Le parole di Erdogan fanno infuriare Berlino

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Le parole di Erdogan fanno infuriare Berlino

13 Febbraio 2008

I rapporti tra Germania e Turchia hanno già subito diversi colpi dall’inizio di quest’anno.

Il primo sussulto si è avuto due settimane fa, quando un incendio divampato in un caseggiato turco di Ludwigshafen è costato la vita a nove immigrati, e per giorni si sono rincorsi i sospetti di un atto doloso a matrice xenofoba.

Dai sospetti non sono stati risparmiati nemmeno i pompieri, accorsi quasi immediatamente sul luogo, ma accusati per diverso tempo di aver agito con colpevole ritardo. Sono servite a poco le parole del sindaco di Ludwigshafen, Eva Lohse, che ha descritto l’accaduto come una delle più gravi tragedie nella storia della sua città.

La comunità turca, molto massiccia soprattutto nei grossi centri urbani come Berlino e Colonia, è al centro di dibattiti sempre più preoccupati da parte della stampa tedesca. Dopo 47 anni dall’ondata migratoria principale, quella turca rimane, ora come allora, una delle comunità peggio integrate di tutta la Germania. Lo conferma tra l’altro uno speciale del Die Zeit, la bibbia degli intellettuali di sinistra tedesca, dedicato ai problemi scolastici degli immigrati. Dietro agli italiani – considerati gli asini per eccellenza dal Die Zeit – figurano i turchi, con l’aggravante delle profonde differenze culturali e religiose che compromettono la riuscita dell’amalgama. Tra i giovani, sono pochi quelli che ce la fanno ad entrare nei licei (i Gymnasia), e ancora meno quelli che concludono un corso di studi universitario.

Il secondo sussulto è arrivato questa domenica, quando una visita del premier turco Erdogan ha gettato ulteriore benzina sul già infuocato dibattito. Erdogan, invitato a Colonia dalla comunità turca locale, ha ricordato che i 5 milioni di emigranti turchi sono parte integrante della Turchia. Ha poi tuonato contro il rischio di “assimilazione” della comunità tedesca, ammonendo i 20.000 spettatori in brodo di giuggiole di non “diluire” le proprie radici e pretendendo scuole per soli turchi.

I toni di Erdogan hanno mandato su tutte le furie i politici tedeschi, che si sono detti indignati dalle dichiarazioni di domenica. E la precisazione, arrivata da fonti diplomatiche, che Erdogan si riferiva all’”assimilazione” e non all’”integrazione” non ha spostato di una virgola le cose: la CSU bavarese ha ufficialmente chiesto di interrompere la procedura per l’ingresso della Turchia nella UE.

Nel frattempo, però, dagli ambienti confindustriali tedeschi arriva un invito ad abbassare i toni: troppo elevati i rischi di compromettere le chances della tedesca RWE, candidata ad entrare come sesto partner nel consorzio per la costruzione e gestione della mega-pipeline Nabucco. La francese TOTAL è infatti già stata esclusa dal progetto per reazione alle insistenze di Parigi sul genocidio degli armeni.

I tedeschi non intendono seguire la stessa sorte, e i turchi osservano sornioni le loro mosse: si ricordano benissimo degli insegnamenti di Nixon. Soprattutto del celebre “when you have them by the balls, the hearts and minds will follow”: prendili per le palle, e vedrai che i cuori e le menti seguiranno.