Home News L’America e la democrazia sono sempre più vicine alla sconfitta

Per chi suona la campana

L’America e la democrazia sono sempre più vicine alla sconfitta

8
10

Gli Stati Uniti stanno affrontando una profonda crisi che minaccia la salvaguardia del governo della gente, dalla gente e per la gente. Forse la peggior crisi che si registri dai lontani anni del 1850-1860. Il fatto di non essere riusciti a trovare e ad applicare le riforme necessarie negli anni che vanno dal 1850 al 1860, ha portato, nel decennio successivo, alle guerre più difficili e sanguinose di tutta la storia americana. Si potrebbe quindi dire che le crisi in cui ci stiamo imbattendo oggi sono paragonabili alla combinazione di eventi che ha portato all’ascesa delle dittature durante la Grande Depressione degli anni Trenta. Tuttavia, l’economia e la forza che sta alla base del patriottismo americano hanno fatto sì che gli Stati Uniti trionfassero prima sulla Germania nazista, l’Italia fascista e il Giappone imperiale e poi, 50 anni dopo, sull’impero sovietico.

Quella marcia in più nella potenza economica, nella vitalità culturale, nelle capacità istituzionali, si è andata affievolendo sempre più nell’ultima generazione. E nel momento stesso in cui l’America ha cominciato a perder colpi, i nostri avversari si sono moltiplicati e, cosa ancor peggiore, hanno incredibilmente aumentato la loro potenzialità. Le nostre capacità militari spesso ci ingannano, portandoci a sopravvalutare enormemente la forza di cui disponiamo rispetto a quella dei nemici. E questo anche perché la forza militare che abbiamo raggiunto rappresenta ad oggi un vero successo, frutto del capitale investito in passato nella tecnologia, nell’equipaggiamento e nell’addestramento.
Nei romanzi recentemente pubblicati dal titolo Pearl Harbor e Days of Infamy, Bill Forstchen, Steve Hanser e il sottoscritto delineiamo un’analisi storica secondo cui il corso degli eventi sarebbe stato ben peggiore se l’ammiraglio Yamamoto avesse condotto la flotta giapponese direttamente fino a Pearl Harbor quel 7 dicembre 1941. Una minaccia così aggressiva e tecnologicamente avanzata avrebbe provocato molti più danni agli Stati Uniti di quanto i giapponesi siano effettivamente riusciti a fare.   
Nell’affrontare il capitolo dell’Asia negli anni Trenta, ciò che ci ha più sorpresi è stato il grado di auto-inganno degli inglesi. I piani per proteggere la Malesia e Singapore erano assurdi e irrealizzabili. La necessità di reperire le risorse necessarie a contenere la crescente minaccia del nazismo tedesco in Europa, rendeva praticamente impossibile reperire ulteriori risorse per la protezione degli interessi britannici in Asia. Inoltre, la burocrazia del settore Difesa e la leadership politica britannica non riuscirono ad affrontare la crescente sfida del Giappone e, sul piano intellettuale, non sono state in grado di riflettere a fondo sulla necessità di un netto cambiamento di strategia e di risorse. Il risultato, dunque, è stato una serie di catastrofiche e umilianti sconfitte, sin dalle prime settimane di guerra, ad Hong Kong, Malesia, Singapore e Birmania. Il fatto di non essere stati realisti nel valutare le minacce alla propria sicurezza e le risorse necessarie ad affrontarle, è costato all’impero britannico una delle più grandi umiliazioni della sua lunga storia.

Oggi l’America, con il suo lento declino, sembra andare incontro ad una netta sconfitta, proprio come quella britannica del 1941. I requisiti strategici contano molto di più della potenza militare diretta.
Per requisiti strategici bisogna intendere la forza intellettuale, la forza economica, una profonda comprensione di ciò che minaccia l’America – e dei rimedi da utilizzare –, insieme a sistemi istituzionali definiti attraverso la professionalità e il raggiungimento degli obiettivi, piuttosto che dalle procedure e dalla burocrazia. Proprio in ciascuno di questi aspetti gli Stati Uniti mostrano un costante declino, e sembra che non ci sia alcun segno di effettiva volontà di cambiare le cose.
Un programma strategico per un grande Paese dovrebbe realizzarsi in un orizzonte temporale che va dai 15 ai 25 anni.

