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L’altra faccia della “canna”

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Non ho remore nell'ammettere che ho avuto un grande feeling con la pianta della cannabis, ed anche per lungo tempo, praticamente dal 1990 al 2005. Quindici anni credo siano un tempo sufficiente per sviluppare una certa "cultura" in materia...si pensi ad un assiduo ed interessato frequentatore delle più pregiate enoteche del mondo: dopo un lasso di tempo di quindici anni, credo egli possa vantare come acquisito il diritto di disquisire di vini, loro proprietà e caratteristiche possedendo una certa cognizione di causa di quanto affermato ed una ampia competenza in materia.

Ecco perché, dopo aver assaporato in ogni modo ogni tipologia di hascisc e di marijuana, dopo aver scandagliato più volte in lungo ed in largo Amsterdam (la Mecca dei fumatori), dopo averla coltivata in casa e dopo averla venduta agli amici vorrei dire la mia. Gradirei farlo perché sento e leggo molte opinioni errate in merito: politici che parlano demonizzando l’argomento senza (probabilmente) averlo mai affrontato e conosciuto veramente, altri politici che ne parlano difendendolo (probabilmente essendone ancora sotto l’effetto dei fumi medesimi), sociologi che discettano come sempre sentenziando su tutto e tutti, e così via.

Senza essere presuntuoso, gradirei consigliare la lettura di queste mie considerazioni a chi vuole farsi un’idea un po’ più chiara ed obiettiva in materia, a quei genitori che hanno dei figli in età “sensibile” (e purtroppo al giorno d’oggi, già il padre di un/a quattordicenne deve stare all’erta), e a quei ragazzi che “una canna ogni tanto non fa male”.

Proprio per la mia esperienza, i conseguenti danni auto-inflitti, e la mia attuale sanità celebrale ormai sgombra da particelle di thc (il principio attivo principale, presente nei pollini della pianta: quello che dà “lo sballo”) sfido chiunque a confutare la veridicità delle mie parole. Partirò da alcune verità tanto decantate dai cosiddetti “antiproibizionisti”, certamente arroccati su tali posizioni più per motivi elettorali che ideali.

-VERO che la cannabis (o meglio, i suoi derivati a scopo terapeutico) può essere impegnata positivamente nei confronti degli effetti collaterali di alcune patologie, come ad esempio avviene già in Canada ed in California. In questi stati ad esempio, chi è affetto da una qualche forma di cancro e si cura con la chemioterapia subisce come effetto collaterale una sempre crescente inappetenza, la quale potrebbe debilitare ulteriormente un fisico già provato dalla malattia. Ecco che entrano in gioco queste (sperimentali) cure omeopatiche a base di cannabis, la quale possiede questa particolarità di essere ipoglicemica ed ampliare così in modo notevole la sensazione di appetito. Si inducono in questo modo i malati a mangiare di più sopportando conseguentemente meglio le terapie. E lo stesso anche per i malati di aids allo stato più avanzato. A tutti coloro che predicano le virtù medicalmente benefiche della pianta, dico perciò che si tratta di casi limite e che certo, credo, ognuno di noi vorrebbe evitare di provare… nonostante la somministrazione gratuita della pianta psicotropa! Se proprio volessimo posizionarci all’apice del buonismo, potremmo affermare che la cannabis è un vasodilatatore: colesterolizzati di tutto il mondo, spinellatevi?

Ad ogni modo, avviso per i genitori: se vostro figlio/a esce con gli amici dopo cena, rientra dopo qualche ora e osserva con sguardo assatanato l’interno di frigor e credenze, dopodiché ingurgita un panino con la nutella seguito da un panino col taleggio state tranquilli: si fuma le canne. E’ quella che i giovani chiamano “la fame chimica”, e nei paesi anglosassoni è detta “munchies”.

