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L’Abruzzo va a Bruxelles per fare il punto con l’Europa

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L’Europa esiste. Ed è fatta di Stati, di Regioni, ma soprattutto di cittadini. Che da questa entità sovranazionale hanno imparato a sentirsi tutelati ed accolti. E’ stato così in passato e sarà così in futuro. Perché se c’è una cosa che l’attuale momento di crisi sta dimostrando, è che le istituzioni vanno protette e conservate. E che la democrazia, la stabilità politica e sociale non possono cedere il passo ad egoismi nazionali, a divisioni interne, a particolarismi. E se questo vale per le politiche nazionali, vale ancora di più per quelle sovranazionali.

A dare lo spunto per queste riflessioni e’ stata una “trasferta” che la regione Abruzzo ha compiuto nella sede di Bruxelles. Una come tante. Ma, complice il momento difficile che sta attraversando l’Europa, si è trasformata ben presto in una presa di coscienza, risvegliando sentimenti necessari e trascurati. Ufficialmente, dunque, una visita istituzionale. Ma in realtà per la delegazione regionale è stato molto di più.

E’ stato un contatto autentico con una istituzione che si è mostrata per quello che realmente è: un baluardo di principi e valori, in preoccupante difficoltà, ma che proprio per questo va rafforzato e difeso. L’Europa, oggi soprattutto, è Europa delle Regioni, del territorio, dei cittadini che, spaesati davanti alla crisi, avvertono il bisogno di ritrovare certezze e forza. Che significa saper andare al di là degli interessi nazionali.

E i rappresentanti abruzzesi , guidati dal presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano - c’erano, tra gli altri, i consiglieri Federica Chiavaroli, Emiliano di Matteo e Marinella Sclocco – hanno trovato, a dispetto delle cronache dei giornali, una realtà viva e proiettata al futuro.  E non certo per l’eleganza degli uffici della Regione Abruzzo, sulla prestigiosa Avenue Luise. Ma per l’atmosfera che si respira nei corridoi e nelle stanze. Efficienza, modernità, ordine. E soprattutto tra funzionari e impiegati, una maggioranza di giovani. Un segno in controtendenza, in tempi di gerontocrazia.

L’incontro con l’europarlamentare Erminia Mazzoni, presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, ne ha dato conferma. Perché è stata l’occasione per fare il punto su temi importanti dai quali si attendono risposte dall’Europa. Basti pensare alla Direttiva Bolkestein, sulla disciplina dei servizi, che specie in Abruzzo è destinata ad incidere in maniera rivoluzionaria sulle concessioni demaniali marittime. Non solo. Su più fronti l’Abruzzo si prepara ad appuntamenti decisivi con l’Europa.

Innanzitutto per quanto riguarda la programmazione dei fondi per il 2014-2020. L’Abruzzo è infatti uscito, con Sardegna, Basilicata e Molise, dal novero delle regioni ammissibili ai fondi per l'obiettivo di Convergenza ma potrebbe rientrare tra le regioni 'in transizione'. Ciò significa una diversa distribuzione delle risorse che dovrà essere attentamente valutata.

In secondo luogo, a breve sarà all’esame della Giunta il progetto di legge comunitaria regionale 2011. Una norma di cui non deve sottovalutarsi l’incisività sul futuro del territorio in quanto affronta i temi più delicati relativi alle politiche europee: ambiente, rifiuti, agricoltura, inquinamento elettromagnetico, la già ricordata direttiva Bolkestein. Senza contare che tra gli obiettivi della legge comunitaria 2011 c’è anche la semplificazione amministrativa: una innovazione che se ben strutturata, porterà una rivoluzione sull’intero sistema delle istituzioni regionali, sull’attività degli operatori economici e soprattutto nella vita dei cittadini.

L’Europa quindi c’è e ci dovrà essere a maggior ragione nel futuro. Perché è solo grazie alle sue regole che i territori potranno sfidare e vincere la globalizzazione, che ormai non è più solo economica, ma sociale e politica.

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