Le armi di distruzione di massa da sempre nel mirino di Al Qaeda

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Le armi di distruzione di massa da sempre nel mirino di Al Qaeda

09 Novembre 2007

“Osama
Bin Laden mi ha confermato che al-Qaeda è impegnata nella ricerca di armi di
distruzione di massa”. E’ quanto scrive in una lettera inviata ad Ayman
al-Zawahiri l’ex capo del gruppo islamico combattente libico, Numan Abu Uthman.
L’esponente jihadista di Tripoli racconta di aver partecipato ad un importante
summit di al-Qaeda tenuto nel 2000 a Kandahar, in Afghanistan, nel quale Bin
Laden ha definito la ricerca e l’uso delle armi di distruzione di massa da
parte della sua formazione ‘un dovere sharaitico’.

“In
quell’occasione ho avuto un duro diverbio con il martire Abu Hafs al-Kumandan –
spiega – perché era fortemente impegnato nell’ottenimento di armi di
distruzione di massa. Lui voleva usarle per dissuadere gli Stati Uniti ad
attaccare l’Afghanistan. Eppure io sapevo che al-Qaeda non ha alcuna visione
strategica e che l’avrebbero usata solo per uccidere in modo indiscriminato e
non per dissuadere”. Secondo l’ex esponente jihadista, se al-Qaeda avesse
armi chimiche o nucleari non farebbe altro che aumentare la sua forza
distruttrice colpendo in particolare i paesi arabi. “Dopo sette anni da
quell’incontro – conclude – sono sempre più forti le mie convinzioni in questo
senso. All’epoca avevo detto che provocare gli Stati Uniti si sarebbe rivoltato
contro i talebani e che colpire quel paese in modo non convenzionale avrebbe
portato all’occupazione di tutto il Medio Oriente e non solo dell’Afghanistan e
così è stato”.

Oltre
a denunciare la possibilità che la rete del terrore islamico possa entrare in
possesso di armi chimiche o di altro genere per compiere eccidi di massa
ingiustificati, il leader jihadista dissidente si rivolge al numero due di
al-Qaeda per criticare, dall’interno, la strategia attuata dal gruppo
terrorista. “Caro Dottor Ayman, come vi ho già detto durante un vertice
tenuto a Kandahar nell’estate del 2000, l’esperienza dei gruppi jihadisti nei
paesi arabi è fallita e nonostante i vostri appelli i gruppi armati si dividono
e non si uniscono”. E’ chiaro in quest’ultimo passaggio il riferimento
messaggio audio diffuso la scorsa settimana sul web nel quale proclamava
l’adesione della formazione jihadista libica alla sua rete del terrore
internazionale. “Chiedo a te e a chi c’è dietro di te di rivedere il
vostro modo di agire – scrive – perché i gruppi jihadisti si comportano molto
male con chi la pensa in modo diverso da loro. Vi chiedo di cessare le
operazioni armate nei paesi arabi per garantire la sicurezza ai musulmani e di
ritirare le vostre minacce nei confronti dell’occidente per togliere dalle loro
mani la carta del terrorismo usata da alcuni governo occidentali per odiare
l’Islam e i musulmani”.

L’ex
mujahid libico, che ha partecipato alla nascita di al-Qaeda in Afghanistan,
chiede inoltre lo scioglimento del cosiddetto ‘Stato Islamico Iracheno’ in modo
che la cellula jihadista attiva in Iraq possa ritornare ad essere una semplice
organizzazione armata. “Solo in questo modo – spiega – sarà possibile
ricucire i rapporti con gli altri gruppi della guerriglia sunnita”. Una copia
di questa lettera è stata recapitata al quotidiano arabo ‘al-Hayat’ che l’ha
pubblicata in prima pagina provocando un grosso dibattito tra i seguaci dei
forum islamici in Internet.  Dopo i fondatori della Jama’a al-Islamiya
egiziana, che la scorsa settimana hanno rivelato di aver respinto l’offerta di
Bin Laden di aderire ad al-Qaeda, oggi anche il fondatore del gruppo libico
combattente prende le distanze dal terrorista saudita confermando che esiste a
livello internazionale uno scenario simile a quello iracheno, dove buona parte
della guerriglia ha isolato il terrorismo jihadista che ha dimostrato di essere
fine a se stesso.