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Le domande del dopo virus e le paure di ogni giorno

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La pandemia di coronavirus ha cambiato profondamente la nostra vita, forse ci ha insegnato a dare precedenza alle cose che contano, a guardare alla vita con occhi diversi; viviamo in un Paese nel quale in nome del coronavirus, del pericolo del virus cinese – ma guai a chiamarlo Cinese – si è permesso e concesso di tutto. Si è prodotta una paura psicologica che ha creato timori evidenti che ancora oggi quando il peggio sembra passato, stentano a dissiparsi.
Abbiamo interrotto la democrazia, limitato la viabilità, bloccato un intera nazione, senza distinzione, in attesa di poter voltare pagina, lasciarci tutto alle spalle e tornare a vivere come prima. Eppure adesso che il peggio sembra alle spalle, stentiamo a ripartire: niente bottiglie di champagne, né carovane di auto in festa come nel Il Grande Gatsby, né quartetti Jazz a rialzare gli animi di un Paese psicologicamente demoralizzato. Nonostante tutto gli Italiani ancora oggi temono più il futuro che il virus, tutti i dati lo indicano, e questo la dice lunga su quali sono le priorità post-covid per la maggioranza dei cittadini.
Il Covid-19 non è stato solamente un virus, ma anche e soprattutto un’implosione, un vaso di pandora che si è riversato e solo ora mostra tutti i suoi effetti. La paura genera vari sentimenti, e sul tessuto sociale di un Paese – già provato – può provocare strani effetti. Tutti i nodi vengono al pettine, le cicatrici si riaprono e la polvere nascosta sotto il tappeto torna in nuce, e quello che sta accadendo anche in Italia. L’incertezza che anima la maggior parte delle persone è figlia di timori che la crisi post virus sta innescando: un effetto domino che abbiamo già visto in altre occasioni, ma che oggi sembra più massificato e generalizzato in ogni segmento della società.
La carenza di aspettative non giova né sul piano politico, né su quello economico, in quanto se il fattore psicologico è il cardine delle scelte di ogni individuo, allora il pessimismo dilagante nella sua forma di massimo sconforto, rischia di colpire laddove il virus non è arrivato. I dati economici preoccupano proprio perché l’insicurezza delle persone mina le basi stesse della ripartenza dell’economia reale.
In Italia sono tante le ferite aperte e mai cicatrizzate e i tappeti sotto cui è stata tanto abilmente, quanto grossolanamente nascosta della polvere abbondano, e questo non giova nel momento attuale. L’unica via d’uscita appare quella della conciliazione con il proprio passato, quello di fare i conti con quelle ferite, di non voltare più pagina, di sanare quei punti deboli. Ogni Paese è chiamato a farlo, ogni società deve trovare la quadra e guardare con speranza al futuro. L’Italia ha ancora molte prove da affrontare, sfide che attendono dietro l’angolo, ma che possono essere superate solo se essa arriverà libera dal peso delle proprie colpe a quel momento, se arriverà leggera, in modo tale da sprigionare tutta la sua irrequieta e superlativa creatività.
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