Nella Commissione Hart-Rudman, magistralmente guidata dal Generale Boyd e alla quale ho avuto il privilegio di partecipare, abbiamo passato in rassegna gli ultimi 25 anni nell’intento di comprendere cosa fosse necessario fare. Il rapporto che ne è scaturito, rilasciato nel marzo 2001, è un’analisi ancora valida nonostante il tempo trascorso, ma gli sforzi realmente compiuti da allora sono stati deboli ed inefficaci.

Le maggiori minacce strategiche agli Stati Uniti provengono da:
-    un sistema cinese in continua crescita, con potenza economica, scientifica e militare;
-    la rinascita di una Russia autocratica che utilizza le sue grandi capacità energetiche per ricostruire la sua potenza militare, pur permanendo il declino e il degrado della popolazione;
-    un attacco aggressivo e mirato da parte dell’ala fondamentalista dell’islam per sconfiggere l’Occidente, eliminare Israele e imporre una dittatura fascista islamica;
-    un numero crescente di Stati “canaglia” bramosi di acquisire armi di distruzione di massa per proteggersi contro le democrazie e riuscire ad imporre la propria volontà ai loro vicini;
-    un sistema emergente di pseudo-legalità sostenuto da un’elite burocratica internazionale che indebolisce le democrazie, protegge azioni malvagie e cruente, e assorbe le energie di Paesi rispettabili, attraverso disoneste macchinazioni senza fine.

Queste cinque minacce si stanno sviluppando contemporaneamente, in parallelo e a volte incrociandosi l‘una l’altra. Qualsiasi grande strategia americana dovrebbe tenerle in considerazione tutte e cinque, escogitando un modo per sconfiggerle una dopo l’altra.
Uno dei grandi errori delle due ultime Amministrazioni è stato quello di non voler riconoscere quanto le sfide alla sicurezza dell’America fossero diventate grandi e difficili da affrontare. Gli sforzi americani attualmente sono troppo deboli, privi d’immaginazione, senza coraggio. L’America ha bisogno di un vero dibattito, profondo ed essenziale, che ci faccia riflettere sulle sfide che dobbiamo affrontare, sulle minacce che potrebbero distruggere il Paese, e sulle opzioni strategiche che devono essere sondate.

L’America è a un bivio, due sono le scelte possibili: ridimensionare i propri obiettivi strategici per accettare un posto secondario nel mondo, oppure riformare in modo profondo il suo sistema per esser in grado di realizzare le sue aspirazioni mondiali. Scegliere una via di mezzo tra queste due alternative potrebbe rivelarsi un disastro. Voglio essere molto chiaro. L’America si trova di fronte al rischio sempre più reale di un sistema cinese scientificamente più avanzato, più efficiente sul piano burocratico, e con un’economia più ampia in grado di focalizzare le proprie risorse su un accrescimento della potenza, attraverso gli strumenti nazionali. L’America si trova di fronte alla minaccia sempre più reale dell’autocrazia russa, in grado di fornire armi avanzate ad ogni sua nazione e ad ogni movimento interessato al declino della potenza americana, e proiettato alla formazione di alleanze contro l’America, guidate di volta in volta da scelte di convenienza. L’America si trova di fronte al pericolo sempre più reale che le forze del fanatismo sia sciita (finanziato e guidato principalmente da Iraniani) che sunnita (finanziato principalmente da Sauditi e da altri sponsor locali, ma sempre più coordinato con gli iraniani) stiano vivendo uno slancio strategico sul piano politico, così come su quello delle potenzialità terroristico-militari. L’America si trova di fronte all’incredibile pericolo che Stati e movimenti “canaglia” possano acquisire sistemi nucleari, biologici, radiologici ed informatici in grado di infliggere danni enormi all’America e ai suoi alleati. L’America si trova di fronte al crescente problema di una pseudo-legalità che sostiene una burocrazia internazionale impenetrabile, irresponsabile e spesso corrotta. Tutto questo ad oggi ha reso molto più complicata la risoluzione di problemi in Rwanda, Sudan, Zimbabwe ed altre zone teatro di omicidi, terrore, razzie e brutalità.

