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L'analisi

Le femministe tornano in campo, ma sarebbe meglio se non lo facessero

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È trascorsa qualche settimana dalla giornata internazionale della Donna, che quest’anno è passata un po’ in ombra a causa del diffondersi del Coronavirus. Il Presidente Mattarella è intervenuto ricordando l’importanza della presenza femminile negli ambienti lavorativi, soprattutto ospedali e centri scientifici in cui la lotta al Covid-19 si fa più intensa. Nonostante i divieti a formare assembramenti per evitare casi di contagio, in certe zone d’Italia la festa della donna è stata celebrata comunque, come se gli appelli al buonsenso e al rigore morale fossero dei semplici suggerimenti da poter ignorare.

Su molti siti Internet riconducibili ad associazioni o movimenti femministi – si pensi a Scosse.org o al movimento Non Una Di Meno – le donne sono state invitate, almeno formalmente, a scendere in piazza, in barba a quanto era stato previsto dalle istituzioni rappresentative. Per chi avrà il piacere di navigare in rete ed imbattersi nel sito Scosse.org, potrà apprendere come le femministe che in questo filone di pensiero si riconoscono volessero celebrare il loro “8 marzo per resistere” per stroncare un virus che sta dilagando nel nostro Paese. E non si tratta certo del Coronavirus, ma del “virus-patriarcato”. Un virus che si annida nel nostro sub-strato sociale e culturale. L’uomo che ne è portatore sente di poter decidere della vita di una donna perché la ritiene subordinata a lui. Così la controlla, la umilia, la picchia e se non può possederla la uccide”.

Allora, sia ben chiaro: qui non si vuole giustificare la violenza sul corpo delle donne, anzi. Abbiamo già dato testimonianza di come le violenze domestiche siano in aumento soprattutto in questo periodo di quarantena. Ma siamo certi che una netta contrapposizione tra uomini e donne sia davvero auspicabile e dunque funzionale alla risoluzione dei problemi dell’universo femminile? Per rispondere a queste domande prendiamo in considerazione alcuni testi.

Iniziamo citando “Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone” (Solferino) di Lilli Gruber. In questo libro, la conduttrice di Otto e Mezzo suggerisce a tutte le donne di accrescere le proprie competenze e il proprio sapere per sfondare l’inarrivabile soffitto di cristallo. La giornalista altoatesina cita la giovane attivista Greta Thunberg, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde e Nancy Pelosi, tutte personalità che, a suo modo di vedere, sarebbero da prendere come esempi.

Ma siamo sicuri che le donne di oggi ambiscano davvero ad acquisire posizioni di potere al fine di scalzare dalla catena di comando i rivali uomini? Non ne siamo proprio sicuri. Oriana Fallaci, nel suo libro “Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna” (Rizzoli) narra con dovizia di particolari lo svolgimento della vita quotidiana delle donne orientali e lo fa senza esprimere giudizi di merito ma solo curiosità, ironia e desiderio di conoscere un mondo lontano. Nella prefazione al testo in questione, Giovanna Botteri scrive: “Per le donne incontrate nel Sesso inutile la felicità ha molto a che fare con la libertà e poco con il Potere”.

Confermano questo assunto anche i libri scritti da Costanza Miriano, moglie, lavoratrice e madre di quattro figli. Com’è noto, i suoi lavori sono stati molto criticati, sia in Italia che in Europa, primo fra tutti “Sposati e sii sottomessa” (Sonzogno), dove la parola sottomissione non vuol dire cieca obbedienza ai dettami del marito. No, non vuol dire questo. Significa piuttosto onorare un legame d’amore, santificare il sacramento del matrimonio, restare accanto a chi si ama anche nei momenti difficili della vita.

Sempre della Miriano è “Obbedire è meglio. Le regole della Compagnia dell’Agnello” (Sonzogno). In questo testo, la scrittrice racconta le vicissitudini giornaliere degli amici con cui condivide un pezzo di strada, ricordando che gli affanni quotidiani si superano meglio se si guarda a Qualcuno e non a qualcosa. “Giornali e film descrivono la famiglia come un luogo tristissimo, di oppressione. Secondo me la famiglia è soprattutto un posto divertente, e molto ragionevole. Ed è l’unico sistema in cui, a differenza del resto delle situazioni, si fa il tifo perché vinca l’altro”.

Insomma, Costanza Miriano ha certamente il merito di aver dato al nucleo familiare il posto che merita nella società: qualcosa di prezioso da custodire, un gioiello raro da poter ammirare. Famiglia è soprattutto qualcosa che costruisce un Noi, il nostro Noi, il nostro essere insieme.

Le femministe non saranno d’accordo con tutto questo. Pazienza, ce ne faremo una ragione.

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