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L’Abruzzo tiene e lo fa soprattutto grazie all’agricoltura

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L’Abruzzo tiene e lo fa soprattutto grazie a ciò che sta dietro all’economia reale: l’agricoltura. La conferma arriva dal 6° Censimento generale dell'agricoltura: rigo dopo rigo, al di là di numeri e cifre emerge una fotografia tutta a colori del settore agricolo abruzzese. Nella regione, infatti, risultano attive 66.854 aziende agricole e zootecniche (in Italia: 1.630.420). A parte il fatto che si tratta di una consistenza più che doppia rispetto a quella delle imprese agricole abruzzesi iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, il dato su cui riflettere è che il peso della regione al livello nazionale è aumentato dal 3,2% del 2000 al 4,1%. Ma più in generale si evidenzia come l'Abruzzo sia la regione italiana con il calo più limitato del numero di aziende, tra le uniche quattro dello Stivale con un aumento della superficie agricola utilizzata (+4,4%). Tanto che il peso della regione a livello nazionale, secondo lo studio, è cresciuto dal 3,2% del 2000 al 4,1% dello scorso anno.

Per il presidente della Regione, Gianni Chiodi, è la conferma, l’ennesima, della solidità del sistema produttivo abruzzese. “Si tratta di risultati che non possono che confortarci e rassicurare tutto il mondo agricolo – ha aggiunto il presidente -, che continua a rimanere la punta di diamante della nostra economia e del nostro export". Sulla stessa linea anche il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, che a proposito dei dati diffusi dal Cresa parla di “taglio netto con il passato e soprattutto di una nuova capacità di programmazione promossa dalla Regione Abruzzo; fattori che hanno rilanciato il settore agricolo che marcia in controtendenza rispetto agli altri comparti economici”. Una prova “inconfutabile”, per Pagano, che “le politiche agricole attivate dal Governo regionale sono risultate positive, e il Psr, il Piano di sviluppo rurale, è stato uno strumento sicuramente strategico per consentire la crescita del settore che in passato aveva vissuto momenti difficili”.

Ma i protagonisti di questo risultato sono soprattutto loro, i titolari delle quasi 67 mila aziende, per lo più a conduzione familiare ma in costante espansione. E non manca di sottolinearlo il presidente Chiodi: "stanno mostrando una vivacità ed un dinamismo notevoli e questo ci permette di essere propositivi a livello comunitario. Grazie anche all'attivismo dell'assessore Mauro Febbo e di tutto l'Esecutivo regionale siamo riusciti a captare dall'Europa risorse ingenti che hanno finanziato sia progetti di ammodernamento delle attività esistenti sia 'idee' giovani sottoforma di primi insediamenti. E' la conferma - conclude Chiodi - che anche un settore tradizionale, come quello agricolo, può avanzare in tecnologia e qualità e rispondere con forza e decisione alle sfide dell'internazionalizzazione. Ed in questo dobbiamo essere grati ai nostri corregionali all'estero che contribuiscono a far apprezzare e commercializzare le eccellenze della nostra terra". Guarda oltre i confini nazionali anche Pagano, per il quale in tema di politiche agricole ritiene necessario “avere un rapporto sempre più diretto con l’Ue affinché il sistema agricolo, come le Assemblee regionali hanno più volte chiesto, possa continuare a crescere nei prossimi anni”.

Analizzando più nel dettaglio qualche dato più significativo emerso da censimento, va messo in evidenza che l'aumento della superficie utilizzata si è tradotto in un ampliamento della dimensione media delle aziende, contestualmente ad un calo di quelle piccole e medie. Il settore trainante è quello dell'allevamento bovino, considerando che è praticato da 3.986 aziende (124.341 in Italia) pari al 52,4% di quelle zootecniche. Tra le principali coltivazioni, i seminativi non hanno subito variazioni di rilievo: prevalgono i cereali (oltre 71 mila ettari), le foraggere avvicendate (64 mila ettari, con un aumento del 33,5%) e le coltivazioni ortive (oltre 12 mila ettari, +37,0%). La maggior parte delle superfici agricole (65,1%) è costituita da terreni di proprietà, seppur in netto calo rispetto al 2000 (84,1%); cresce l'affitto (24,2%). La forma di conduzione più diffusa è quella diretta del coltivatore; il 99,3% delle aziende abruzzesi, infine, utilizza manodopera familiare, mentre solo il 4,5% si serve di altri dipendenti.

 

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