L’attuale generazione di leader, in entrambi gli schieramenti, trovandosi ad affrontare queste grandi sfide sistemiche, sembra rifiutarsi di gestire la portata e l’urgenza della situazione, sebbene sia assolutamente necessario per garantire la prosperità, la sicurezza e la libertà americana.
L’istruzione rappresenta un elemento chiave nel supporto alla potenza strategica americana. Nel 1983, ben 25 anni fa, il report “A Nation at Risk” sosteneva che le nostre scuole erano talmente inadeguate che se una potenza straniera avesse fatto ai nostri ragazzi quello che noi stessi stavamo facendo loro, lo avremmo considerato un vero e proprio atto di guerra. Sette anni fa, nel 2001, la Commissione Hart-Rudman sottolineava la preoccupazione per il declino dell’insegnamento di matematica e scienze, oltre alla mancanza di investimenti in tutti i campi scientifici: questo rappresentava una minaccia ancor più grande di qualsiasi guerra convenzionale possibile (ed in effetti era realmente così, e si poneva in cima alle minacce al Paese, seconda solamente all’utilizzo di un’arma di distruzione di massa per un attacco terroristico). Eppure non stiamo ancora apportando alcuna modifica al nostro sistema di apprendimento e quasi sicuramente andremo incontro ad un inesorabile declino, a meno che questa crisi silenziosa non venga affrontata in modo adeguato. Strategicamente la sfera dell’educazione rappresenta un fondamentale problema della sicurezza nazionale.

La forza economica non può trovare una base stimolante in un sistema di vertenze legali, di regolamentazione, di tassazione, di burocrazia, e di costi sanitari semplicemente insostenibili. Il recente acquisto di Jaguar da parte di Tata è un esempio efficace del cambiamento in atto nel potere economico mondiale. Il lancio cinese di una compagnia commerciale di costruzione di aeromobili è un altro segnale del fatto che la superiorità vantata dall’Occidente negli ultimi duecento anni è ormai finita. Affinché l’America possa essere la più potente e dinamica economia mondiale per i nostri figli e nipoti, noi dovremo assolutamente procedere ad una profonda ed incisiva riforma dei nostri sistemi interni.

Nella seconda guerra mondiale abbiamo sconfitto la Germania nazista, l’Italia fascista, il Giappone imperiale, in meno di quattro anni a partire dal momento della nostra entrata in guerra. Da Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941, alla resa del Giappone nell’agosto 1945, sono trascorsi tre anni e otto mesi. Oggi sono necessari 23 anni per aggiungere una pista all’Aeroporto di Atlanta.
Il Dipartimento di Energia ha recentemente annunciato la decisione di non portare a compimento il progetto partito nel 2003 – e la cui conclusione era prevista nel 2008 – per un impianto sperimentale alimentato a carbone pulito. Ora si sta programmando una nuova versione di quel progetto, da completarsi nel 2016. I cinesi, intanto, hanno annunciato che apriranno proprio un impianto di questo tipo vicino a Pechino nel 2009. La nuova tecnologia, presto riconosciuta in tutto il mondo, probabilmente sarà cinese e non americana. Il Dipartimento del Commercio ha annunciato il fallimento di un progetto per palmari da 1.3 miliardi di dollari: questo significa che ora si vede costretto ad effettuare il censimento del 2010 con 600.000 lavoratori interinali armati di carta e penna, con un costo di 15 miliardi di dollari (ben oltre i 6.6 miliardi di dollari spesi nel 2000).
Il gap tra il mondo che funziona e il mondo che non funziona viene descritto nel mio recente libro, Real Change e su YouTube in un video intitolato "FedEx versus Federal Bureaucracy."
Il declino della nostra economia rende sempre più difficile per noi la competizione con Cina e Russia.
Il fatto di non esser riusciti a finanziare pienamente un sistema globale di sicurezza nazionale ci ha impedito di investire nuovi capitali nelle forze armate americane. Visto che abbiamo troppi pochi uomini e troppe poche risorse, stiamo ipotecando il futuro per riuscire a sostenere il presente. Contiamo sul fatto che i nostri molteplici avversari saranno timidi, cauti, privi di immaginazione. Come la storia insegna, si tratta di una scommessa davvero rischiosa.

