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Lavoro, il jobs act è un flop: -29,4% di contratti a tempo indeterminato

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Calano le assunzioni e aumentano i licenziamenti. Il dato arriva direttamente dal ministero del Lavoro, riapre il dibattito sulla validità del Jobs act e soprattutto pone l'attenzione sugli effetti della mancata crescita dell'economia. 

Per Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl, "la riduzione del lavoro stabile, con il taglio dell'incentivo e la crescita del Pil tornata a zero, era ipotizzabile, anche se non di questa entità. Serve una svolta espansiva nelle scelte europee, per sperare di contrastare il contagio della Brexit, ma anche le politiche economiche nazionali dovrebbero puntare al massimo sul potenziamento dei consumi interni". 

Secondo la Uil di Guglielmo Loy "questi dati purtroppo fotografano una situazione critica del nostro mercato del lavoro, sia sul versante delle imprese che, inevitabilmente, dell'occupazione, che continua a navigare in acque non buone. In attesa che si mettano in atto politiche economiche, industriali e fiscali di crescita, occorre ancora dare ossigeno all'unico strumento di tutela per imprese e lavoratori, la cassa integrazione, rendendola più flessibile nella durata".

I dati diffusi ieri confermano inoltre una tendenza che smonta un altro obiettivo del governo: quello di favorire l'occupazione stabile. Sempre nel secondo trimestre 2016, i contratti avviati a tempo indeterminato sono calati di circa 163 mila unità, il 29,4% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

Diminuiscono anche i contratti di collaborazione (-25,4%) e le assunzioni a tempo determinato (-8,7%), in misura maggiore per la componente femminile (-15,2%). Unico dato positivo, l'aumento dei contratti di apprendistato, pari al 26,2%, che erano stati penalizzati dalla precedente riforma del lavoro del governo Monti. Prima la riforma Fornero e poi quella di Renzi, hanno entrambe il "pregio" di aver fallito l'obiettivo.

La Fornero si difese sostenendo che l'obiettivo non era quello di fare crescere l'occupazione, ma di scoraggiare l'abuso di forme flessibili. Quella di Renzi è nata sotto auspici migliori, ma ha avuto effetti simili.

I dati ieri sono stati cavalcati, ovviamente, dal Movimento 5 stelle, che sui social network hanno lanciato l'hashtag #Renzifail

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