Manipolazioni maldestre

L’attentato ad Ahmadinejad è stato proprio una bella trovata

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La notizia del fallito attentato al Presidente iraniano Ahmadinejad avvenuto mercoledì scorso ad Hameddan (una localita’ a circa 340 Km. da Teheran) poco prima di un suo comizio, è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo di come l’attuale regime dittatoriale tenti di manipolare (maldestramente) l’opinione pubblica interna ed internazionale ed usi la propaganda di Stato per negare persino ciò che è evidente. 

Mentre le agenzie di stampa di tutto il mondo fornivano i particolari dell’esplosione di una granata a pochi metri dalla vettura presidenziale nei pressi dell’aeroporto e dell’arresto dell’attentatore, l’ILNA (Iranian Labour News Agency) e l’ISNA (Iranian Students News Agency) si affrettavano a smentire che si fosse trattato di un attentato , come poco prima era stato intempestivamente annunciato da KHABAR-online, un’altra agenzia di stampa vicina allo speaker del Parlamento iraniano Ali Larijani. Anziche’ un ordigno, ad esplodere sarebbero cioé stati solo alcuni innocui mortaretti, come quelli che si usano a carnevale

In una paradossale quanto grottesca coincidenza di tempo, mentre la stampa dei Paesi occidentali esprimeva preoccupazione per le possibili ripercussioni dell’attentato su tutto il già difficile processo di distensione nella tormentata area mediorientale, appena dopo la fine del comizio tenuto comunque dall’illeso Ahmadinejad, in un frenetico susseguirsi di dichiarazioni e di smentite sugli stessi media iraniani,  arrivava  un sussiegoso comunicato del Ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki  inneggiante proprio al 4 agosto come Giornata dei Diritti alla Umani dell’Islam e della grandeur del Paese. E se proprio di pericoli  si deve parlare, è chiaro che essi non possono venire se non dagli odiati sionisti di Israele che complottano per eliminare il Presidente, come egli stesso giorni prima aveva denunciato.

L’episodio di cui parliamo, se da un lato non desta eccessiva meraviglia su quanto seria sia la situazione del diritto all’informazione che il Regime sistematicamente nega al suo popolo, fornisce una ulteriore occasione per riflettere sul livello di degrado dei Diritti Umani tout-court nel Paese dell’assolutismo teocratico post-khomeinista.

Al di là di qualsiasi approccio moralistico, sono i fatti inequivocabilmente documentati quelli che più preoccupano e devono interessare all’opinione pubblica. Giusto per fare un esempio, è ormai da anni che nel rapporto annuale di Amnesty International l’Iran ha il triste primato mondiale delle esecuzioni per reati che spesso altro non sono che la semplice intenzione di accingersi a dimostrare pacificamente contro il Regime. Emblematico resta ancor oggi  il caso della chiusura del quotidiano studentesco Salam lo scorso luglio, quando la polizia iraniana e i vigilantes del Regime fecero irruzione nei dormitori dell’Universita’ di Teheran  ed uccisero uno studente, almeno altri 200 vennero feriti o imprigionati nel tristemente noto carcere di Evin ed altri 3 furono uccisi durante la successiva settimana di dimostrazioni studentesche.

L’Iran figura anche al secondo posto in assoluto nella classifica mondiale dei Paesi che applicano la pena di morte (140 solo nello scorso anno). Con l’aggravante che alle famiglie dei criminali è quasi sempre vietato l’accesso al detenuto in attesa di giudizio (anche per lunghi anni) e non viene neppure loro notificata la notizia dell’avvenuta dell’esecuzione (come pure e’ ancora previsto dale stesse leggi iraniane).

Più drammatica è la situazione del trattamento giudiziario dei minori. Centinaia di giovani sono stati ultimamente condannati a morte, con pene eseguite (42 ancora nello scorso anno) per crimini commessi quando ancora erano minorenni.  Human Rights Watch ha reso noto  che in moltissimi casi si trattava di  casi di giovani arrestati dalle forze della milizia Basij (o direttamente dai servizi segreti) alla vigilia di una manifestazione pubblica di civile protesta, a cui si accingevano a partecipare per esprimere pacificamente  il loro dissenso nei confronti dell’attuale leadership. Per tutta risposta, appena due settimane fa il Regime ha emesso un mandato d’arresto per il legale dell’organizzazione, l’avvocato Mohammad Mostafei e, non avendolo trovato lui ha arrestato la moglie, la signora Fereshteh Halimi, e suo cognato Ferhad, entrambi tuttora in prigione senza che sia nota l’imputazione.

Sono fatti che ogni Paese europeo dovrebbe instancabilmente far conoscere e denunciare, promuovendone la discussione nelle sedi competenti. Che certo non mancano, dato che la legislazione dell’Unione Europea bandisce la pena di morte e la tortura, nonche’ l’uso di non meno crudeli pratiche vessatorie, nel Paese degli Ayatollah abituali, che vanno dalla intimidazione dei familiari dei rei sino al loro arresto. Compreso l’uso della pubblica fustigazione e della lapidazione (anche davanti ai figli) delle donne ritenute colpevoli  di adulterio.
 

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1 COMMENT

  1. a mio avviso non può
    a mio avviso non può bastare la denuncia all’opinione pubblica e le “discussioni”nelle sedi competenti:è una questione di coerenza.Non diciamo che in Europa c’è rispetto per la persona e la vita umana perchè non è esattamente così. A parte gli immensi interessi economici in quel Paese,sappiamo bene che non c’è più in Europa un’opinione pubblica che abbia un peso morale sulle questioni che contano.Noi “viviamo”in Eurabia. Per cui penso che la ricetta per risolvere “certe”questioni sia quella di sempre,quella di Ann Coulter:invadere,eliminare i capi,convertire(se non al cristianesimo,che sarebbe ridicolo e irreale,metterli in condizione di non nuocere).Ma la sindrome di Stoccolma ce lo impedisce.
    L'”opinione pubblica”eurabica è troppo occupata a occuparsi dei diritti dei cani e dei gatti:non ha tempo per i diritti delle persone che richiedono coraggio,fatica e dolore.Non è questa l’epoca giusta.L’epoca dei cavalieri è finita da un pezzo!

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