-VERO che quasi tutte le sostanze propedeutiche allo “sballo” giovanile presenti sul mercato al giorno d’oggi (cocaina, acidi, extasy, anfetamina, alcolici assunti in forte quantità e mixati a pastiglie) pongono il giovane che le assume in uno stato di aggressività verbale e fisica a volte davvero pericolosa, per sé ed anche per gli altri (pensiamo a chi si mette alla guida pensando di essere Schumacher, o chi per un nonnulla mette le mani addosso ad un genitore…). La cannabis invece può dare sensazioni di pienezza, rilassamento, leggera euforia al pari di qualche bicchiere di vino, apparente benessere fisico e psichico e più facilità nei rapporti con le altre persone. Vero. L’ho sperimentato personalmente. Però il vero va detto per intero: si tratta di una “pace interiore” indotta e limitata nel tempo. Si sosterrà che comunque una simile sostanza fa bene a tanti giovani così naturalmente aggressivi a causa di vari fattori esterni imputabili alla società, alla disgregazione della famiglia, alle difficoltà della vita….. Certo, a patto che si fumino canne h24, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno… vale la pena rischiare un cancro al sistema respiratorio per imparare ad avere un maggiore controllo di se stessi?

E poi, tutta questa “pienezza” e “rilassatezza” post-canna si ha in virtù del fatto che fumando si abbassa la pressione arteriosa, associata ad una depressione del funzionamento del sistema nervoso centrale. Perciò basta esagerare un pizzico, e si finisce immediatamente in lipotimia: cioè un vero e proprio svenimento con perdita di coscienza che può avere anche effetti devastanti se non viene trattato immediatamente ed adeguatamente, in quanto cala l’irrorazione dei vasi sanguigni del cervello. Una signorina che ebbe l’occasione di fumare hascisc con me su una spiaggia della Corsica, e poco dopo dovette essere ricoverata d’urgenza a Calvi dopo avere perso i sensi mi resterà per lungo tempo nella memoria, assieme all’enorme spavento che mi presi.

-VERO che la cannabis non dona dipendenza come eroina o cocaina, ma probabilmente è una sostanza ancora più subdola. L’eroina e la cocaina causano delle dipendenze “fisiche”: l’eroinomane si contorce fra gli spasmi ed i dolori fisici causati dall’astinenza, e per iniettarsi è pronto a commettere reati o altre illegalità. Lo stesso per il cocainomane: la sostanza che gli dona l’apparente onnipotenza ed invulnerabilità non è mai sufficiente, e così si entra nell’illegalità pur di procurarsi i soldi per la “sniffata”. La cannabis non dà assuefazione “fisica”, ma procura una totale assuefazione “psichica”: il giorno in cui “non si fuma” è un brutto giorno, non certo divertente, né tantomeno eccitante… ma un giorno spento, vuoto, apparentemente inutile. E così, si ritiene sia meglio “fumare”, tanto non è una “droga vera”! …e canna dopo canna, giorno dopo giorno, ci si droga per decenni con i relativi danni (comprovati scientificamente) ad esempio sull’uso della memoria, sull’apparato respiratorio (le “canne” non hanno filtro, e si mescola la sostanza al normale tabacco delle tanto famigerate e demonizzate Marlboro…) e soprattutto sulla propria gioia di vivere. Chi fuma regolarmente spinelli ama la vita solo quando è sotto effetto, altrimenti è depresso cronico.

-VERO che la cannabis illegale fornisce un’ enorme voce in capitolo al fatturato annuale delle organizzazioni criminali che la trafficano. Però, sempre parlando di conti, qualcosa non torna. Siamo in una società dove imperversa il “politically correct”: le multinazionali del tabacco sono letteralmente demonizzate, e guai a loro se fanno una qualsiasi forma di pubblicità diretta in qualsiasi luogo. I produttori di alcolici e superalcolici possono sponsorizzare il loro prodotto, ma stando bene attenti a consigliarne l’uso responsabile ed il consumo modico. Per le canne invece è il contrario: si invoglia indirettamente il consumo innalzando la dose minima consentita quale possesso personale, facendo passare il subdolo messaggio psicologico che “fa meno male di altro”. E senza nemmeno accorgersi che nel dedalo di leggi, leggine e sottoleggi, il giovane che “fuma” e si compra ai giardinetti due canne per la serata non ha alcuna dimestichezza e non ne avrà nulla a che fare, ed invece a giovare dalla ulivistica pensata e legiferata connessa saranno proprio soltanto gli spacciatori, così bene attenti alle leggi per poter difendere il loro business stando alla larga dalle patrie galere. Una legge modificata per mandare meno ragazzi in galera, certo. Ma che in questo modo eviterà di mandarci anche e soprattutto chi la meriterebbe!

