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Il punto politico

Le “larghe intese” dei finiani sono un film che non vedremo mai

Più che una seria proposta politica sembra un film. Questo, nella sostanza, il commento del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto alla proposta rivolta al premier Silvio Berlusconi dal finiano Italo Bocchino, e risuonata ieri dal sito di Generazione Italia, secondo cui il Cavaliere dovrebbe appellarsi al Parlamento per varare un governo con "un profilo alto e riformatore" formando una coalizione composta dai partiti di Fini, Casini, Rutelli e i moderati-delusi del Pd.

"Sappiamo – ha aggiunto Bocchino, capogruppo di Futuro e libertà – che per Berlusconi questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana, condividere scelte con logiche politiche e dar vita a un esecutivo fatto di ministri politici che darebbero un'altra fisionomia al governo che oggi è semplicemente un ‘Governo del Presidente’. Sappiamo che questa ipotesi gli fa accapponare la pelle, ma è l'unica che ha per sopravvivere alla crisi implosiva che ha aperto da solo".

Secondo il capogruppo di Fli, sarebbe questa l’arma con la quale il Cavaliere riuscirebbe a divincolarsi dalla "trappola" dell’asse Bossi-Tremonti. "Se davvero si andasse a elezioni anticipate – ha poi aggiunto – le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera. In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato da quello che ritiene l'alleato più fedele, aprendo così la strada a un governo Tremonti". Insomma, gli uomini del Presidente della Camera non vorrebbero le elezioni perché in questo modo, sostengono, il Pdl scoprirebbe il fianco per un affondo della Lega. Anche se ormai in molti ritengono che in realtà gli esponenti di Fli, nel caso di una prossima tornata elettorale, ne uscirebbero con le ossa rotte.  

In pratica Bocchino, per mettere fine allo scontro politico in seno alla maggioranza, propone un “auto-ribaltone”, come l'ha definito il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. Un assist, quello del finiano, che però è finito in fuori gioco. Dalla squadra berlusconiana, infatti, Cicchitto ha replicato che "qui non è in ballo né la monarchia aziendale né la democrazia repubblicana ma il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi". Un botta e risposta senza tregua quello di ieri, visto che il capogruppo del Pdl si era già trovato nel bel mezzo di un duello col presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia. Quest'ultimo, dalle pagine di Repubblica, ha auspicato il voto anticipato a novembre o dicembre ma secondo Cicchitto il presidente Zaia non avrebbe considerato l’importanza che – in caso di elezioni – avrebbe il voto al Sud e il peso decisivo che ha il Pdl nel Mezzogiorno.

Ad ogni modo per Cicchitto quelle dei finiani sono state delle "fughe in avanti" che "rischiano di coprire, peraltro in malo modo, la volontà di buttare tutto all'aria", e ancora, incalzando: "I 5 punti proposti da Silvio Berlusconi (i punti programmatici che i ministri dovranno trasformare in provvedimenti da sottoporre al voto, ndr) sono rivolti a tutto il Parlamento, ma in primo luogo a coloro che nel 2008 sono stati votati sotto le insegne della coalizione di centrodestra".

I finiani punterebbero dunque a un fantomatico governo di “larga intesa” per ricomporre le lacerazioni interne al Pdl. Lo confermano le affermazioni del viceministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso, altro finiano doc, che ieri ha ribadito il suo no "a processi alle idee" e auspicato che queste possano "circolare e confrontarsi liberamente nel centrodestra". Secondo Urso a favorire lo strappo con gli elettori non è stata la corrente finiana, bensì coloro che hanno puntato il dito contro Gianfranco Fini con un "documento illiberale", quello con cui alla fine di luglio l’Ufficio di Presidenza del Pdl ha deciso la cacciata del Presidente della Camera.

E qui arriviamo al punto: "Se davvero Berlusconi vuole lavorare a una ricomposizione della maggioranza di centrodestra, annulli la riunione dell’ufficio dei probiviri", ha detto Urso, anticipando la riunione del collegio dei probiviri del Pdl che si riunirà il prossimo 17 settembre per decidere in merito al deferimento di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata. La strategia di Fini sembra quindi quella di voler imporre un dietro-front a Berlusconi sul provvedimento del collegio.

Ma le richieste dalle file dei finiani non si fermano qui. Un’altra è quella avanzata dall’Onorevole Benedetto Della Vedova in merito alla nomina del nuovo ministro dello Sviluppo economico. Secondo il finiano il Governo è in ritardo rispetto alla designazione del ministro, ed è per questo che Della Vedova ha avanzato la candidatura di Antonio Martino, ex ministro degli Esteri e della Difesa che sembra non avere rapporti così idilliaci col premier.

La provocazione di Bocchino appare comunque fin troppo eccentrica se pensiamo ai rapporti fra Udc e Lega. Di fronte alle bordate di Bossi e dei suoi che hanno azzerato l'ipotesi di un'alleanza con Casini, l’Udc ha reagito con fermezza: "Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l'Udc – ha reso noto la segreteria nazionale dei centristi – lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere". "Si svegli chi ha votato questa legge sul federalismo – prosegue il comunicato – che è solo uno spot per la Lega, e chi nel governo viene messo sempre più ai margini dal Carroccio".

Quali che siano le strategie dei transfuga della maggioranza, a mettere fine alle polemiche ci ha pensato subito il leader di Api (Alleanza per l’Italia) Francesco Rutelli che, sentendosi chiamato in causa dalle dichiarazioni di Bocchino, ha subito rimesso in riga il capogruppo dei finiani alla Camera: “Noi siamo all'opposizione e lì rimarremo”, ha detto. Nel frattempo il ministro della Difesa La Russa azzera ogni polemica dichiarando seccamente: "Proposte fantasiose come quella di fare un nuovo governo, addirittura con pezzi del Pd e l’esclusione della Lega, sono davvero inverosimili e testimoniano la confusione all’interno di chi ha deciso di fare gruppi parlamentari autonomi dal Pdl".

In conclusione, chissà che i numeri dei finiani alla Camera rimangano gli stessi, visto l'annuncio del deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio che, intervenuto alla trasmissione Omnibus, ha fatto sapere: "Ho già portato non uno ma due finiani al Pdl, ma per ora non faccio i nomi".  

 

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