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L’anno zero dell’Università italiana

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Se una trentina di docenti universitari, raccolti attorno ad un tavolo, dalle diverse provenienze culturali, politiche ma anche accademiche – vengono da università pubbliche e private, sono di sinistra e di destra, hanno formazioni umanistiche e scientifiche – si trovano d’accordo, quasi all’unanimità, sull’abolizione del valore legale del titolo di studio, evidentemente l’università italiana è giunta ad un bivio. E la presenza tra il piccolo pubblico a cui era aperto il seminario organizzato dalla Fondazione Magna Carta di un rappresentante della Confindustria, oltre che dei giornalisti, vuol dire che qualcosa forse si muove tra i gangli arrugginiti del mondo accademico italiano. Ma c’è un ma. E pesa come un macigno sui tanti discorsi che  hanno animato la discussione di questo pomeriggio romano: il fondato timore che alla fine la via della conservazione abbia la meglio su quella del progresso, e che la corporazione dei baroni dell’università

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1 COMMENT

  1. Baronato
    Il vero problema dell’università italiana è il baronato. diventare prof non è un traguardo ai fini della scienza ma del proprio tornaconto personale. Puoi togliere fin che vuoi il valore legale al titolo di studio ma il succo non cambia. Bisogna abbattere l’ancien regime delle famiglie di professori

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