all’interno del Pd vuol dire far crescere quell’opzione che finora nel partito di Bersani è stata interpretata in parte da Ignazio Marino. Da questo punto di vista, trovo che l’analisi del filosofo Del Noce oggi sia quanto di più reale ci possa essere. Del Noce, infatti, segnalava che la cultura comunista avrebbe prodotto un radicalismo di massa.

Quindi, secondo lei sono in gioco anche le questioni identitarie?

Il Pd non ha ma raggiunto un profilo riformista che gli fornisse un appiglio identitario e di fronte ad un vuoto culturale certi temi hanno un appeal maggiore sull’opinione pubblica.  Offrire un’occasione di questo genere alla Bonino vuol dire premere l’acceleratore, oltretutto sapendo che ad esempio sull’articolo 18 (statuto dei lavoratori) Emma ha una vocazione profondamente diversa da quella che ha caratterizzato gran parte del Pd e in particolare la componente cattolica che, invece, è vocata al sociale nel solco dei principi della dottrina sociale della Chiesa. In sostanza, si imprimerebbe un’accelerazione soprattutto alla costruzione di una cultura politica che passa non solo dal progetto politico e dalla volontà del leader, ma anche da altri mille canali.

Cosa succederebbe, ad esempio, sulla sanità?

La sanità è quasi totalmente nelle mani delle regioni, il ministero ha sempre meno poteri. Anche qui ai cattolici vorrei sottolineare che non si tratta solo di temi eticamente sensibili che pure sono fondamentali perché una candidatura come quella della Bonino tocca da vicino anche la sfera dell’antropologia cristiana, peraltro profondamente condivisa da gran parte del mondo laico in quanto patrimonio culturale che appartiene alla storia dell’umanità: pensiamo alle relazioni  familiari, alla difesa della vita, al sociale. E’ su questo che il cardinal Ruini ha calibrato il suo impegno, ovvero sulla questione antropologica di un’alleanza con i laici non credenti in nome della ragione, in nome di un giudizio critico e laico, non di un’adesione fideistica. Ciò di cui i cattolici democratici non sembrano prendere coscienza è il fatto che, come scrive il Papa nell’enciclica “Caritas in Veritate”, la questione sociale è profondamente antropologica. Ciò significa avere uno sguardo all’orizzonte, cosa che spesso la politica non ha, e capire che i problemi che stiamo affrontando sono quelli che mettono in discussione non solo l’antropologia ma anche la solidarietà sociale, il concetto di fratellanza, di equità.  

Faccia un esempio.

Penso alla questione delle biobanche private. Certo, esiste una norma nazionale ma è vero anche che le regioni possono giocare un ruolo importante di orientamento. In questo ambito, ad esempio, il rischio è che si determini una certa tendenza a considerare parti del corpo umano come bene commerciabile. Penso poi alle frontiere che riguardano i nuovi farmaci i quali porranno problemi nell’uguaglianza dell’accesso alle cure per il diritto alla salute.  Per non parlare poi della famiglia. Quale tipo di famiglia si decide di sostenere? E cosa si intende per famiglia? E a quale concetto di famiglia ci si rapporta quando c’è da applicare un’agevolazione fiscale? Ecco che torna la questione antropologica. Così come quando si tratta di scegliere se favorire o no e quanto favorire le cure domiciliari, quanto e come aiutare le famiglie nel farsi carico dei malati. Tutte queste non sono scelte economiche ma antropologiche.

E sulla famiglia?

Penso ai registri comunali sulle coppie di fatto, la Regione può favorirli oppure no. Ma il punto fondamentale è quale idea si ha della famiglia, se è quella indicata nella Costituzione di una “società naturale fondata sul matrimonio” oppure no. Penso a quali politiche per le giovani coppie si intenda adottare o come si ritiene di considerare il ruolo dei consultori o ancora come ci si pone nei confronti dell’aborto. Sono tutte questioni che rientrano nelle competenze dei governi regionali e hanno un impatto diretto nella vita quotidiana delle persone. E una leadership radicale avrebbe certamente effetti importanti.

