L’assurdità della teoria della decrescita
06 Novembre 2012
“Indietro… tutta”. “Consumate meno e non fate quello che vi dice la pubblicità”. “Non prendete soldi a prestito “. Sussurrò il mitico Cementano nel suo colossal Rock Economy, pagato anche da una signora pubblicità. Fu accompagnato col ragionamento da Jean Paul Fitoussi, economista francese a cui piace essere simpatico e di moda. Già, la moda.
La decrescita è di moda nei Paesi ricchi ed è sostenuta da due correnti di pensiero, con matrici diverse: quella “ambientalista” e quella marxista “pauperista”. Hanno un senso queste teorie? Assolutamente no, perché tendono ad elevare a valore assoluto l’egoismo di chi sta già bene o di chi in ogni modo se la cava; ignorano più dei due terzi del mondo che sopravvivono a fatica o muoiono di fame. E non sarà la carità a risolvere il loro problema; ma lo sviluppo; e lo sviluppo nasce con gli investimenti e con i consumi.
L’unico vero e immenso problema dell’economia mondiale è la distribuzione dello sviluppo, non la sua cancellazione. Che poi lo sviluppo, a un certo stadio della sua evoluzione, debba essere misurato sulle qualità più che sulle quantità, è altro discorso. Ma la teoria della decrescita, di moda nei salotti buoni, è solo una nuova immagine della peggiore conservazione dei ricchi signori (nei sistemi “liberali”) o dei ricchi burocrati (nei sistemi “comunisti”).
