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Lavoro, formazione e cultura: i nodi che il Molise dovrà sciogliere presto

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In Molise il voto per le Regionali, che si terrà in autunno, ha costretto politici e addetti ai lavori a un surplus di fatiche, protrattosi durante tutto il periodo della pausa estiva, per una campagna elettorale atipica ma non per questo meno aspra di tante altre. Il centrosinistra è impegnato in una pre-campagna tutta interna per le primarie che decideranno il candidato ufficiale della coalizione; il centrodestra deve gestire con calma l’unità delle forze attorno al “governatorissimo” Michele Iorio, che può cominciare a pensare di rifondare sul serio la Regione grazie all’assegno di 1,3 miliardi di euro – i Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas) – staccato dal governo solo poche settimane fa.

Ma in questa fase, in cui a dominare sono le schermaglie tra i politici, bisogna riflettere sulle reali esigenze dei cittadini. Sono loro i giudici della “competizione”, loro dovranno decidere chi mandare alla guida della Regione. Per farlo, però, hanno bisogno di chiarezza: solo così potranno esprimere la propria scelta, valutando chi è in grado di offrire le risposte migliori ai bisogni del Molise.

Intanto, ci proviamo noi ad elencare, in pochi punti, le criticità della Regione, in modo da offrire alcuni spunti utili tanto alla riflessione quanto alla ricerca di soluzioni.

1) Il lavoro. Il Molise non è una Regione in cui la piaga della povertà è particolarmente opprimente. Però la crisi si fa sentire, le aziende spesso sono costrette a chiudere, lasciando a casa molti lavoratori. Per lo più si tratta di giovani, con poca formazione e che hanno lasciato la scuola o non hanno in tasca una laurea. L’occupazione giovanile, quindi, risulta essere uno dei problemi più sentiti in Regione. Se non si danno occasioni ai giovani e se non si investe sulla formazione verrà a mancare l’ossatura della futura società. Occorrerebbero mirate politiche di sviluppo dell’imprenditoria giovanile, con tutele e ammortizzatori che li difendano da un mercato del lavoro in cui si affacciano per la prima volta.

2) La formazione. Certo, bisogna ammettere che il Molise da qualche anno ha fatto enormi passi in avanti sul settore della formazione universitaria. Sono fiorite diverse facoltà, che hanno attratto anche giovani da altre Regioni. Ma non basta. Bisogna puntare sulla formazione di qualità, in modo da gettare le basi per le classi dirigenti del futuro, che sapranno farsi trovare pronte quando toccherà a loro prendere in mano le redini del governo regionale. Servono risorse da destinare agli atenei, bisogna migliorare le strutture accademiche. Discorso a parte è quello relativo all’istruzione scolastica: serve un’opera generale di ristrutturazione delle strutture scolastiche, soprattutto in chiave antisismica, visto che il nostro territorio è soggetto a scosse di terremoto.

3) La sanità. Il problema è al centro di polemiche che si trascinano ormai da mesi. Ma adesso sembra esserci stata la svolta: il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha assicurato che verranno trovate le risorse – ma non dai Fondi Fas – per ripianare il disavanzo sanitario. Quel deficit storico di circa 50 milioni di euro che deve essere messo a posto prima di procedere con la razionalizzare delle strutture, in modo da evitare che i conti tornino in rosso in futuro. Compito della nuova Giunta sarà quello di evitare che ci si trovi nella stessa situazione di deficit che si è creata negli ultimi 25 anni.

4) Le infrastrutture. Il problema della rete infrastrutturale molisana è un capitolo a sé stante. Per conformazione territoriale è impossibile riuscire a dotare l’intera zona di canali di comunicazione adeguati. Ma i Fas potranno dare un decisivo impulso alla modernizzazione della Regione. Soprattutto nell’ottica del completamento dell’autostrada Termoli-San Vittore, in cantiere da anni ma ora in procinto di essere ultimata. Bisognerà spendere bene le risorse a disposizione.

5) La cultura. Ultimo, ma non in ordine di importanza è il problema della cultura. Troppo spesso il Molise si trova davanti a un’offerta ridotta ai minimi termini. Serve incentivare l’arte, il teatro, la musica. Ora, con la costruzione dell’Auditorium di Isernia, si spera che venga dato un impulso alla loro diffusione.

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