Come giudica il duro monito dell’Avvenire. Il quotidiano della Cei sottolinea che esiste un’incompatibilità totale tra la Bonino e i cattolici.

E’ la verità e per dimostrare il contrario Emma dovrebbe smentire la propria storia. Il direttore dell’Avvenire Tarquinio ha detto una cosa molto giusta quando ha sottolineato che Emma non può essere interprete di un programma perché Emma stessa è un programma; nel senso che porta con sé una storia molto caratterizzata. Un conto è un’alleanza, ma andarle dietro come ha fatto il Pd nel Lazio e lasciarle un ruolo così decisivo è una scelta precisa della quale i cattolici non possono non tenere conto. Soprattutto quelli che hanno scelto di stare col partito di Bersani.  

 

 

 

 

 

 

 

 

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5 COMMENTS

  1. Capricci
    Roccella è il prototipo di quei cattolici che, viziati da Costantino, fanno i capricci quando nel piatto gli servono un po’ di LIBERTA’.

  2. Intervista a Eugenia Roccella di Lucia Bigozzi
    Mi sembra un’intervista patetica:a conti fatti la diatriba sta nel fatto che i papalini vogliono continuare a decidere cosa deve fare la gente e scegliere chi sono i buoni e i cattivi.Siamo in pieno medioevo e di fronte a queste dichiarazioni che non si possono definire se non in maniera offensiva spero che nel Lazio vinca la Bonino perchè l’alternativa è soltanto l’ottusità dei baciapile.

  3. Brava Roccella e avanti così!
    Intervista da sposare e pienamente di buon senso. Del Noce aveva capito tutto già negli anni Settanta, è verissimo…la citazione fa onore a Roccella che viene da tutt’altra storia. Riguardo ai commenti qui sotto si nota un certo fastidio e parecchia ignoranza…Fabrizio parla di “papalini”. Ma lo sa chi è Roccella? lo sa che suo padre è il fondatore del partito radicale? lo sa che lei ne ha fatto parte per anni? lo sa che è una ex femminista di primo piano? nessuno conosce i radicali meglio di lei, semmai questo si dovrebbe dire a onore di Roccella…La Fallaci prima di morire diceva che doveva esserci qualcosa di vero se un atea come lei e il Papa dicevano la stessa cosa. Penso che la stessa cosa si possa dire di Roccella….e QUESTO
    mi sembra un dato parecchio significativo! Quando due opposti convergono qualcosa vorrà pur dire no? Che cosa c’entri poi in tutto questo il Medioevo (che per inciso fu il tempo in cui nacquero le università e la scienza moderna) non è dato sapere…Esatau parla anche lui di Roccella come ‘cattolica’ (?) e dimostra di saperne ancor di meno. Boh, vabbè, contenti loro contenti tutti…

  4. La Roccella ha ragione…
    …e non capisco come i cattolici cosiddetti democratici caschino in una trappola così evidente.
    La Bonino è distante anni luce dalla weltanschauung cattolica su tutto ciò che attiene ai temi umani e io ancora mi domando come certi cattolici possano essersi apparentati non solo con la Bonino, ma anche con chi discende direttamente da Marx, Lenin, Gramsci e Stalin e se ne vanta pure. Paola Binetti se è accorta, tardi ma se ne è accorta. E gli altri? Di quale altra dimostrazione hanno bisogno?

  5. ROCCELLA ESAGERA
    Personalmente, minimizzerei le paure della Roccella e vedrei la candidatura Bonino in Lazio per quello che è: un fatto politico ed amministrativo. Certo, stona che a dirigere la Sanità laziale ci sia una fautrice dell’eutanasia (forse che può sorgere in lei la tentazione di usare la ‘dolce morte’ per razionare la costosa sanità, oggi per altro commissariata). Ma condivido quello che dice Marini: i temi eticamente sensibili non rientrano nella competenza legislativa ed amministrativa della Regione: pertanto, i pericoli paventati dalla Roccella e da ‘Avvenire’ sono strumentali. L’importante è che la Bonino dimostri di essere un’amministratrice capace ed onesta!

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