Le diverse implementazioni fra Paesi e gli effetti prociclici sulla crescita

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Le diverse implementazioni fra Paesi e gli effetti prociclici sulla crescita

11 Ottobre 2012

Il Comitato di Basilea, nel corso del suo periodico monitoraggio sullo stato di implementazione delle regole di Basilea 3, che entreranno pienamente in vigore dal 2019, ha pubblicato pochi giorni fa un rapporto intermedio in merito all’adozione progressiva dei nuovi standard di vigilanza microprudenziale da parte delle istituzioni creditizie europee.

Nel rapporto vengono esaminati i diversi livelli di implementazione raggiunti in Europa, Stati Uniti e Giappone. Il Vecchio continente si troverebbe in ritardo relativamente agli adempimenti che riguardano la definizione del “capitale ordinario”, da cui discende il calcolo dei parametri patrimoniali, e l’utilizzo – nella concessione dei crediti alle imprese – dei rating standard al posto dei nuovi sofisticati rating interni. Attualmente le banche europee hanno completamente adempiuto ai dettami di Basilea 2 e si trovano regolarmente impegnate nel percorso che porterà alla completa applicazione della nuova normativa di Basilea 3 prevista per il 2019. Proprio per queste ragioni il commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, ha criticato il report proveniente dalla Bri, ritenendolo di “scarso rigore”.

Nel caso del Giappone, dal rapporto risulta che non vi è stato un completo adempimento della normativa di Basilea 2 e che le nuove regole di Basilea 3 sono già state pubblicate in via definitiva. Ciò pone le banche giapponesi su un gradino addirittura superiore alle banche europee per cui attualmente la regolamentazione è nella fase di pubblicazione della bozza di legge.

Se l’Europa e il Giappone risultano sostanzialmente in linea con i tempi di implementazione, lo stesso non può dirsi per gli Stati Uniti. Negli Usa, infatti, il livello di recepimento di Basilea 3 è analogo a quello europeo, mentre non sono stati ancora completati tutti gli adempimenti previsti da Basilea 2.5 relativi alle modalità di valutazione delle cartolarizzazioni.

Questi risultati stupiscono non poco. Nonostante i paesi che non hanno contribuito a generare la crisi economica si siano fortemente impegnati nella definizione e applicazione di normative che tendono a scongiurare una nuova crisi, questo non è accaduto in pieno per gli Stati Uniti, che proprio 4 anni fa vedevano il fallimento della Lehman Brothers e dove ancora non è stato un completo recepimento della normativa precedente.

È pur vero che la vastissima produzione normativa degli ultimi anni rischia di non risolvere alla radice il problema di rendere più stabili i singoli intermediari finanziari e il sistema nel suo complesso, ma è altrettanto vero che le regole vanno applicate da tutti e con le stesse tempistiche. Non si richiedono avanzamenti in ragione di quanto si sia contributo all’attuale crisi. Sarebbe inutile e anche piuttosto difficile da realizzare, tuttavia, visto che queste regole hanno la pretesa di avere portata universale per ogni tipo di banca o paese, anche le tempistiche di recepimento della normativa dovrebbero essere più allineate di quanto lo siano adesso per evitare distorsioni della concorrenza che potrebbero realizzare proprio quelle banche che durante la crisi hanno dimostrato di rappresentare una risorsa preziosa di stabilità e di sostegno per i territori e le comunità.