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L'intervista

“Le leggi si modificano, le sentenze no”

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da “Avvenire”, di Marco Iasevoli

Gaetano Quagliariello, presidente di Idea e senatore “indipendente” di Forza Italia: cosa c’è in gioco?

C’è un problema che riguarda l’intero Parlamento, a prescindere dalle opinioni di merito. Su un tema del genere a decidere dev’essere il legislatore: lo dice la stessa Corte Costituzionale. Se no sarebbe una sconfitta per le istituzioni democratiche, e questo dovrebbe preoccupare tutti, a cominciare da chi ha a cuore il tema della sovranità.

Perché teme la sentenza della Corte?

C’è un aspetto che riguarda chi è da sempre contro l’eutanasia. L’ordinanza della Consulta si aggancia alla legge sulle Dat, e in particolare alla norma che qualifica idratazione e alimentazione come terapie, aprendo alla morte cagionata dalla condotta attiva di terzi. Avevamo messo in guardia sul contenuto eutanasico di quella legge, e i fatti ci hanno dato ragione. Pur sapendo che i numeri sono sfavorevoli, alla modifica della legge sulle Dat non dobbiamo rinunciare.

I tempi per un’intesa sono stretti…

Una cosa sia chiara: se si fa una legge in Parlamento, tutto sarà in futuro modificabile; se cala la mannaia della Corte la partita sarà chiusa in maniera tombale. Per questo, con tutti i limiti e i rischi del caso, bisogna confrontarsi su una modifica chirurgica dell’art. 580 del codice penale. E’ il campo da sminare per evitare una sentenza terribile e senza ritorno. Se anche dovesse uscirne una legge che non ci piace, potrebbe essere una sconfitta transitoria. Con la Consulta sarebbe una sconfitta certa e senza più rimedio, anche se le ragioni della vita dovessero tornare a essere maggioritarie in Parlamento.

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