Ci ritroviamo limitati da una sorta di correttezza politica, incapaci di ammettere a noi stessi quali siano le reali minacce sparse per il mondo, e quale il modo di affrontarle. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna e il Centro Nazionale Contro il Terrorismo hanno recentemente stilato alcune guide per istruire gli ufficiali, con sezioni relative alla necessità di evitare i termini Islamici per riferirsi al terrorismo: ma proprio alcune di queste sezioni sono incredibilmente auto-distruttive. Se non riusciamo ad avere delle discussioni aperte e sincere sulla natura delle minacce contro di noi, non possiamo sviluppare strategie in grado di affrontarle. E’ semplicemente suicida il fatto di trattare il network di al-Qaeda semplicemente come “un’organizzazione politica illegittima, sia criminale che terrorista”, ignorando al contempo le profonde radici religiose alla base di questo e di altri gruppi riconducibili all’ala fondamentalista dell’Islam. Tutti coloro che sembrano non accorgersi di questa realtà dovrebbero smettere di lavorare nel campo della sicurezza nazionale.

Ogni americano dovrebbe allarmarsi di fronte a gravi fallimenti da parte del nostro sistema diplomatico e di intelligence: un esempio eclatante è dato dall’incapacità di accorgersi delle manovre che i Nord Coreani sembravano nasconderci da anni, mentre aiutavano la Siria a costruire un reattore nucleare.
Dopo un intero anno di sforzi e aiuti per più di 500 milioni di dollari all’esercito libanese, siamo rimasti a guardare senza intervenire mentre Hezbollah mostrava la sua capacità di intimidire e dominare il governo del Paese. Dopo tutte le discussioni circa le intenzioni di perseguire i siriani responsabili dell’assassinio di politici libanesi, dopo tutte le promesse fatte dalle Nazioni Unite circa lo smantellamento di Hezbollah in cambio di moderazione da Israele, ad oggi la vittoria in Libano sembra essere nelle mani dei siriani e degli iraniani. L’America e la democrazia sono sempre più vicine alla sconfitta. Il consolidamento di Hamas a Gaza rappresenta un’altra vittoria per il terrorismo, e una nuova sconfitta per il decoro morale e la democrazia. Come i nostri diplomatici possano parlare di una ricerca della pace tra i terroristi e Israele, mentre il male e le forze di distruzione stanno guadagnando sempre più slancio, è uno dei più grandi misteri del nostro tempo. Solo chi si ostina ad auto-illudersi può guardare ciò che sta succedendo e continuare a credere che non ci troviamo di fronte a minacce sempre più incombenti.

Nelle nazioni più povere del mondo una campagna decennale contro gli alimenti modificati scientificamente ha portato a una catastrofica riduzione delle risorse di cibo. Nelle dittature, la mancanza dello stato di diritto fa sì che i contadini siano meno incentivati a produrre. Mentre gli Europei e i loro amici di sinistr, contrari alla scienza attaccano l’agricoltura biologicamente modificata, la gente povera paga con la propria vita il prezzo di questa fissazione contro la scienza. A causa della mancanza di una seria e ragionata strategia energetica nazionale, gli Stati Uniti hanno permesso che si creasse un forte squilibrio tra domanda e offerta d’energia.Quest’anno nel continente asiatico si acquisteranno più auto che in America. E’ un’assoluta novità storica, che evidenzia un netto aumento nella domanda di energia, dal momento che i cinesi, gli indiani ei altri popoli stanno acquisendo un benessere sempre maggiore. Ora desiderano vivere una vita migliore.

