Le adozioni sono un problema serio, non lasciamolo in mano alle toghe

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Le adozioni sono un problema serio, non lasciamolo in mano alle toghe

16 Febbraio 2011

“Nessun invito, sollecitazione o pretesa, nei confronti del legislatore, può desumersi dall’avere la Corte semplicemente affermato che, in assenza di un’apposita legge, non è possibile al giudice accogliere una richiesta di adozione da parte di una persona singola. La Corte ha semplicemente svolto il proprio compito di interpretare la legge in materia di adozioni dei minori evidenziando che la norma in questione non è autoapplicativa nel senso che non conferisce immediatamente ai giudici italiani il potere di concedere l’adozione di minori a persone singole al di fuori dei limiti entro i quali tale potere è attribuito dalla legge nazionale”. Detto in altri termini, anche la Cassazione fa ricorso, ma alle ritrattazioni.

Se fino a ieri, infatti, pareva che i giudici di piazza Cavour avessero preso di mira l’impianto della famiglia tradizionale, così come da Costituzione italiana intesa, lasciando aperto un portone all’adozione anche da parte di un genitore single, oggi lo scenario si fa più sereno, anche se non del tutto. Perché se è vero che i giudici della Cassazione hanno dichiarato di non voler sottrarre il parlamento al suo ruolo di legislatore, anche in materia di adozioni, è altrettanto vero che il precedente oramai è creato, e si aspetta solo la prossima iniziativa dei radicali o fiellini di turno per dare seguito ad una deriva che potrebbe rivelarsi pericolosa.

Non che ci sia nulla di male ad essere cresciuto da un genitore solo: meglio uno che nessuno, questo è certo. E infatti la legislazione già prevede in situazioni speciali questa ipotesi. Ma un’apertura piena dell’adozione ad un single rischia di aprire uno spiraglio nelle maglie della legislazione anche alla creazione di nuclei familiari non tradizionali. E soprattutto, ancora una volta, legittima come diritti le esigenze e i bisogni del singolo e non dei bambini, i quali hanno diritto – loro sì – ad una genitorialità piena, che significa avere una mamma e un papà.

Questo non significa che la legge italiana sulle adozioni funzioni e sia perfetta e che anzi non meriterebbe di essere modificata e semplificata, riducendo i tempi di attesa, per esempio, o introducendo quei meccanismi di adozione diretta che tanto successo hanno in altri paesi, come gli Stati Uniti: il modello Juno, per intenderci. Tutti miglioramenti che tra l’altro potrebbe innescare ulteriori meccanismi virtuosi in grado, ad esempio, di ridurre il numero degli aborti o ridurre il numero di quanti ricorrono ad una trafila interminabile e logorante di inseminazioni, stimolazioni, fecondazioni, con tutti i rischi che tali pratiche comportano per la salute delle donne e anche dei nascituri.

Ma c’è un altro rischio derivante da una interpretazione estensiva della decisione della corte di Cassazione in questa materia ed è questo: che dopo il testamento biologico basato su una presunta volontà mai certificata per iscritto, dopo il tentativo di ribaltare la normativa sulla procreazione medicalmente assistita aprendo alla fecondazione eterologa e alla selezione eugenetica degli embrioni, e non solo, il potere giudiziario continui di fatto a legiferare in materie eticamente sensibili non disciplinate da nessuna legge o regolamentate da leggi a loro non ideologicamente gradite. E allora ha ragione il ministro Sacconi quando afferma di intravvedere una “pericolosa deriva laicista che si manifesta anche in atti creativi della magistratura”. Poiché, una interpretazione “creativa” del ruolo dei magistrati, e non solo, mette “in discussione i fondamentali valori della tradizione nazionale” innescando proprio una deriva laicista – la stessa che alimenta da anni anche l’odio antiberlusconiano – e che eleva i giudici (assieme ai giornalisti, a una parte del mondo intellettuali, degli scienziati, eccetera, eccetera) a entità intoccabili.

Ciò vuol dire però che qualcosa non va. Perché se nel nostro paese si è creato il terreno ideale che consente ai magistrati di fare le leggi, oltre che di giudicare chi non le rispetta, probabilmente il sapiente impianto ideato ormai più di sessant’anni fa dei padri costituenti, quella parte della Costituzione che l’opposizione ancora sostiene intoccabile e inviolabile, non funziona. E che sarebbe ora che al principio dei pesi si metta mano –  e finalmente – anche a quello dei contrappesi.