E’ difficilissimo, quasi impossibile, celare il fascino (specialmente ad un giovane) di una cosa proibita. Credo perciò che ci sarà sempre qualcuno che si farà le canne, ed è inutile fare le guerre all’argomento. Un po’ come per la prostituzione. Però è un conto mettere bene in guardia i nostri ragazzi che, come andando sempre e solo con prostitute non si potrà avere mai la possibilità di sperimentare l’amore vero, così fumando spesso delle canne si andrà incontro a dei seri rischi, fisici ma soprattutto psichici e di vita futura; ed un altro conto è invitarli allegramente a spinellarsi sostenendo che “male non fa”.

Questo è il nocciolo del problema. Abbiamo davanti ai nostri occhi una generazione di giovani iperprotetti dai genitori, benestanti, ai quali non manca nulla ma che applicano nei confronti della vita lo stesso criterio che usano le popolazioni del terzo mondo: arriviamo a sera, poi domani si vedrà. Nella grande maggioranza dei giovani fra quindici e venticinque anni, non esiste una pianificazione del proprio futuro nemmeno più a breve termine, non c’è un progetto di studio finalizzato ad una precisa vita lavorativa, non ci sono più ideali, non ci sono più nemmeno i Santi, non c’è più una identità personale basata sulle proprie radici, né sulla propria nazione, né sulla propria cultura. Ci si muove dove ci suggerisce mamma tv o qualche moda del momento, e laddove va il resto della massa. In una situazione simile, non c’è droga più pericolosa della cannabis. Apparentemente innocua, ma che annulla le aspirazioni ed azzera la volontà. Non si cerca più una realizzazione o un miglioramento in campo lavorativo accontentandosi di quel che si ha, fosse anche poco; si scelgono i percorsi di studio più agevoli e meno complicati anziché quelli più utili alle nostre inclinazioni ed aspirazioni; ci si circonda di persone sulle quali non ci si pongono domande in merito alle reali affinità che hanno con noi… l’importante è che si fumi tutti assieme…. due amici, la chitarra e uno spinello, cantava Stefano Rosso. Oltre non si va proprio.
Ad una società di “ammosciati”, vale la pena somministrare un “ammosciatore”?

Ho fumato per quindici anni, senza gravi conseguenze fisiche, per fortuna. Ogni tanto però mi abbandona un po’ la memoria, anche se ho solo 33 anni.
Ma il rimpianto più grave che non mi perdonerò mai, è quello che sento quando mi volto indietro. Vedo tutto quello che avrei potuto fare (o evitare di fare), le scelte e le amicizie dettate solo dall’euforia cannabinoidea, l’università lasciata interrotta, i rischi con la giustizia, i soldi buttati al vento, i dispiaceri ed i danni causati alla mia famiglia e a chi mi era vicino. E poi vedo me: rilassato, felice, pacifico, sorridente… ma non è il sorriso di uno che ama la vita, ma solo il sorriso artificiale di un ebete rincoglionito.

Se avete una forza di volontà tale da poter fumare sporadicamente, in compagnia di amici, un paio di volte l’anno, è un conto. Altrimenti lasciate stare, ragazzi, c’è solo da perderci. E’ falso che “chi inizia con gli spinelli, finisce con l’eroina”, ma è assolutamente vero che ha buone probabilità di autodemolire il proprio futuro! Tenetevi lontano da questa innocua ed attraente pianta, dietro la quale si cela una droga bella e buona i cui danni si vedono a lungo e non a breve termine, ma solo se si ha l’onestà intellettuale di ammettere le proprie sconfitte e tare giovanili.
O sennò, e se vi accontentate, potreste diventare un Francesco Caruso qualunque.

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1 COMMENT

  1. Solo perche tu hai passato
    Solo perche tu hai passato questo non vuol dire che sia legge.. ogni persona è diversa. Ogni psiche è differente.. hai raccontanto la tua esperienza.. bene.. non è di certo una certezza assoluta.. e pensare che sia cosí, è un atteggiamento ignorante, e molto chiuso.
    Per te è cosi.. per altri no.
    Generalizzare è sbagliato in ogni caso..
    sono passati 10 anni, e i test scientifici sono andati avanti.. sarebbe da rivedere ció che hai detto.. buona vita.

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