L’unica risposta pratica da dare nel prossimo decennio consiste in un deciso aumento delle risorse. A lungo termine sembrano esserci diverse possibilità di svolte tecnologiche, ma nessuna di queste potrà avere impatto nei prossimi cinque anni. La verità è che ci sarebbero molte nuove fonti di energia da scoprire, se solo i politici lo permettessero. Negli ultimi 18 mesi il Brasile ha scoperto due grandi giacimenti petroliferi nell’Atlantico. Si tratta di due giacimenti talmente ampi che renderanno il Brasile uno dei maggiori esportatori di petrolio. Oggi però è illegale cercare gas e petrolio nell’Atlantico al largo degli Stati Uniti. E’ illegale cercare gas e petrolio nel Pacifico al largo degli Stati Uniti. E’ illegale cercare gas e petrolio nel Golfo del Messico orientale. E’ illegale cercare gas e petrolio nell’Alaska del Nord. Si tratta di una politica irrazionale e pericolosa. A 20 dollari al barile, gli americani potevano permettersi di ignorare il loro potenziale in termini di risorse. A 100 dollari al barile, diventa pericoloso per l’economia e per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti adottare una politica che consenta deliberatamente a dittatori stranieri di definire il sistema energetico. Un alto costo del petrolio rende i dittatori più sicuri, più potenti e più aggressivi. Un alto costo del petrolio indebolisce le economie delle democrazie, rendendo al contrario più forti quelle delle autocrazie e delle dittature. Un alto costo del petrolio fornisce a Russia e Iran molte più risorse da investire per poter competere con gli Stati Uniti. Un alto costo del petrolio fornisce ai sauditi molto più denaro con cui sostenere la propaganda estremista wahhabita su base mondiale. La mancanza di una politica energetica efficiente da parte dell’America rappresenta un vero fallimento strategico, secondo solo al collasso dell’istruzione, per quel che riguarda le conseguenze a lungo termine sull’indebolimento del Paese e sull’incremento della nostra vulnerabilità.

Infine, dato che le armi nucleari, biologiche e d’informazione continuano a diffondersi, il rischio che l’America venga colpita in modo disastroso aumenta sempre più. Abbiamo seriamente bisogno di un sistema di sicurezza interna aderente alla realtà, consolidato dalla pratica quotidiana, capace di gestire tre diversi casi nucleari in tre città differenti nello stesso giorno. Attualmente i nostri sforzi in questo campo sono troppo deboli e troppo burocratici, e non riescono dunque ad affrontare la dura realtà della crisi.

Questi sono punti cruciali di discussione se vogliamo realizzare le riforme necessarie a garantire ai nostri figli e nipoti le migliori chance di vivere nel Paese più ricco, più libero e più sicuro del mondo.
Di certo la strada da percorrere - piena di riforme imprescindibile da approvare - è ardua. Ma la strada dell’auto-illusione - che porta alla sconfitta - è ben peggiore.

(Discorso al Business Executive for National Executive di Washington, 15 maggio 2008)

Traduzione Benedetta Mangano

Newt Gingrich è senior fellow all’American Enterprise Institute.
 

  •  
  •  

8 COMMENTS

  1. Evidentemente la malattia
    Evidentemente la malattia dell’europa è,in gran parte,la malattia anche dell’america.Con risultati ben più catastrofici.La fine dell’URSS,che sembrava l’inizio di una nuova era,sembra essere stata invece l’inizio del suicidio dell’occidente.Non vi sono classi dirigenti all’altezza.L’america che confida,in gran parte,in Barack è il segno della fuga dalla realtà.D’altra parte un popolo sempre lasciato solo,a pagare per tutti.Un articolo disperante.

