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L’ambiguo accordo tra Pakistan e talebani preoccupa gli Usa

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Altro che lotta al terrorismo: lo scorso 27 marzo il Pakistan e i guerriglieri talebani di ben sette regioni confinanti del sud  e del nord del Waziristan hanno siglato un patto di non aggressione.

Che è  completamente interpretabile  in chiave anti americana.

E’ il terzo del genere dopo quelli  del 2005 e del 2006, ma è sicuramente il più ambiguo: si potrebbe parlare di  vero doppiogiochismo.

L’accordo prevede che da una parte i talebani si impegnino assai genericamente a non dare sostegno nella loro area tribale ad alcun tentativo di attività sovversiva, mentre in cambio le autorità governative di Karachi mettono in gioco qualcosa di molto più concreto: la promessa di non arrestare nessun sospetto terrorista tra i talebani e i loro amici senza che prima venga un assenso da parte dei “vecchi” (gli shaik) delle tribù che controllano l’area in cui talebani e terroristi si nascondono da sempre. Nonché il futuro rilascio dei tanti sospetti terroristi arrestati negli ultimi due anni.

L’accordo è stato siglato a Bajaour che guarda caso è la capitale di tutta questa area dove nel gennaio del 2006 Ayman Al Zawahiri, il numero due di Al Qaeda dopo Bin Laden, scampò per miracolo di morire sotto un air strike americano.

Usa e Nato avevano già criticato gli accordi del 2005 e del 2006 che avevano comportato il ritiro delle truppe pakistane dalle zone tribali .

Ora però questo patto di non belligeranza rischia di fare il gioco dei qaedisti che sanno ora  di potersi muovere liberamente in quei territori purchè non diano nell’occhio organizzando attività militari. Insomma un sicuro rifugio offerto a tutti, anche a Bin Laden e al Zawahiri, purchè la resistenza anti americana si sposti altrove.

Ma in queste condizioni la lotta al terrorismo e  la cattura dei latitanti storici di Al Qaeda può diventare di fatto impossibile in alcune zone del Pakistan e in buona parte dell’Afghanistan.

Le fonti che hanno passato la notizia  a France Presse parlano anche di  una specie di loyla girga di 770 capi tribù convocata per benedire tale accordo. Presenti all’assemblea anche gli ufficiali dell’esercito pakistano di Khar, i soliti ulema sunniti, i vecchi, i saggi e così via.

Con France Press ha parlato il portavoce dei talebani, Malik Abdul Haziz, non nascondendo affatto la propria soddisfazione: “il Pakistan non farà più raid sui nostri posti senza solide prove e ritirerà gli arresti effettuati contro la nostra gente sulla base di semplici sospetti.”

Cosa che implicitamente potrebbe significare il rilascio di centinaia di prigionieri. In cambio “le locali tribù talebane assicurano firmando l’accordo che nessuna di loro prenderà parte in alcuna attività sovversiva”.

Insomma il governo del Pakistan ha deciso di scambiare il certo, cioè il rilascio di sospetti terroristi e l’impegno a  non arrestare nessuno senza prima avere consultato i saggi delle tribù, con l’incerto, cioè la promessa che nessun talebano parteciperà ad attività sovversive future contro il Pakistan.

Quasi comico per la sua ambiguità anche il commento, altrettanto soddisfatto di quello della propria controparte talebana, rilasciato dal sindaco della locale amministrazione di Bajaur, lo shaik Shakil Qasir.

Che dice di volere fare pressione sui “vecchi delle tribù perché ci aiutino a tenere la pace e l’unità nella regione e a dare un’occhiata sui movimenti di gente sospetta ai confini afgano-pakistani di modo che quest’ultima, che rappresenta i nemici del nostro popolo, fallisca nei propri disegni di distruggere la pace”.

La pena per chi violerà l’accordo sarà quella di avere la casa demolita e l’espulsione dalla regione, come è consuetudine tribale.

E questo significa anche che la loyla girga ha dotato le tribù talebane di una sorta di diritto di vita e di morte su tutti i propri appartenenti che potranno in ogni momento vedersi ricattati con ritorsioni sulla casa o sulla libertà personale, ma non necessariamente in relazione alla propria appartenenza a movimenti terroristici. E’ bene anche precisare che in quelle zone il Pakistan dal settembre 2001 a oggi ha dispiegato migliaia di soldati e che nelle battaglie con i ribelli ne sono morti 700, contro le mille unità talebane cadute.

Una proporzione veramente troppo alta ai danni dell’esercito di Musharraf, che in parte può anche spiegare quest’accordo che può essere interpretato come una resa mascherata. Difficile comunque vendere questa cosa all’amministrazione Bush come un passo concreto nella lotta al terrorismo islamico di matrice qaedista. Che potrà invece continuare a dormire sonni tranquilli in quelle aree dove i simpatizzanti e i militanti si contano sull’ordine delle migliaia di persone.

 


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