Le conseguenze della love story di Sarkò

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Non è bastato il discorso nel quale Sarkozy vantava i meriti della Francia nell’aver rilanciato l’Europa (e i propri nell’aver realizzato una promessa della campagna elettorale) o l’annuncio anticipato del Piano per le banlieues a risollevare l’immagine di Nicolas Sarkozy, che nei sondaggi perde ulteriori punti percentuali in questo inizio di Febbraio.

Di fronte a tale calo (39% di opinioni favorevoli secondo il baromètre Ipsos-Le Point; cioè una perdita di 10 punti rispetto a gennaio), è difficile imputare tutta la colpa a un problema di congiuntura. Essa, per quanto sia difficile ma non inaspettata, non spiega l’ampiezza della caduta. Potere d’acquisto, inflazione e problemi di disoccupazione sono preoccupazioni centrali per i francesi, ma i sondaggi evidenziano come questi ultimi rimangono fiduciosi nella volontà e la capacità di Sarkozy di cambiare le cose nei mesi futuri. Le riforme? Quelle attuate per ora, per quanto abbiano potuto suscitare avvolte malumori, non hanno avuto ostacoli paragonabili a quanto vissuto dai predecessori di Nicolas Sarkozy. Tante promesse aspettano ancora di essere rispettate, ma l’opinione pubblica sembra dimostrare ancora pazienza.

Cio che li insoddisfa maggiormente è invece la gestione del potere da parte di Sarkozy. Ne testimonia il fatto che se la maggioranza nel suo complesso subisce un leggero calo, è sopratutto il presidente a cristallizare le critiche dei francesi. Il suo primo ministro Fillon, invece risale nei sondaggi e raggiunge i 52% di opinioni favorevoli (+ 7 punti). Un andamento mai visto: di solito il primo ministro, più in evidenza nella pratica politica quotidiana, cala nei sondaggi, preludio ad una sua sostituzione.

Dove cercare, quindi, le ragioni di un calo eccessivamente vertiginoso?

La love story di Sarkozy (non a caso la svolta nei sondaggi avviene intorno a natale) e i dettagli sulla sua vita privata in generale infastidiscono, non tanto per il loro contenuto, quanto per il fatto che danno l’idea di un presidente più preoccupato di se stesso che delle sorti dei francesi. A tal proposito, viene più naturale ormai interrogarsi sulla prossima “mossa sentimentale” piuttosto che sulla prossima riforma.

L’ipercentralizzazione elisea e l’ipertrofia sarkoziana insoddisfano quindi gli elettori e non solo. Le critiche non mancano nella propria maggioranza, tra ministri e parlamentari infastiditi dalla mancanza di considerazione nei loro confronti. Un esempio per tutti: il rapporto Attali è stato ampiamente criticato nelle file di una maggioranza lasciata ai margini del processo decisionale ma anche semplicemente legislativo. E non sarà certo la disavventura di David Martinon, portavoce dell’Eliseo vicino a Cécilia, incoronato a Neuilly (ex feudo sarkoziano) dal presidente, e destituo ieri dai suoi collaboratori tra i quali il figlio del Presidente, a rinvigorire l’immagine di Sarko.

La sua impopolarità e la sua gestione delle riforme ricade anche sulle chance dei suoi candidati alle elezioni comunali del 6-13 marzo. Dalle notizie attuali, l’UMP si appresta a vivere una delle più grandi sconfitte se non la più grande, mentre i suoi avversari, pur tradizionalmente ben radicati a livello locale, non si sono ancora ripresi dal 6 maggio 2007.

Quello che si era rivelato, durante la campagna elettorale, un vero maestro nel controllo della propria immagine, è diventato una vittima del proprio talento.

Cio che chiedono i francesi, in fondo, è che la prossima riforma da attuare sia la sua: non essere più candidato ma presidente.

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