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L’atletica si addice a Willy

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Nel leggere alcuni commentatori della libera stampa nei giorni scorsi, quando la riforma elettorale aleggiava su Montecitorio, c'era di che divertirsi: parevano infastiditi per gli attacchi che la sinistra riservava a Casini. Ma non già perché i Presidenti delle istituzioni si rispettano salvo gravi e documentati motivi (che nel caso in specie mancavano). Ma perché si era abbandonata la linea corretta portata avanti con coerenza per una legislatura: quella di riversare gli strali sul Presidente del Senato.

Alcuni articoli contenevano una sorta di messaggio subliminale: lasciate in pace Casini e prendetevela con Pera. Detto fatto. Pochi giorni dopo c'è chi ha risposto con prontezza: messaggio ricevuto. Già il nome, d'altra parte, trasmette l'idea di velocità e ardore: Willy Bordon, il John Wayne di Palazzo Madama. E l'atletismo è sempre stata una sua prerogativa politica. Non si può certo rimproverargli di averlo taciuto. Durante l'ostruzionismo sulla Cirami, quando un anonimo screanzato collega del centro destra lo colpì al volto con un fascicolo lanciato dai banchi, lo invitò ad uscire dall'anonimato. Non dopo averlo avvertito di una circostanza: 'sono allenato; vado in palestra con regolarità'. Della serie uomo avvisato mezzo salvato. E la prontezza dei riflessi uscì confermata nella vicenda dei 'pianisti'. Fu lui, occhio di lince, che si accorse del misfatto. Seppure col concorso di telecamere fatte entrare di soppiatto nei loggioni dell'aula.

Questi precedenti rendono i fatti recenti più leggibili. Appare del tutto evidente che una siffatta cura del corpo e prontezza di riflessi esiga tempi di reazione più veloci. A Bordon i secondi che normalmente trascorrono tra l'apertura delle procedure di voto e la chiusura sarà apparso uno spazio di tempo infinito. E l'arrivo in aula di qualche ritardatario che trascina con sé la fatica della legislatura che volge al termine, un misfatto insopportabile. E, in ogni caso, un buon motivo per accogliere l'invito pressante che tanti corsivisti gli hanno rivolto. Per innescare l'ennesima gazzarra sul Presidente del Senato. Ai suoi occhi ha tante colpe: è di parte, dialoga col Papa, non si vergogna a dirsi liberale e insieme conservatore. Ma la più grave dal punto di vista della democrazia è quella di non essere un tipo atletico. Come lui.

 

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