L’accordo con Air France rafforza Malpensa ma non tutti l’hanno capito

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L’accordo con Air France rafforza Malpensa ma non tutti l’hanno capito

13 Gennaio 2009

 

L’accordo con Air France-Klm è cosa fatta. E la nuova Alitalia, dopo 63 anni di gestione pubblica, stamattina ha acceso i motori come azienda privata con al fianco un partner industriale internazionale. Un debutto segnato dalle proteste dei lavoratori di Linate e Malpensa che hanno bloccato la regolare operatività dei voli della nuova compagnia. I manifestanti protestano contro l’intesa siglata tra la Cai e i francesi considerata troppo penalizzante per gli scali lombardi. Ma non è così. Anzi l’accordo risulta migliore delle aspettative per quanto riguarda il futuro degli aeroporti del Nord.

Ieri il consiglio d’amministrazione della società che raggruppa i soci della cordata italiana ha dato all’unanimità parere favorevole all’intesa che prevede l’ingresso del vettore franco-olandese nell’azionariato con il 25% del capitale per un controvalore di 323 milioni di euro (con un sovrapprezzo di 40 milioni rispetto a quanto versato dai soci italiani.). Un alleato che, secondo quanto dichiarato dal presidente della Cai Roberto Colaninno, porterà sinergie per 720 milioni di euro nei prossimi tre anni.

Termina così la lunga querelle sul partner straniero, con un’intesa che si presenta più vantaggiosa rispetto al piano di vendita concordato l’anno scorso tra i francesi e il governo Prodi. I vantaggi sono almeno su due punti. Primo: resta in mano italiana un asset strategico del Paese, il trasporto aereo, con tutti gli auspicabili risvolti positivi sull’economia nazionale che andranno a compensare ampiamente i costi sulla collettività che questa operazione avrà nel breve termine, cioè gli oneri dovuti in primo luogo all’attivazione degli ammortizzatori sociali. Secondo: è previsto un piano di sviluppo per l’aeroporto di Malpensa insieme a una riorganizzazione dell’intero sistema aeroportuale italiano che era necessario ormai da troppo tempo, soprattutto per andare incontro alle esigenze dei viaggiatori.

Partiamo dal secondo punto: l’alleanza con i francesi assicura un ruolo di primo piano a Malpensa e quindi sembrano davvero inopportune le proteste di stamattina dei lavoratori della Sea, la società che gestisce gli scali lombardi. L’anno scorso il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, aveva messo sul piatto una serie di condizioni che prevedevano un colpo di grazia per lo scalo lombardo. Con la firma di ieri, invece, è stata confermata nero su bianco «la priorità strategica su Malpensa – ha sottolineato Colaninno – nei prossimi anni è previsto lo sviluppo delle rotte intercontinentali moltiplicandole dalle 3 attuali fino a 14». L’aeroporto, ha aggiunto il numero uno della Cai, è destinato «a diventare l’hub di riferimento della mobilità globale dei clienti business che vivono e operano nella pianura padana, mercato che nel complesso rappresenta il quarto a livello europeo e l’ottavo al mondo». Un chiaro segnale alla Lega e agli amministratori locali del Nord che temono il ridimensionamento dell’aeroporto varesino. Per realizzare questa scelta strategica, ha spiegato Colaninno, è però necessaria la razionalizzazione del ruolo di Linate, come aeroporto specializzato nella tratta Milano-Roma, e il rispetto dei tempi previsti per la realizzazione delle infrastrutture di collegamento tra Milano e Malpensa.

Per quanto riguarda invece Fiumicino, l’impegno della nuova Alitalia sarà quello di massimizzare la presenza delle rotte verso il Meditterraneo, verso l’Estremo Oriente e verso il Sud America. La netta divisione dei ruoli tra Milano e Roma, ma con pari dignità, dovrebbe far rientrare le proteste degli amministratori lombardi, che ancora ieri auspicavano un accordo con Lufthansa ritenuto più vantaggioso per il Nord, ma solo in via ipotetica, visto che non è mai arrivata una proposta concreta dai tedeschi. Alitalia e Air France svilupperanno insieme una strategia in cui Fiumicino e Malpensa saranno protagonisti al pari di Parigi e Amsterdam. L’accordo prevede anche l’ampliamento dell’offerta di voli nazionali, europei e intercontinentali da e per Roma e Milano, e il miglioramento della qualità e dell’efficienza del servizio. D’altronde Colaninno è stato chiaro: il primo obiettivo della nuova gestione è la «centralità del cliente», mentre sul fronte delle tariffe è intervenuto l’amministratore delegato della Cai, Rocco Sabelli, assicurando che i prezzi dei biglietti non aumenteranno.

L’italianità della compagnia, promessa dal premier Silvio Berlusconi in campagna elettorale, sarà garantita attraverso una clausola “lock up”: per quattro anni, fino al 12 gennaio 2013, nessun socio italiano potrà cedere le azioni all’esterno della compagine azionaria di Alitalia, né potrà cederle ad AirFrance-Klm. Al quinto anno – tra il 13 gennaio e il 28 ottobre 2013 – il trasferimento delle azioni a terzi sarà possibile, solo a condizione che gli altri soci italiani non abbiano esercitato il diritto di prelazione e che il trasferimento sia approvato dal cda di Alitalia. Il lock up viene meno, solo nel caso di quotazione in Borsa, a partire dal terzo anno.

Garanzie solide anche per quanto riguarda la guida della compagnia. Il nuovo statuto prevede una completa autonomia gestionale di Alitalia rispetto all’alleato industriale. Per quanto riguarda la governance lo statuto introduce alcune novità: il consiglio di amministrazione è allargato a 19 componenti, di cui 3 designati da Air France; viene istituito un Comitato esecutivo – composto da 9 amministratori, di cui 2 nominati da Air France – cui sono riservate le decisioni strategiche di gestione e ampi poteri di amministrazione. Ma c’è di più: le azioni Alitalia saranno divise in due categorie, quelle ordinarie possedute dagli attuali soci italiani, che garantiscono pieni diritti, e quelle di categoria B, riservate ad Air France-Klm. Queste ultime saranno riscattabili da Alitalia , nel caso di risoluzione degli accordi di partnership per responsabilità di Air France e nel caso di mancato raggiungimento dei livelli minimi di sinergia industriale e commerciale.

Restano sullo sfondo i mal di pancia di alcuni sindacati preoccupati per il futuro dei lavoratori. «Cercheremo di riportare tutti coloro che sono in cassa integrazione o in precariato all’interno dell’Alitalia», ha detto Colaninno. Una promessa che vale la pax sindacale: la nuova Alitalia parte anche con l’obiettivo di far dimenticare ai viaggiatori i tanti disagi causati della lunga catena di scioperi e proteste degli ultimi anni.