Le decisioni di Obama mettono a repentaglio la sicurezza nazionale

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Le decisioni di Obama mettono a repentaglio la sicurezza nazionale

07 Febbraio 2009

Durante la sua prima settimana da Presidente degli Stati Uniti a pieni poteri, Barack Obama ha ordinato la chiusura del carcere di Guantanamo e ha posto fine agli interrogatori dei terroristi da parte degli agenti speciali della CIA.

Sebbene queste azioni saranno senza dubbio apprezzate dalla sua base politica – sono ormai finite le lamentele sulla “presidenza imperiale” –, al tempo stesso rappresenteranno un serio ostacolo per i nostri servizi di sicurezza nel prevenire futuri attacchi terroristici. Con al decisione di impartire tali ordini esecutivi, Obama sta riportando l’America a quell’approccio fallimentare nell’applicazione delle leggi per la lotta al terrorismo prevalente prima dell’11 settembre 2001. Sta inoltre prosciugando le fonti d’intelligence più preziose su al Qaeda, che secondo il direttore della CIA, Michael Hayden, provengono in gran parte dai duri metodi di interrogatorio adottati nei primi anni di guerra.

La domanda che Obama avrebbe dovuto porsi subito dopo la cerimonia di inaugurazione era la seguente: “Cosa succederà all’indomani della cattura del prossimo Khalid Sheikh Mohammed o Abu Zubaydah?”. Ma il presidente ha deciso di agire senza prima convocare per un incontro tutto il suo staff per la sicurezza nazionale, e senza un’analisi giuridica di tutte le opzioni politiche disponibili per affrontare le minacce che incombono sul nostro paese.

Un’analisi di quel tipo avrebbe reso chiaro che il sistema di legislazione civile non è in grado di prevenire gli attacchi terroristici. E’ necessario invece offrire gli strumenti adeguati per garantire un’intelligence vitale, motivo per il quale, sotto il presidente George W. Bush, alla CIA era permesso trattenere ed interrogare i leader di al Qaeda di primo piano. Su indicazione dei suoi consiglieri in materia, il presidente potrebbe aver autorizzato metodi coercitivi di interrogatorio, come quelli utilizzati da Israele e dalla Gran Bretagna nelle loro campagne anti-terrorismo. (Potrebbe persino autorizzare il “Waterboarding”, come ha fatto in tre casi negli anni a seguire l’11 settembre).

Obama ha anche ordinato che tutti i processi delle commissioni militari siano sospesi e che il caso di Ali Seleh al-Marri, l’unico agente di al Qaeda attualmente trattenuto in territorio statunitense, venga riesaminato. Queste decisioni sembrano rappresentare il preludio alla chiusura definitiva delle commissioni militari e al trasferimento dei diversi casi dei detenuti ai tribunali civili degli Stati Uniti, per un procedimento sotto il diritto penale ordinario. I processi delle commissioni militari sono stati utilizzati nella maggior parte delle guerre americane, e le loro norme e procedure sono state definite sulla base della necessità di impedire che le fonti e i metodi dell’intelligence fossero rivelate in udienze pubbliche.

Probabilmente Obama dichiarerà anche che i terroristi sono prigionieri di guerra sotto le Convenzioni di Ginevra. L’amministrazione Bush aveva classificato i terroristi – ben supportata da precedenti legali e storici – come pirati, come combattenti fuori legge che non agiscono per conto di una nazione e che si rifiutano di obbedire alle leggi della guerra.

La CIA ora deve condurre gli interrogatori secondo le regole dell’“Army Field Manual”, che proibisce tecniche coercitive, minacce e promesse, e la tecnica di routine del buon-poliziotto cattivo-poliziotto utilizzata nelle stazioni di polizia di tutta l’America. Obama ha inoltre ordinato che i leader di al Qaeda siano protetti da “oltraggi alla dignità personale” e “trattamenti umilianti e degradanti” secondo quanto stabilito dalle Convenzioni di Ginevra. Il suo nuovo ordine equivale alla richiesta – sotto pena di procedimento giudiziario – di assicurare che gli interrogatori della CIA siano “cortesi”. Le misure coercitive vengono vietate, in modo imprudente, senza alcuna eccezione e senza badare al pericolo che il paese si trova ad affrontare.

Eliminare il sistema posto in essere da Bush significherà non poter più ricevere informazioni dai terroristi di al Qaeda catturati. Ogni prigioniero avrà diritto ad un avvocato (di cui farà senza dubbio richiesta), avrà diritto a rimanere in silenzio, e avrà diritto ad un processo veloce.

La prima cosa che farà qualsiasi avvocato sarà consigliare al proprio cliente di rimanere in silenzio. I KSMs o Abu Zubaydahs del futuro non risponderanno ad alcuna richiesta o inganno verbale – motivo esatto per il quale l’amministrazione Bush si sentiva costretta ad utilizzare misure coercitive in primo luogo. I nostri soldati e agenti sul campo dovranno correre maggiori rischi, data la necessità di fornire prove fisiche al momento della cattura e mantenere una catena di detenzione preventiva che affronti gli standard di un tribunale civile.

Affidarsi al sistema di giustizia civile non solo ci priva degli strumenti più efficaci dei servizi segreti per prevenire futuri attacchi, ma fornisce ai nostri nemici la possibilità di ottenere a loro volta notizie d’intelligence su di noi. Se i terroristi verranno d’ora in poi trattati come normali criminali, i loro avvocati difensori richiederanno con insistenza che il governo fornisca in pubblica udienza tutte le informazioni acquisite sui propri clienti, insieme ai metodi utilizzati da CIA e NSA per ottenerle. Il diritto costituzionale di un imputato di richiedere i dossier del governo spesso obbliga gli avvocati dell’accusa ad offrire un patteggiamento piuttosto che rischiare di rivelare segreti d’intelligence.

Zacarias Moussaoui, l’unico membro della cellula dell’11 settembre arrestato prima dell’attacco, ha trasformato il suo processo in un circo attraverso richieste di questo genere. E’ stato condannato, dopo quattro anni di trattative in udienza preliminare, soltanto perché ha deciso di dichiararsi colpevole. Ora dovremo aspettarci molti altri casi come questo, ma in più la posta in gioco sarà la nostra preziosa intelligence.

E’ da ingenui dire, come ha fatto il presidente Obama nel suo discorso inaugurale, che possiamo “respingere come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali”. Tale ambiziosa retorica significa che dobbiamo concedere ad al Qaeda – un nemico inveterato e votato alla nostra distruzione – gli stessi diritti dei criminali ordinari, al prezzo di perdere intelligence cruciale per far fronte alle minacce future.

Le scelte politiche del governo ruotano tutte intorno alla ricerca del compromesso: e non si può semplicemente fingere che non sia così facendo ampio ricorso alla retorica. Obama sembra aver preso atto della realtà con la sua esitazione nell’interrompere i programmi di sorveglianza elettronica della NSA, o nel fermare l’utilizzo dei Predator – sofisticati droni spia – per individuare singoli leader di al Qaeda.

Ma con le sue decisioni, prese troppo precipitosamente a soli due giorni dall’Inauguration Day, Obama potrebbe aver aperto la porta ad altri attacchi terroristici nel territorio degli Stati Uniti, per aver smantellato uno degli strumenti difensivi principali della nazione.

© The Wall Street Journal
Traduzione Benedetta Mangano

John Yoo insegna legge alla Boalt Hall School of Law dell’Università della California di Berkeley, ed è Visiting Scholar presso l’American Enterprise Institute (AEI) di Washington. Ha ricoperto l’incarico di consulente per gli affari legali del Dipartimento di Giustizia.