Lavoro, Sacconi: “Bene Bonanni, sua lettera monito a politica e parti sociali”

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Lavoro, Sacconi: “Bene Bonanni, sua lettera monito a politica e parti sociali”

07 Luglio 2013

In una lettera al Corriere della Sera, il segretario della Cisl Bonanni scrive che "L’Italia è un paese in preda ad una totale paralisi. Non c’è decisione che non corra il rischio di finire sotto la ‘tagliolà della Corte Costituzionale, del Tar o del Consiglio di stato", mettendo in guardia dalle "supplenze della magistratura" favorite negli ultimi anni dalla "debolezza della politica". "Anche sulle materie del lavoro c’è una discutibile tendenza a sollecitare l’intervento salvifico dei magistrati con il risultato di mettere a rischio l’autonomia negoziale delle parti sociali e non dare più certezza agli investimenti e all’occupazione".

Secondo il Presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi, "la lettera al Corriere della Sera del segretario della CISL Raffaele Bonanni merita attenzione da parte delle istituzioni democratico-rappresentative e delle altre organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e degli imprenditori. Governo e Parlamento sono impegnati a non lasciare vuoti che possano essere impropriamente riempiti da una pretesa funzione sostitutiva della magistratura alla quale, peraltro, è doveroso chiedere di accettare regole effettive di responsabilità e rispetto delle autonomie sociali. L’Italia appare sempre più Paese inaffidabile per gli investitori in assenza di quella certezza del diritto che costituisce presupposto necessario del rischio d’impresa. La paradossale vicenda dell’art.19 dello Statuto dei Lavoratori, ieri voluto e oggi osteggiato dalla sinistra sociale, le molte attività giudiziarie su Pomigliano nonostante le intese tra impresa e lavoratori, il sequestro dell’Ilva di Taranto e l’enorme, diffusa, schizofrenia giurisprudenziale sul lavoro disegnano invece un Paese nel quale può accadere di tutto".

"Un Paese nel quale ogni ipotesi di cambiamento faticosamente deliberata dalle istituzioni democratiche o dalle parti sociali può essere tempestivamente cassata in sede giudiziaria con caratteristiche di tale intensità e opinabilità da gettare un’ombra di credibilità sulla necessaria funzione di controllo indipendente sulla legittimità degli atti o addirittura sulla legalità dei comportamenti. Tutto ciò merita l’abbandono di ogni ipocrita silenzio sulle caratteristiche sistemiche del problema denunciato da Bonanni e l’apertura di un confronto tra Governo, Parlamento e parti sociali per individuare un percorso di ricostruzione dell’equilibrio dei poteri e di difesa dell’autonomia del dialogo e della contrattazione tra lavoratori e imprenditori ad ogni livello. L’alternativa sarebbe il disordine istituzionale ed il deserto produttivo con le evidenti conseguenze sulla coesione della nazione", conclude Sacconi.