Le botte al Down e il processo a Google

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Le botte al Down e il processo a Google

25 Giugno 2009

Ricorderete i quattro idioti che nel 2006 presero a calci un compagno di classe Down. Filmarono l’eroico gesto col telefonino per ‘condividerlo’ online, prima di essere beccati dalla Polizia Postale. Ieri si è aperto a Milano il processo a Google, il motore di ricerca proprietario di You Tube, accusato di aver diffuso il video del pestaggio in Rete.

Per anni e anni, i “googlocrati” ci hanno spiegato di avere una sola parola d’ordine: trasparenza. Era il mito del Motore che offre tutte le informazioni al mondo senza farsi censurare da nessuno, le botte ai Down e gli spogliarelli in webcam, Bin Laden e Paris Hilton. Un supporto neutrale che non si assume grosse responsabilità su quello che pubblica.

Il filmato del pestaggio al Down in Rete c’è rimasto per tre mesi. Con 200 milioni di nuovi video inseriti ogni anno su You Tube c’è poco da verificare se non ti avvertono. I genitori del ragazzo picchiato, però, insieme alla associazione "ViviDown", fecero di meglio che avvertire Google. Dopo aver scoperto la porcata online denunciarono Google per diffamazione.  

Ieri i padroni della Rete si sono presentati in tribunale a Milano. “Non ci sono altri processi simili al mondo”, ha commentato Marco Pancini, lo european policy council di Google. Processare un motore di ricerca – questa la tesi difensiva – è come giudicare i postini che consegnano le lettere. Mica sanno quello che c’è scritto dentro. La difesa ha subito ottenuto un rinvio perché in aula mancava un interprete.

Ma c’è un’altra questione ben più importante. Come mai i difensori di Google hanno chiesto al giudice di celebrare il processo a porte chiuse? Se predichi la trasparenza poi non dovresti chiedere di essere giudicato nell’ombra. In ogni caso il bello di Google è che resta uno strumento grazie a cui la verità viene comunque a galla. Se anche ai giurati del processo di Milano venisse in mente di usare i telefonini per filmare ciò che accade nell’aula del tribunale. E poi caricare il video su You Tube…