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Le ipocrisie dei guardoni

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Che vinca o no la sua battaglia legale con il presi­dente Clinton, Kenneth Starr di sicuro ha già un successo da vantare: quello d'aver messo tutto il mondo in fila dietro il bu­co della serratura. Quanto questo sia lecito o rilevante dal punto di vista giurìdico si vedrà: per il mo­mento si è visto solo che dietro a quel buco, il mondo della comu­nicazione globale ci sta a disagio, tappa un occhio vergognoso e con l'altro spia.

Ossia, da un lato, si sprecano lamenti di biasimo per le sconcezze, per i sigari, per le mutandine, per il sesso in di­retta; dall'altro lato, però, nes­suno rinuncia a rincorrere lo scoop, qualche riga in più sul rapporto Starr, l'instant-book, la foto allusiva con Clinton mentre fuma un enorme siga­ro avana... Una bella contrad­dizione mediatica, con la “pruderie” che batte il morali­smo in nome di qualche copia in più (obiettivo più che lecito, ovviamente).

Nella tragedia greca, che trattava principalmente di sangue e potere, il sangue ve­niva versato dietro le quinte per essere poi solo raccontato al proscenio. Dalla quantità di sangue e dalla sua “colora­zione politica”, dipendevano i successivi sommovimenti di potere; che gli spettatori si go­devano in diretta, seguendoli lì sul palcoscenico. Qui, nel caso Clinton, accade il contra­rio: questo dramma di sesso e potere rischia di scadere nel cattivo teatro (o, meglio, hol­lywoodianamente nel cattivo cinema: nessuno vuol credere ai risvolti romantici dell'amo­re di Monica...) proprio perché alla ribalta c'è solo il sesso. E di fronte a questa assenza di buon gusto (da parte del presi­dente, da parte di Monica Lewinsky, da parte di Kenneth Starr) è facile che i mass-me­dia di tutto il mondo rispondano in modo scomposto, am­biguo: un po' bacchettoni nel condannare, un po' furbi nello speculare.

In un'intervista a Dino Martirano del “Corriere della Sera”, ieri, il garante della pri­vacy Stefano Rodotà sosteneva che “Internet si conferma un grande strumento della democrazia perché alla fine gli utenti della rete potrebbero anche orientarsi con un giudi­zio assai severo sul procurato­re Starr... È vero, è esploso l'a­spetto guardone dell'opinione pubblica ma il cittadino guar­done può fare il secondo passo come cittadino che riflette e in terza battuta diventare citta­dino che controlla”. Giustissi­mo. E allora perché scandaliz­zasi, perché reclamare una fo­glia ai fico sui particolari della vita sessuale del presidente de­gli Stati Uniti? Perché fingere, per esempio, di non sapere che l'intento (primariamente poli­tico) del procuratone era pro­prio quello rendere impresen­tabile, scoperta, privata l'im­magine pubblica di Clinton? Perché ignorare le risa di Fidel Castro nel valutare il successo dei suoi sigari o i gridolini di giubilo di Saddam mentre spulcia i segreti del diavolo americano? Il re è nudo: a che serve far finta di non guardar­lo mentre si invitano gli altri a gustarsi i particolari dei suoi orgasmi?

E un trionfo della democra­zia, questa storia del rapporto pubblicato via Internet. Ma di certo è il successo di un opera­zione politica azzardata e ge­niale che molti cercano di ma­scherare in nome della morale e che invece Kenneth Starr ha già stampato nel suo albo d'o­ro. Che dovrebbe essere pub­blicato in appendice agli inser­ti speciali sul “Rapporto” e agli instant-book.

(Tratto da L'Unità)

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3 COMMENTS

  1. un giornale per tutte le stagioni
    “…un po’ bacchettoni per condannare, un po’ furbi nello speculare…” così scriveva l’Unità di chi accusava Clinton. Così come Stalin, padre dei popoli, diventava un satrapo assassino e Kennedy, da guerrafondaio avventurista si trasformava in icona della democrazia ecco il Muro di Berlino, argine ai vizi del capitalismo, assurgere a simbolo stesso della libertà e i ribelli fascisti ungheresi diventare combattenti della libertà. Caro Direttore, a saper dove cercare, nell’Unità c’è tutto e il contrario di tutto. Non si peritano neanche a cancellare le tracce delle menzogne, come faceva Winston Smith in “1984”. Per qualche illuso che le cerca, ci saranno sempre milioni che non le vedono.

  2. Slogans
    “L’utero è mio e me lo gestisco io!” (1977-1978).
    “L’utero è mio e me lo faccio gestire dalla sinistra!” (2011).

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