Le milizie di Gheddafi perdono Brega e ora i ribelli puntano su Sirte

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Le milizie di Gheddafi perdono Brega e ora i ribelli puntano su Sirte

03 Marzo 2011

In Libia gli scontri tra i miliziani di Gheddafi e le forze ribelli sono ancora in corso. Zawiyah, a 25 km a ovest di Tripoli, è sotto assedio da artiglieria da parte delle forze fedeli al leader libico. Brega è tornata in mano ai ribelli e anche Tripoli prime sacche di disagio hanno incominciato a manifestarsi.

La capitale, la città che tutti pensavano essere roccaforte del clan Gheddafi e delle sue coorti, è stata oggetto di scontri tra manifestanti e miliziani. Tutto partito oggi dalla preghiera islamica del venerdì, nel quartiere di Tajura. Come riporta il New York Times, inizialmente la manifestazione contro Gheddafi avrebbe dovuto aver luogo all’interno della moschea, ma si sarebbe poi allargata anche all’aerea negli immediati dintorni.

Le milizie “blu” di Gheddafi sarebbero allora intervenute per reprimere gli scontri. Il quartiere non sarebbe nuovo a queste forme di dissenso nei confronti del regime. Tajura e il quartiere di Feshlum  sono stati, negli ultimi giorni, scenario di manifestazioni anti-regime prontamente repressi.

Quanto ai ribelli cirenaici del “consiglio nazionale” di Bengasi, dopo aver ripreso Brega – città di terminal petroliferi e di transito e stoccaggio di gas tra i più importante della Libia –  in giorni di scontri con le milizie lealiste del colonnello, sotto i bombardamenti dei jet, le forze di Bengasi sono riuscite a imporre un checkpoint a venticinque km a ovest della cittadina libica. Nel frattempo il presidente provvisorio del "consiglio nazionale" dell’est ribelle, Mustapha Abdeljalil, ha dichiarato di voler muovere guerra al colonnello anche su Sirte, la successiva grande città nella marcia dei ribelli verso ovest. Nel pomeriggio di oggi i ribelli avrebbero conquistato anche la cittadina di al-Uqaylah.

I ribelli sono armati di lanciarazzi, pistole antiaeree e blindati, ma secondo alcuni sarebbero mezzi del tutto insufficienti a contrastare le truppe fedeli a Gheddafi benché dimostrino di saper resistere agli attacchi di terra del colonnello. Il problema dell’insorgenza dell’Est rimane il controllo del governo di Tripoli sull’aviazione.

E’ per questo che i rivoltosi hanno chiesto il sostegno dell’Onu per contrastare gli attacchi. Tutto questo mentre le tre navi da guerra Usa che hanno attraversato mercoledì il Canale di Suez – con a bordo elicotteri, munizioni, mezzi da sbarco e mezzi blindati – si avvicinavano al largo della costa libica e circa 400 marines arrivavano nella base americana di Souda Bay a Creta, pronti a imbarcarsi a bordo delle unità da guerra Kearsage e Ponce hanno attraccato quest’oggi sull’isola greca.

Intanto il presidente della Repubblica italiano, Giorgio Napolitano, ha dichiarato durante un suo intervento alla sede Onu di Ginevra, che “il colonnello Gheddafi deve mettere fine alle violenze”. Da ieri, intanto, è entrato in vigore il blocco dei beni dei sei principali componenti della famiglia Gheddafi e di 20 stretti collaboratori del regime libico.

Oggi il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, da Istanbul ha affermato, riferendosi alle sanzioni, che come Italia, “stiamo applicando esattamente quanto si conviene nelle sedi internazionali, stiamo discutendo in sede europea sugli altri investimenti

In Italia resta l’appuntamento del Presidente della Repubblica il quale ha convocato per mercoledì prossimo il Consiglio supremo di difesa per sviluppare assieme all’esecutivo una strategia sulle rivolte in Nord Africa. Confermato l’incontro dei ministri degli Esteri europei che si troveranno, invece, il 10 marzo a Bruxelles per una riunione straordinaria dedicata alla crisi libica, alla vigilia di un vertice dell’Ue sullo stesso argomento.

Nel frattempo continua l’emergenza profughi in Tunisia, dove migliaia di persone attraversano la frontiera con la Libia. Noto che ieri il Consiglio dei Ministri abbia approvato una missione umanitaria a seguito di una richiesta esplicita del governo tunisino e di quello egiziano.

Oggi il ministro degli interni, Roberto Maroni, ha chiesto che l’Ue faccia più diplomazia e che segua l’esempio dell’Italia. Il titolare del Viminale ha anche cassato l’idea di interventi aerei militari nei confronti della Libia.

La missione, messa in campo ieri dall’esecutivo, contribuirà al rimpatrio sicuro delle persone che ora si trovano nei campi profughi e prevede un campo italiano nel quale fornire pronto intervento di assistenza alimentare e sanitaria. 

Nel frattempo il colonnello dopo aver nominato un nuovo ambasciatore libico alle Nazioni Unite, rilanciato la sua disponibilità ad accettare la proposta di invio di truppe venezuelane in terra libica lanciata dal Presidente Chávez, già ieri prontamente cassata dall’opposizione dell’est di Bengasi.

Il figlio del raìs, Said el Islam, contraddicendo il padre Muammar avrebbe bollato, in un’intervista a Skynews, la proposta del presidente venezuelano non ricevibile: “Sarebbe un po’ come se io propiziassi un accordo nelle Amazzonie”.

Nel frattempo l’Interpol, l’organizzazione internazionale della polizia, ha diffuso un allarme globale nei confronti del leader libico Gheddafi e altri 15 esponenti del suo regime.