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Le armi di distruzione di massa da sempre nel mirino di Al Qaeda

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"Osama Bin Laden mi ha confermato che al-Qaeda è impegnata nella ricerca di armi di distruzione di massa". E' quanto scrive in una lettera inviata ad Ayman al-Zawahiri l'ex capo del gruppo islamico combattente libico, Numan Abu Uthman. L'esponente jihadista di Tripoli racconta di aver partecipato ad un importante summit di al-Qaeda tenuto nel 2000 a Kandahar, in Afghanistan, nel quale Bin Laden ha definito la ricerca e l'uso delle armi di distruzione di massa da parte della sua formazione 'un dovere sharaitico'.

"In quell'occasione ho avuto un duro diverbio con il martire Abu Hafs al-Kumandan - spiega - perché era fortemente impegnato nell'ottenimento di armi di distruzione di massa. Lui voleva usarle per dissuadere gli Stati Uniti ad attaccare l'Afghanistan. Eppure io sapevo che al-Qaeda non ha alcuna visione strategica e che l'avrebbero usata solo per uccidere in modo indiscriminato e non per dissuadere". Secondo l'ex esponente jihadista, se al-Qaeda avesse armi chimiche o nucleari non farebbe altro che aumentare la sua forza distruttrice colpendo in particolare i paesi arabi. "Dopo sette anni da quell'incontro - conclude - sono sempre più forti le mie convinzioni in questo senso. All'epoca avevo detto che provocare gli Stati Uniti si sarebbe rivoltato contro i talebani e che colpire quel paese in modo non convenzionale avrebbe portato all'occupazione di tutto il Medio Oriente e non solo dell'Afghanistan e così è stato".

Oltre a denunciare la possibilità che la rete del terrore islamico possa entrare in possesso di armi chimiche o di altro genere per compiere eccidi di massa ingiustificati, il leader jihadista dissidente si rivolge al numero due di al-Qaeda per criticare, dall’interno, la strategia attuata dal gruppo terrorista. "Caro Dottor Ayman, come vi ho già detto durante un vertice tenuto a Kandahar nell’estate del 2000, l'esperienza dei gruppi jihadisti nei paesi arabi è fallita e nonostante i vostri appelli i gruppi armati si dividono e non si uniscono". E’ chiaro in quest’ultimo passaggio il riferimento messaggio audio diffuso la scorsa settimana sul web nel quale proclamava l'adesione della formazione jihadista libica alla sua rete del terrore internazionale. "Chiedo a te e a chi c'è dietro di te di rivedere il vostro modo di agire - scrive - perché i gruppi jihadisti si comportano molto male con chi la pensa in modo diverso da loro. Vi chiedo di cessare le operazioni armate nei paesi arabi per garantire la sicurezza ai musulmani e di ritirare le vostre minacce nei confronti dell'occidente per togliere dalle loro mani la carta del terrorismo usata da alcuni governo occidentali per odiare l'Islam e i musulmani".

L'ex mujahid libico, che ha partecipato alla nascita di al-Qaeda in Afghanistan, chiede inoltre lo scioglimento del cosiddetto 'Stato Islamico Iracheno' in modo che la cellula jihadista attiva in Iraq possa ritornare ad essere una semplice organizzazione armata. "Solo in questo modo - spiega - sarà possibile ricucire i rapporti con gli altri gruppi della guerriglia sunnita". Una copia di questa lettera è stata recapitata al quotidiano arabo 'al-Hayat' che l'ha pubblicata in prima pagina provocando un grosso dibattito tra i seguaci dei forum islamici in Internet.  Dopo i fondatori della Jama’a al-Islamiya egiziana, che la scorsa settimana hanno rivelato di aver respinto l’offerta di Bin Laden di aderire ad al-Qaeda, oggi anche il fondatore del gruppo libico combattente prende le distanze dal terrorista saudita confermando che esiste a livello internazionale uno scenario simile a quello iracheno, dove buona parte della guerriglia ha isolato il terrorismo jihadista che ha dimostrato di essere fine a se stesso.

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