L’America domani alle urne: referendum su Obama, a un anno dalla vittoria

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

L’America domani alle urne: referendum su Obama, a un anno dalla vittoria

02 Novembre 2009

L’America domani si reca alle urne in quello che secondo gli analisti è destinato a trasformarsi nel primo referendum sull’operato di Barack Obama: il barometro della sua popolarità, a un anno esatto dalla sua storica elezione.

Il test elettorale di martedì 3 novembre è ben più modesto rispetto al grande banco di prova del voto di metà mandato, nel novembre 2010. Quando il paese sarà chiamato a rinnovare un terzo del Senato, tutta la Camera dei rappresentanti e più di due terzi dei governatori. Ciò nonostante i segnali che manderà sono destinati ad essere interpretati come un’anteprima degli umori della nazione in un momento in cui Obama è crollato nei sondaggi (dal 62% al 51% in tre mesi) ma anche i repubblicani, secondo un’inchiesta condotta CNN, sono visti con favore solo dal 36% degli americani.

La posta in ballo è altissima. Tanto che ieri il presidente Obama è volato in extremis in New Jersey per appoggiare l’uscente governatore democratico Jon S. Corzine, alle prese con il formidabile avversario repubblicano Christopher J. Christie. In Virginia – che come il New Jersey nel 2008 votò Obama – la Casa Bianca ha già gettato la spugna dopo che gli ultimi sondaggi danno il Repubblicano Bob McDonnell trionfante sul Democratico Creigh Deeds.

 A New York il sindaco Michael R. Bloomberg e il rivale democratico William C. Thompson Jr. hanno tenuto comizi per tutto il weekend nel tentativo di conquistare gli ultimi indecisi. Ma il miliardario Bloomberg (che ha fatto cambiare la legge sul limite dei mandati per essere rieletto una terza volta) è in una botte di ferro grazie ad una superiorità finanziaria che gli ha permesso di oscurare il rivale “povero”, inondando persino i taxi della città coi suoi spot.