Lady FMI, Christine Lagarde, a processo per caso Tapie

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Lady FMI, Christine Lagarde, a processo per caso Tapie

12 Dicembre 2016

Il direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, rischia una condanna per negligenza, fino ad un anno di carcere e una multa di 15.000 euro per fatti risalenti a quando era ministro dell’Economia e delle Finanze. A giudicarla sarà la Corte di Giustizia della Repubblica, un tribunale speciale, con sede a Parigi, che si occupa dei casi d’infrazione commessi dai ministri. La corte è composta da tre magistrati professionali della più alta corte francese e 12 membri dell’Assemblea Nazionale.

La Corte speciale dovrà pronunciarsi entro il 20 dicembre sul risarcimento pagato all’imprenditore Bernarde Tapie, alleato dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, risarcimento che secondo l’accusa poteva essere evitato. La direttrice del FMI ha fin dall’inizio del processo, ovvero nel luglio 2011- un mese dopo la sua nomina alla guida dell’organizzazione internazionale – si è sempre dichiarata non colpevole e di aver agito nell’interesse dello Stato.

Il processo rischia di danneggiare gravemente la carriera della 60enne ex ministro delle Finanze, considerata una delle donne più potenti del globo: Lagarde, è stata la prima donna a diventare ministro delle Finanze e la prima alla guida del FMI. La credibilità dell’istituzione con sede a Washington è stata già scossa quando il suo predecessore, Dominique Strauss-Kahn, accusato di violenza sessuale nel 2011, fu costretto a dimettersi. Questo nuovo caso rischia di sollevare dubbi sulla capacità della lady dai capelli argento di rimanere a capo del FMI .

I fatti su cui la Corte speciale cerca ora di fare chiarezza risalgono a metà degli anni novanta. La famiglia Dassler, proprietaria del il 95% della casa di abbigliamento Adidas, in difficoltà economiche vendette le quote azionarie maggioritarie dell’azienda. Tapie la rimise in piedi e nel 1993, quando fu nominato ministro, venne invitato a vendere l’azienda per evitare conflitti d’ interesse. Tapis affidò la cessione della sua quota, allora al 78%, al Credit Lyonnais. La banca d’affari cedette la società per 315,5 milioni di euro a una cordata in cui era presente una controllata della banca e poi la rivendette ancora per 701 milioni. Tapie contestò l’operazione e fece ricorso. citando in giudizio la banca francese Credit Lyonnais per la gestione della vendita della quota di maggioranza dell’Adisas. Quando Lagarde divenne ministro delle Finanze nel 2007, la lunga battaglia legale tra Tapie e la banca ora pubblica era ancora irrisolta pertanto cercò così di superare l’empasse attraverso un arbitrato insolito. La scelta di arbitrato si rivelò disastrosa per lo Stato- poichè nel frattempo il Credit Lyonnais era fallito ed era stato rilevato da una struttura pubblica, il CDR. Nel 2008 la Corte arbitrale decise che il CDR, cioè lo Stato, pagasse 405 milioni di euro a Tapie. Christine Lagarde accettò attirando a sè forti critiche da parte dell’opinione pubblica francese.