  2. Fa paura…. ma è la verità!
    L’articolo fa paura… ma mi sa che è vero quel che vien detto. E’ che, se non ci si dà una mossa, non so cosa succederà… L’abbiamo visto in Italia dove ha portato tutta questa burocratizzazione-legiferazione-politiche miopi: ci stiamo auto-distruggendo e auto-soffocando. Meno male che quie con l’ultimo voto sembra che si sia capito il problema… Speriamo anche che la classe dirigente sia decisa nell’applicare il mandato conferitogli dalla gente col voto. Se l’Italia va male abbiamo visto quanto si sta male. Ma se l’America va male… non voglio neanche pensare cosa succeda. Per il mondo intero sarebbe un disastro (noi inclusi, qua, nella “sicura” Europa)… Con tutti quei pazzi in giro per il mondo che tifano per la caduta “del Grande Satana”…. Brrr!

  3. Interessante articolo. A una
    Interessante articolo. A una lettura veloce può sfuggire un elemento secondo me molto importante: uno dei cinque percioli che gli USA fronteggiano è costituito, insieme a Cina, Russia, islamisti e asse del male, dalle Nazioni Unite.
    Come intendere altrimenti questo passaggio:
    “un sistema emergente di pseudo-legalità sostenuto da un’elite burocratica internazionale che indebolisce le democrazie, protegge azioni malvagie e cruente, e assorbe le energie di Paesi rispettabili, attraverso disoneste macchinazioni senza fine”.

  4. Che Dio ce la mandi buona e
    Che Dio ce la mandi buona e salvi l’America e l’Europa. C’è anche da pregare che l’attenzione all’educazione in America soprattutto, ma anche in Europa, torni in auge e che scuole e università riprendano a educare i ragazzi a essere uomini ed avere a che fare colla realtà e non con le chiacchiere che troppi filosofastri sessantottardi hanno sparso per decenni. Insomma, sarebbe ora di defenestrare i vari Foucault & co. che ci hanno ammorbato, riempiendoci la testa di scempiaggini ideologiche (il succitato scriveva nel ’79 che la rivoluzione comeinista avrebbe aperto nuovi spazi di libertà e un’alternativa valida al capitalismo americano… fate un po’ voi) e ridare spazio ai Tucidide e ai Machiavelli. E, perché no?, magari tornare a rispettare la religione per quel tanto di decoro morale e quindi civile ch’è stata in grado di inculcare per millenni…
    Che Dio c’assista.

  5. l’america e islam
    il grande sbaglio degli usa è stato quello di trattare con i sauditi e pakistan come se fossero amici e alleati , contro l’iran , i musulmani non hanno alleati non musulmani una delle poche cose chiare del corano è proprio questa , gli arabi hanno sfruttato benissimo la storiella della faida tra sunniti e sciiti , questo è ciò che fanno credere ai loro popoli schiavi del corano , e agli occidentali stolti , ma la verità è che il loro obbiettivo è sempre stato indebolire america e occidente , , nessuno si è mai domandato come mai dei così ferventi credenti , rifiutino l’amicizia dei cristiani ed ebrei che sono la gente del libro e i seguaci di gesù , che pure sono riconosciuti nel corano , e invece stringano alleanze strategiche con i miscredenti cinesi e comunisti
    quando i cinesi , si accorgeranno di essere usati , che faranno ? gli americani sono degli sciocchi a credere che obama risolverà i loro problemi , come hò gia detto su questo sito obama è un finto convertito al cristianesimo , preparato fin da giovane , per circuire la popolazione nera d’america con la storia del razzismo e la voglia di rivalsa sui bianchi , attenti americani , non consegnate le chiavi delle atomiche a un barak obama qualsiasi ,figlio di un mohammed.
    il rafforzamento della russia in questo frangente ,è un regalo di DIO , loro commerciano , non consegnano le chiavi dei magazzini a sconosciuti.
    che DIO ci aiuti e la foza sia con noi

