Le bombe di Marrakesh non fermeranno il Marocco democratico

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Le bombe di Marrakesh non fermeranno il Marocco democratico

02 Maggio 2011

È stato un colpo durissimo, ma dal quale il Marocco può e deve velocemente riprendersi. La ferita è profonda e dolorosa ma il popolo marocchino troverà la forza di reagire e di non farsi sfuggire l’occasione delle riforme, che qualcuno vorrebbe allontanare per sempre.

Guardando le immagini dell’attentato di Marrakesh, ho provato uno sdegno senza fine. Ma ora occorre individuare i motivi che stanno alla base di questa ferita inferta al Marocco; il fine ultimo e criminale è stroncare ogni movimento riformista e ogni strada di cambiamento. L’approvazione della rinnovata Moudawana, innovativo codice del diritto di famiglia, la decisione di Mohamed VI di realizzare una riforma in senso costituzionale fa paura a chi vorrebbe mantenere lo status quo.

Le ipotesi che circolano oggi sulla responsabilità del vile gesto sono innumerevoli, tutte plausibili e tutte non plausibili, ma una cosa è certa: chi ha colpito sapeva bene cosa faceva, visto che l’Argana affaccia sulla piazza centrale di Marrakesh e l’incubo terrorismo poteva così espandersi facilmente su tutto il territorio nazionale. Si intravede una mano enigmatica, non definita dietro questo attacco, che di ora in ora assume contorni sempre più inquietanti. Il colpo è alla volontà di futuro, usando quella strategia della tensione che somiglia tanto al periodo buio della storia italiana.

Ora l’imperativo è non scatenare la fobia per la sicurezza, perché sarebbe un’arma micidiale, che farebbe solo il gioco di chi vuole imporre il blocco a tutte le manifestazioni di impeto liberale e popolare. Il rischio di privilegiare una pista rispetto ad un’altra è dietro l’angolo. Quindi occorre valutare a fondo come stanno cambiando gli scenari di fondo di questo attacco e capire davvero chi c’è dietro a questa strage.

Il Marocco deve sfoderare tutta la sua capacità di discernimento e di analisi, perché la longa manus di chi instilla tensione per raccogliere chiusura delle libertà, intravede benissimo che il paese ha oggi un’opportunità irripetibile. La via delle riforme infatti ormai è ben strutturata e questa strage altro non fa se non consolidare la convinzione che solo con radici democratiche forti il Marocco potrà crescere e onorare sempre più la sua tradizione millenaria di “giardino del mondo”, culla di saggezza e di progresso all’interno di un mondo arabo sempre più scosso da problematici moti di rivolta.