Le anime del Pd issano le loro bandiere e Veltroni resta solo
05 Luglio 2008
Il nome ufficiale (“Persona comunità e democrazia”) è di quelli che fanno sbadigliare subito. Ma in fondo anche “ItalianiEuropei” non brilla proprio per sex appeal. Meglio dunque “White”, come tra di loro la hanno ironicamente ribattezzata i promotori, suscitando l’immediata curiosità giornalistica del Palazzo per la chiara contrapposizione a “Red”, l’associazione dalemiana. E’ l’ultima nata tra le fondazioni che si affollano nel Pd, e raccoglie gli ex Popolari di Castagnetti e Marini.
“White”, dunque, i Bianchi che si organizzano in parallelo ai Rossi. Può sembrare una non-notizia, una nuova manifestazione di quella insuperabile capacità del centrosinistra nostrano di dividersi in tribù e dedicarsi a guerriglie di potere interne che snervano i loro elettori. Invece è un segnale assai pesante per il giovanissimo Partito democratico. Dentro il quale le due diverse anime fondatrici si stanno riorganizzando, in vista di quel che potrebbe accadere in futuro.
Apparentemente, nel partito regna una sorta di tregua interna che per ora lascia saldo in sella Walter Veltroni. A parte la scheggia bellicosa degli ex-prodiani, guidata da Arturo Parisi, e priva di qualsiasi peso correntizio interno, le altre componenti sembrano aver deposto le armi, lasciando campo libero al segretario e reggendogli il gioco nelle difficoltà quotidiane: la concorrenza spietata di Di Pietro e dei suoi girotondini di ritorno, l’attività che per ora non riesce a decollare del governo ombra, la complicata gestione dell’opposizione al governo dopo la rottura del “dialogo”, i tentativi di smarcarsi dall’ex pm cercando un rapporto con l’Udc.
In realtà, dietro la quiete apparente, ognuno si attrezza per il dopo. La scadenza più temuta non è quella delle elezioni europee: certo i sondaggi al momento non sono incoraggianti, ma di qui al 2009 i trend potrebbero migliorare. Non solo perché la “luna di miele” berlusconiana potrebbe infrangersi sugli scogli della crisi economica, ma anche perché (a parte Di Pietro) le altre opposizioni sono messe talmente male da non poter fare una grande concorrenza al Pd. Rifondazione è sull’orlo di una scissione devastante, i Verdi sono in rotta di avvicinamento al Pd, l’Udc è in calo costante. La speranza di non cedere sotto la soglia del 30% è ragionevole. Mentre per le amministrative, che pure si terranno nel prossimo anno, la musica rischia di essere assai diversa. In periferia, da nord a sud, il Pd è attraversato da lotte intestine e sta perdendo i contatti con molti territori. Il pericolo di perdere una serie di amministrazioni simbolo, di città importanti, di provincie significative è alto, e mette in allarme gli apparati sia dei ds che della Margherita.
E la scadenza del congresso Pd di fine 2009 potrebbe per questo trasformarsi in una resa dei conti, non tanto sulla leadership ma sullo stesso futuro del Pd. Massimo D’Alema è stato il primo a muoversi, con la sua “Red”. Che non è una corrente, come lui stesso ripete: è una sorta di partito nel partito, che punta a rimettere in moto quel che resta della “macchina da guerra” della Quercia a partire appunto dal “territorio”. “E’ una sorta di rete di salvataggio, speculare a quello che era la rete di Publitalia per Forza Italia”, spiega con ardito parallelo un dirigente ex Ppi. Marini ha seguito con interesse le manovre dalemiane, ha mandato anche alcuni dei suoi in avanscoperta dentro Red. Ora però sta riorganizzando anche le proprie truppe: “White”, spiegano i suoi, avrà due obiettivi: tenere unita l’anima ex popolare del Pd, e riorganizzarla sul territorio. Per ora con l’obiettivo di contribuire a rafforzare elettoralmente il partito in vista delle amministrative. Ma un domani, se le cose andassero male e il Pd precipitasse verso la spaccatura interna, per non restare travolti.
