Le banche europee stiano lontane dal debito sovrano dei propri Paesi

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Le banche europee stiano lontane dal debito sovrano dei propri Paesi

11 Aprile 2012

Solo pochi mesi fa, le banche in tutto il mondo lottavano tra loro per vendere cataste di titoli di Stato europei, che avevano perso valore con lo scoppio della crisi continentale dei debiti sovrani.

Benchè la paura da allora si sia allentata, alcuni segnali di allarme si stanno nuovamente accendendo in Spagna e Italia – le due nazioni considerate più a rischio ‘seconda ricaduta’ – visto che le banche lì si stanno nuovamente mettendo sulle spalle montagne di debito pubblico dei loro governi.

Nuovi dati mostrano che le banche spagnole e italiane hanno acquistato debito per un ammontare record, grazie a quei prestiti da miliardi che la Banca centrale europea ha offerto alle banche a tassi di interesse vantaggiosi durante l’inverno, nella speranza che queste comprassero ancora titoli dai loro stessi governi, per far scendere gli interessi passivi, che in precedenza si erano avvicinati agli alti livelli che avevano obbligato la Grecia ad accettare un salvataggio.

Da Novembre a Febbraio, durante i quali la Banca centrale ha prestato più di un trilione di euro a ottocento banche europee, le banche spagnole hanno aumentato la propria detenzione in titoli di debito sovrano per 68 miliardi di euro, mentre le banche italiane per 54 miliardi, entrambe acquistando in prevalenza obbligazioni nella propria nazione di appartenenza.

Ma mentre gli acquisti hanno spinto giù gli interessi passivi nazionali, e hanno finora permesso a Spagna e Italia di evitare di chiedere ai loro partner europei, come per la Grecia, un’apertura di credito finanziario, l’effetto è stato quello di generare nuovi rischi, legando la salute delle banche al destino dei propri governi.

Questo fenomeno ha suscitato l’attenzione degli analisti. La settimana scorsa, un certo numero di banche, tra cui Société Générale, Barclays e Credit Suisse hanno reso noto le proprie preoccupazioni. In una nota ai clienti, Société Générale riporta che la connessione “tra rischio bancario e rischio sovrano è aumentata”.

Mentre Spagna e Italia si trovano a fare i conti con gli alti e bassi causati da profondi tagli alla spesa e aumenti fiscali mirati a ridurre gli alti deficit, “un ulteriore deterioramento delle notizie sui fondamentali economici [dei due Stati, ndt.] sarebbe particolarmente tossico, ora che le banche hanno aumentato la loro esposizione”, riporta la nota.

La Spagna si sta muovendo più velocemente fuori dall’occhio del ciclone. Con una disoccupazione vicina al 23%, e una disoccupazione giovanile vicina al 50%, il governo del Primo ministro Mariano Rajoy si trova ad affrontare profonde sfide dopo aver introdotto significativi tagli al bilancio. Di fatto, il Paese affronda la sua seconda recessione in tre anni.

Allo stesso tempo, le banche non stanno prestando molto denaro all’economia reale.

“Le banche stanno prestando denaro ai propri governi, ma apparentemente non alle aziende”, ha reso noto Credit Suisse in una nota. Le banche spagnole stanno già gestendo molte ipoteche tossiche dopo l’esplosione della bolla edilizia.

Laurent Fransolet, a capo della European fixed-income strategy alla Barclays Capital, asserisce che gli umori degli investitori sono diventati più instabili e potrebbero deteriorare velocemente. L’analista di Barclays sostiene inoltre che i mercati stanno perdendo l’ottimismo degli ultimi due mesi, e che un’aria di pessimismo sta facendo ritorno.

Le condizioni dell’eurozona non sono così cattive come lo erano solo qualche mese fa. Il Primo ministro italiano Mario Monti ha calmato le preoccupazioni dei mercati, introducendo un piano di rigore da 30 miliardi di euro, inteso ad affrontare un debito pubblico pari al 120% del Pil. Alcuni economisti si aspettano che l’intera zona euro entri in un periodo di recessione mite, in alternativa a quella profonda che si temeva, specialmente ora che l’economia degli Stati Uniti mostra segni di ripresa.