  6. America in decadenza
    Si ci sono sintomi di decadenza. Il fatto che un
    candidato come Obama ha tanto successo in campagna
    elettorale significa solo questo. L’America è stufa
    di andare in giro per il mondo a combattere guerre
    in nome della libertà e della democrazia e del benessere per i cittadini e poi sentirsi dire che
    fa le guerre per il petrolio, per gli interessi suoi
    ecc… Allora il popolo americano forse decide di
    mandare Obama alla Casa Bianca per dire in sostanza al mondo ma anche a noi europei insulsi “arrangiatevi”. Vedetevela da soli e finan-
    ziatevi le difesa per i cavoli vostri e non rompeteci più le scatole. Questo discorso però a mio parere non fila. In geopolitica non si può ra-
    gionare come se si parlasse tra individui privati.
    Io temo che se non fermeremo la Cina e la Russia
    queste potenze costituiranno delle serie difficoltà
    per noi occidentali.

  7. la decadenza degli USA
    –Gli Usa hanno perso prestigo e potenza da quando hanno creduto fosse possibile essere democratici e liberali, umanitari e compassionevoli.
    Se la sua classe politica avesse avuto presente la realtà effettuale delle relazioni politiche internazionali non avrebbe mai dovuto favorire la nascita dell’ONU che è diventata un chiavistello,un impedimento alla sua politica internazionale.
    Mi domando , si sono mai visti nella storia dell’Umanità degli imperi che mettessero in piedi delle istituzioni che impedissero loro di praticare la politica internazionale più idonea ai loro propri interessi?.
    Roma imperiale ebbe mai la necessità di sentire il parere degli stati clienti e vassalli come dovessere essere gestito l’impero romano?
    A mio avviso gli USA nel giro di un ventennio,forse anche meno,saranno solo più una potenza regionale e lo dovranno anche al fatto che il loro modello di società civile s’è corrotto tanto da non saper proporre ai propri giovani un programma di vita che faccia grande loro stessi e il loro paese.
    Ma la caduta degli USA non porterà affatto la felicità nel mondo occidentale ,come si augurano i progressisti pseudo liberal,ma sarà fonte di conflitti regionali e mondiali perchè le potenze emergenti vorranno riempire il vuoto di potere internazionale che gli USA avranno lasciato per incapacità di capire che non si può essere una potenza usando le buone maniere.

  8. America in decadenza
    Chiedo scusa ai lettori se voglio ritornare sull’argomento. La questione fondamentale a mio parere è che dal 2001 in poi i rapporti di forza
    tra le varie aree del globo sono mutate profondamen-
    te. Fino al 2000 l’unico vero mercato mondiale che
    era in grado di attirare capitale da tutto il mondo
    era Wal-Stret. Poi con la disgrazia delle torri gemelle lo scenario è cambiato. La Cina a preso velocità, la Russia si è riavuta grazie a favolsi
    introiti petroliferi, mentre gli USA si sono trovati impegnati in due grossi conflitti regionali
    di cui non si intravede ancora la fine. Questi due
    conflitti regionali succhiano risorse preziose che
    sarebbero impegnate altrimenti in altri settori più
    proficui. Questo crea difficoltà all’America nel
    mantenere la sua liderscip mondiale poiche altri
    approfittano della sua debolezza che credo sia
    temporanea. Sarà temporanea a patto però che cambi
    diciamo cosi la “formattazine” del suo assetto
    economico e geopolitico. Per formattazione intendo
    alcune cose da cambiare:
    A) L’energia: via il petrolio dal mercato e via
    libera all’idrogeno, all’etanolo.
    Basta con gli arabi succhia dollari.
    B) Più scuola: Non dimentichiamo che è dalle nuove
    generazioni che verrano le idee buone per risol-
    vere i problemi;
    C) Puntare sulla colonizzazione dello spazio, il
    futuro è li, più spazio si conquistera migliore
    sara il posizionamento geopolitico dello stato
    che lo fa;
    D) Più ricerca, più matematica a scuola e più fisica
    più biologia, ecc.
    Solo cosi si riuscira a tenere il passo.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here