L’Abruzzo a un mese dalla tragedia
06 Maggio 2009
E’ passato un mese dal terremoto ma nelle terre scosse dalla tragedia il tempo sembra essere sospeso. Siamo stati in Abruzzo per realizzare tre brevi video che è possibile vedere in homepage. che raccontano L’aquila, Bazzano, Coppito e Onna. Lì abbiamo captato le paure e le angosce della gente, ma anche le speranze e la voglia di ricominciare di chi, pur vivendo nelle tende, non ha perso neppure un pizzico di grinta. Soprattutto nel capoluogo, L’Aquila, dove a rendere l’atmosfera più allegra sono i bambini e i ragazzi che gridano, giocano e studiano. Aspettano con ansia di rientrare nelle loro case e nel frattempo cercando di cogliere il lato positivo di quella "vita strana" colorata dal blu del cielo e delle tende. Mentre nei centri più piccoli come Onna, raso al suolo dal terremoto, è la consapevolezza sempre più forte di non aver più un’abitazione a scuotere gli animi di quanti, quella notte maledetta, hanno perso quasi tutta la famiglia e ora si ritrovano soli.
Il 6 aprile, in Abruzzo, sono morte 298 persone. Lo sciame sismico s’era già fatto sentire nei giorni precedenti ma è stato alle 3,32 del mattino che ha spazzato via interi paesi. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia quella stessa notte ha registrato una scossa di magnitudo vicina a 6 della scala Richter (anche se la scala Mercalli, quella che interessa gli effetti, è arrivata a 9). E quella scossa, oggi, rimbalza nelle menti delle persone come un mese fa.
Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo a “Porta a porta” ha promesso la realizzazione di opere importanti prima dell’inverno. «Abbiamo varato con la Protezione civile un cronoprogramma che prevede in 200 giorni la realizzazione di abitazioni per 12-13mila persone. A settembre – ha garantito il premier – cominceremo a consegnare le prime case. Credo attorno al 20% e poi tutte entro i primi di dicembre. Il 29 settembre è il mio compleanno e vorrei tanto festeggiarlo all’Aquila consegnando i primi appartamenti».
Ci sarebbe piaciuto mostrarvi di più di quei posti che mai come in questo periodo abbiamo sentito vicini, ma le misure di sicurezza impongono ancora oggi una sorta di freno alla possibilità di muoversi. Tutto è surreale e l’aria sembra essere immobile, rinchiusa nei silenzi obbligati delle città.
Quella che si è instaurata tra la gente, quindi tra le famiglie, è un’unione forte. C’è tanto affetto che traspare dagli sguardi, dagli abbracci molto frequenti tra le persone, come a volersi assicurare l’un l’altro d’esser fatti di carne e ossa. Non più di soli ricordi. Abbiamo osservato il lavoro volontario degli psicologi, di prezioso supporto. Come l’assistenza dei tanti professionisti che là passano il giorno e la notte, uniti dalla solidarietà verso chi soffre.
Tra le tante storie di persone troverete quella di Daniele, un cuoco de L’Aquila il cui ristorante è venuto giù come un piccolo castello di carte. Lui però non si è dato per vinto e oggi cucina in una delle tendopoli, riuscendo, ve lo possiamo assicurare, a preparare piatti carichi di bontà. Questo il menù di ieri: pasta all’amatriciana come primo piatto; straccetti di manzo accompagnati da insalata come secondo e contorno; budino come dessert; vino, forse anche per sorridere con più facilità.