Il mese scorso, Ben S. Bernanke, il presidente della Federal Reserve, e il Segretario al Tesoro americano Timothy F. Geithner hanno dichiarato di fronte al Congresso che le economie europee al centro della crisi hanno effettuato passi in avanti significativi. La Grecia è riuscita a ottenere un secondo piano di salvataggio.

“Negli scorsi mesi, gli stress finanziari in Europa è diminuito”, ha dichiarato Bernanke.

Ma secondo altri analisti, i governi adesso devono convincere con urgenza gli investitori che le politiche messe in campo per rafforzare l’unione monetaria europea, per aumentare la competitività e risolvere i problemi di deficit, sono quelle corrette.

I listini azionari in Europa e a Wall Street sono nuovamente caduti la scorsa settimana, tra una rinnovata preoccupazione sulla crisi del debito europeo, mentre la Spagna non riusciva a trovare acquirenti per circa un quarto dei suoi titoli di stato decennali offerti la scorsa settimana. Il rendimenti sui titoli sono schizzati al 5,86%, gonfiati anche dai timori che un nuovo programma di austerità possa indebolire l’economia. Gli stessi erano scesi a un minimo del 4,6% in Gennaio, quando le banche erano in condizione di usare i prestiti a tasso agevolato della Banca centrale proprio per comprare i titoli di debito pubblico.

Ma è evidente che le banche domestiche smetteranno di acquistare così tanti titoli sovrani quando si interromperà il programma di prestiti della Banca centrale europea. Dal canto loro, la Federal Reserve e la Banca di Inghilterra, che hanno inondato l’anno scorso le loro banche e i propri mercati di denaro a basso costo per stabilizzare il nervosismo proveniente dall’Europa, stanno a loro volta tentando di disabituare le banche all’utilizzo di questi fondi.

Gli investitori esteri – siano essi il governo cinese o banche d’oltremare – hanno recentemente preso le distanze dai titoli italiani e spagnoli. Anche le banche in Francia e Germania si pensa stiano comprando, benchè non in grosse quantità. Mentre entrambi i Paesi hanno già venduto la gran parte dei titoli di Stato emessi per l’anno, la domanda è chi ne comprerà quando altri saranno messi sul mercato.

Altri episodi simili alla volubile asta dei bond spagnoli potrebbero aumentare i timori sul sistema Paese e far schizzare ancora più in alto i rendimenti dei bond, ma forse non oltre al 6,7 per cento che la Spagna ha pagato nel momento più drammatico della crisi.

Qualora dovesse accadere, il problema avrebbe nuovamente delle ripercussioni sulle banche italiane e spagnole e in generale, sull’intero settore bancario europeo, anche tra le banche che si erano liberate di miliardi di euro di debito italiano e spagnolo, ma che ancora ne detengono piccole quantità nei propri portafogli.

“E’ sicuramente preoccupante,” ha affermato Michelle Bradley, analista della European interest rate strategy team alla Credit Suisse di Londra, riferendosi alla detenzione dei titoli di debito italiano e spagnolo concentrati nei forzieri delle banche dei rispettivi Paesi. “Basta vedere come è andata nel caso del sistema bancario greco per farsene un’idea".

In Grecia, la gran parte delle banche erano relativamente sane, e non avevano sofferto lo stesso problema di nazioni come l’Irlanda, dove il crollo del valore dei beni immobiliari e un eccesso di accesso al credito hanno danneggiato il sistema bancario e l’economia nazionale. Ma il continuo arrancare del Governo sull’economia e nella negoziazione sui piani di salvataggio con i suoi partner europei, hanno decimato il valore dei bond greci detenuti dalle banche.

“In Grecia sono stati i problemi dello Stato che hanno influenzato il settore bancario, piuttosto che il contrario,” dice Bradley.

Al crescere del legame tra governi e i loro settori bancari aumentano anche le preoccupazioni. “Abbiamo visto durante la crisi l’effetto negativo di questa scelta”, ha sostenuto Bradley.

(Tratto dal New York Times)