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Le nuove regole sulle rinnovabili sono una vittoria del centrodestra

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Uno dei tanti luoghi comuni duri a morire è quello dell’equazione “sinistra uguale ecologia”. Eppure anche in questo campo, con il governo Berlusconi, le cose fortunatamente non stanno proprio così. Il dicastero dell’Ambiente a guida Prestigiacomo, infatti, in questi primi due anni ha saputo riappropriarsi anche di questa tematica e ha agito secondo linee di politica ecologica razionali e moderne, senza fondamentalismi di facciata, sviluppando indirizzi a tutela dell’ambiente e dello sviluppo compatibile.

Un esempio è il Decreto 10 settembre 2010 appunto del Ministero dell’Ambiente che, di concerto con i ministeri dei beni Culturali e quello dell’Economia, ha fissato le Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”. Si tratta di un corposo documento che in sintesi detta le nuove regole alle quali le regioni dovranno adeguarsi, a partire dal prossimo gennaio, per lo svolgimento del procedimento di autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili ed in particolare per assicurare un corretto inserimento degli impianti nel paesaggio, con specifico riguardo agli impianti eolici.

Con questo atto di programmazione si prende atto che la creazione di impianti per la produzione di energia “pulita” è un processo necessario che va guidato tenendo bene a mente che, se da un lato occorre dare certezze di modalità e tempi in quella attività necessarie allo sviluppo della società (anche per scongiurare il noto atteggiamento del Nimby, ossia il not in my back yard), dall’altro ciò va fatto tenendo in alta considerazione la tutela del patrimonio ambientale del nostro paese. E non è un caso che il punto centrale del documento attenga agli impianti eolici a pale poiché si tratta di una questione al centro di molte polemiche.

La produzione di energia dal vento  è una realtà positiva che però presenta anche aspetti nei quali la prudenza è d’obbligo, perché non tutte le energie rinnovabili sono in realtà a impatto zero nella loro globalità e pertanto non sono a priori buone di per sé. Le pale eoliche, ad esempio – necessarie, utili, ma, oggettivamente, ad alto impatto ambientale - rischiano una proliferazione immotivata, come sta in qualche modo accedendo in Abruzzo, giacché la scelta di insediarle nel territorio spesso scaturisce non tanto dalla necessità di produrre nuova energia quanto dal fatto che attraverso esse vi è un (apparente) ritorno economico immediato per le comunità locali e i proprietari dei terreni occupati,mediante l’utilizzo indiscriminato degli incentivi finanziari noti come “certificati verdi”.

Tale atteggiamento rischia di falsare l’analisi generale e obiettiva del rapporto costi-benefici nella realizzazione di impianti eolici. Per avviare una riflessione attenta su un tema così importante, nel mio ruolo di Consigliere regionale del PDL, ho depositato presso il Consiglio Regionale d’Abruzzo un documento che ci impegnerà nelle prossime settimane a dibattere della questione, sollecitando una riflessione ampia sul tema degli impianti eolici.

Il documento muove dalla consapevolezza che occorra, nella nostra funzione di governo della regione, saper fornire risposte sollecite e concrete alle istanze generali che scaturiscono dalla società abruzzese. In questo documento, tra l’altro, si sollecita la Giunta regionale dell’Abruzzo a recepire immediatamente le indicazioni del decreto sopra citato e poi a svolgere un approfondito studio sulle realtà eoliche già esistenti nel territorio.

In tal modo - è l’auspicio condiviso persino da prestigiose associazioni ambientaliste nazionali notoriamente non in sempre sintonia con i governi di centrodestra – si potrà dare corpo ad azioni di governo regionale di sviluppo energetico unito alla tutela ambientale; insomma si potrà agire, si potrà “fare”, in un mondo che comunque deve camminare in avanti, ma con cognizione di causa e scongiurando qualsiasi ombra in un settore come quello dell’energia eolica, che tanto ha fatto e fa discutere.

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1 COMMENT

  1. Le “RINNOVABILI” sono una TRUFFA?
    Per un impianto onshore di 5 MW la remunerazione complessiva è 151 euro/MWh in Italia contro i 60 della Germania, gli 82 della Francia, i 73 della Spagna e i 92 del Regno Unito.

    PAGHIAMO l’energia eolica il doppio della media europea.. ma con metà vento della Danimarca.

    Nessuno fà caso però che in DANIMARCA sono fuori mercato queste “GIRANDOLE“: L’ENERGIA EOLICA DANESE E’ FUORI MERCATO.

    Sarebbe bene che ai vertici politici vi possa trovare spazio “gente” preparata e nello specifico sarebbe opportuno la Prestigiacomo tornasse ad occuparsi a tempo pieno di FINCOE (polo petrolchimico)la sua più comunemente nota “FABBRICA DI MALATTIE”.

    Qui troverete link e dettagliate spiegazioni per quanto sopra citato:
    http://www.pieroiannelli.com/?p=8

    Cordialmente.

    Piero Iannelli

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