Pericolo di vita!

L’Australia rischia di sdoganare l’aborto in base al sesso

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In Australia, nello Stato del Nuovo Galles del Sud, dopo un acceso dibattito politico, è passato alla Camera Bassa, nella notte dell’8 agosto, il disegno di legge storico di depenalizzazione dell’aborto con 59 voti a favore e 31 voti contrari. E’ stato inoltre clamorosamente respinto l’emendamento col quale si sarebbero vietati gli aborti selettivi basati sul sesso.

E in merito a ciò, grande scalpore è sorto da parte di parlamentari di destra, leader religiosi e figure conservatrici che stanno organizzando una forte campagna mediatica in vista del passaggio del disegno di legge alla Camera Alta previsto per oggi.

Il Premier del Nuovo Galles del Sud Gladys Berejiklian, del Partito Liberale (MP), ha dichiarato di essere disposta ad appoggiare un emendamento alla legge che vieterebbe la pratica dell’aborto selettivo sulla base del sesso se ciò fosse sostenuto da un numero congruo di membri alla Camera Alta.

La votazione del disegno di legge è avvenuta qualche minuto dopo l’intervento in Parlamento dell’ex Ministro per le Pari Opportunità del Nuovo Galles del Sud Tanya Davies che ha denunciato la mancata nascita di 300 bambine nello Stato australiano di Victoria, dopo l’approvazione di una legislazione simile a quella proposta nel Nuovo Galles del Sud.

Tanya Davies ha riportato al riguardo un recente studio dell’Università La Trobe di Melbourne che mette in evidenza come nello Stato di Victoria vi siano prove di discriminazioni basate sul sesso dei nascituri relativamente alle figlie delle donne provenienti da India e Cina. Più precisamente, mancano all’appello 300 bambine a causa degli aborti selettivi effettuati tra il 2011 e il 2015 nelle comunità di immigrati cinesi, indiani e del sud est asiatico. Nell’arco di cinque anni, nota Tanya Davies, e cioè da quando è stata attuata la riforma legislativa sull’aborto nello Stato di Victoria, in media ogni anno è stato impedito di nascere a 37 bambine figlie di madri indiane e a 24 bambine figlie di madri di nazionalità cinese. Gli studi effettuati dall’Università La Trobe mettono in luce come l’individuazione del sesso femminile per mezzo degli esami ecografici sia il modo attraverso cui vengano preferiti, per ragioni culturali, i nascituri maschi rispetto alle femmine.

La dott.ssa Kristina Edvardsson, la ricercatrice che ha condotto gli studi dell’Università La Trobe, ha sottolineato però che il pregiudizio di genere nello Stato di Victoria persiste nonostante l’introduzione del divieto della selezione del feto in base al sesso, se non per ragioni mediche. Tuttavia diversi esponenti del mondo politico e culturale hanno lanciato l’allarme sul pericolo che tale aberrante pratica venga perpetuata anche nel mondo occidentale, come Peta Credlin, nota commentatrice dell’ala conservatrice, che ha affermato: “E’ davvero questo che vogliamo per il nostro Paese? Non molto tempo fa le femministe hanno marciato per strada contro la pratica degli aborti selettivi delle bambine, in particolare in India e in Cina; eppure oggi le stesse persone che allora manifestavano stanno fuori dal parlamento del Nuovo Galles del Sud con cartelli in mano sperando che accada la stessa cosa anche qui da noi”. E ha aggiunto “Per quanto riguarda gli errori politici, questo è epico e perseguiterà il premier per il resto della sua carriera politica. Naturalmente, i media andranno avanti nella loro campagna mediatica a favore della nuova legislazione, ma i suoi colleghi e i principali sostenitori del Partito Liberale non dimenticheranno mai, né perdoneranno questa violazione fondamentale relativa alla fiducia accordata alla legge come crimine contro l’umanità”.

 

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