L’ambasciatore russo alla Nato: “In Georgia è genocidio”
11 Agosto 2008
di Redazione
L’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitri Rogozin, ha accusato la Georgia di aver perpetrato "un genocidio premedidato senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale" in Ossezia del sud. Parlando in una conferenza stampa indetta a Bruxelles, Rogozin ha affermato che il presidente di Tbilisi Mikheil Saakashvili è responsabile di "crimini contro l’umanità e crimini di guerra di cui dovrà rispondere, a prescindere da quello che diranno i suoi difensori".
Le vittime civili del conflitto in Ossezia del sud sono "oltre 2.500". Lo ha affermato l’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitri Rogozin, durante una conferenza stampa a Bruxelles, in cui ha accusato l’esercito georgiano di aver "bombardato a tappeto" l’Ossezia del sud, compiuto "esecuzioni di massa", sparato contro civili con i carri armati e di essere responsabile di "stupri di massa delle donne ossete".
Secondo Rogozin al momento ci sono 35.000 rifugiati in Ossezia del nord, parte della Federazione russa, mentre altre 17.000 persone sarebbero scappate dalla capitale dell’Ossezia del sud, Tshinkvali, verso le montagne. Nella repubblica separatista oggetto del conflitto tra Georgia e Russia sarebbero rimaste "dalle 9mila alle 15mila persone in situazione disperata". L’ambasciatore ha dichiarato che la città "è distrutta al 98%" e che sotto le sue macerie giace un numero imprecisato di persone.
Dopo la firma di una tregua unilaterale da parte georgiana, la Russia ribadisce che le "condizioni per il cessate il fuoco restano invariate", ovvero la Georgia deve effettuare il "totale ritiro" delle proprie truppe e deve firmare un accordo di non belligeranza con l’Ossezia del Sud. Lo precisa il ministero degli Esteri russo alle agenzie di stampa moscovite, mentre da Tbilisi arriva la conferma della firma del cessate il fuoco, alla presenza del ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner e del finlandese Alexader Stubb, presidente dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) in missione negoziale a Tbilisi. Lo Stato maggiore russo contesta le dichiarazioni georgiane sul ritiro già avvenuto, e sostiene che unità militari sono ancora presenti in Ossezia del Sud. Il presidente della Georgia Mikheil Saakashvili, ha dichiarato che nel corso del conflitto tra Mosca e Tbilisi "tra gli 80 e i 90" velivoli militari russi sono stati abbattuti e "centinaia di soldati russi" uccisi.Secondo la versione dello Stato maggiore russo, raccolta dall’agenzia Interfax, il bilancio dello scontro armato è di 18 militari uccisi, 14 dispersi, 52 feriti e 4 velivoli abbattuti. La Russia, comunque, "non ha come obiettivo lo spodestamento del presidente Mikheil Saakahsvili. Il suo destino è nella mani del popolo georgiano". La sottolineatura arriva da Boris Malakhov, un portavoce del ministero russo degli Esteri, mentre da più parti si ipotizza che Mosca punti a sbarazzarsi del capo di stato georgiano, apertamente filo-americano.
fonte: APCOM
